ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Rimpiango già Phinney

| 09/05/2012 | 18:31
di Cristiano Gatti


Taylor Phinney che va per campi, rientrando in strada mimetizzato di erba e radici come un lagunare in pieno blitz bellico, è l’ultima cartolina della serie noir che il baby yankee sta mandando dal Giro. Tre tappe da leader, tre sinistri: caduta a Herning, caduta con ferita a Horsens, ciclocross per una curva sbagliata nella cronosquadre di Verona. E come risultato finale, la maglia rosa persa. Alle vicende di corsa si aggiungono poi quelle fuori corsa, con il Giro dei pronti soccorsi veneti al rientro in Italia, per farsi ricucire il piede (parere personale: a Verona, dove gli hanno detto di mettersi in coda per ore, si poteva fare di meglio: nel Paese dei privilegi e delle raccomandazioni, abbiamo fatto i rigorosi proprio con il leader del Giro d’Italia. Ma davvero sarebbe suonato a scandalo farlo passare, istituendo sul posto un particolare “codice rosa”?).
Poi dice che la maglia rosa è una festa. Da quando se l’è presa in Danimarca, Phinney ne ha viste di tutti i colori: tutti, fuorchè il rosa. Eppure questo gigante di quasi due metri, che sarebbe ancora nell’età dello sviluppo (diamine, è 1,97, mi può diventare un pivot di 2 metri netti), questo simpatico figlio d’arte cresciuto in Veneto e accasato in Toscana, non ci ha pianto sopra e non ci ha rifilato piagnistei sulla cattiveria della sfortuna. L’ha presa con filosofia, ha saputo persino sorriderci sopra. Anche per questo, è riuscito in pochi giorni a rendersi molto simpatico.
Lo dico da tifoso: tutta la carovana ha ricevuto in pochi giorni una stupenda lezione di vita da un ragazzo nell’età dello sviluppo. A 21 anni, con la giusta dose di autoironia, Phinney ha raccontato a tutti come si possa esercitare il proprio mestiere, nella dura lotta dello sport, mantenendo però il giusto equilibrio e il giusto distacco, assegnando alle cose e agli avvenimenti il giusto posto nella gerarchia dell’esistenza. Abituati ai serioni e ai seriosi dei grandi sport, dove tutto è guerra e dramma, dove ogni parola è pesante come pietra, il sorriso saggio di un giovane 21enne che ha già capito molto della vita, tanto da incassare un rosario di batoste senza perdere il buonumore, resta sicuramente la vera novità di questo Giro 2012.
E già che faccio il tifoso, aggiungo una briscola sfacciata: mi spiace enormemente che Phinney non sia più maglia rosa. In attesa dei grandi giochi sulle grandi montagne, era la faccia giusta per queste tappe d’apertura. Navardauskas sarà certo un bravo figlio, ma non sembra esattamente la stessa cosa. Adesso come adesso, è buono per un concorso dal titolo “Pronuncia giusto il cognome della maglia rosa e vinci grandi viaggi”. In Lituania.
D’accordo che il Giro è l’occasione per scoprire tanti personaggi nuovi. Però c’è un limite. Io comincio a rimpiangere i tempi in cui i Bugno prendevano la maglia sul lungomare di Bari, il primo giorno, e la tenevano fino a Milano. Forse erano più monotoni, ma mi spieghi qualcuno se questa di oggigiorno è meno monotonia.

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COMMENTI
dico la mia
9 maggio 2012 22:36 AERRE56
gentile dottore, desidero farle i miei complimenti. fra tutte le sue frustrazioni, da lei scaricate sul web in questi giorni, questa è la meno paggio. forse prima della fine del giro riuscirà a fare un intervento equilibrato.

io

ps. sulla storia di verona basta. se raccomandiamo non va bene, se non lo facciamo neppure. basta, cerchiamo un equilibrio. mi auguro che anche lei lo trovi da solo, oppure conosco gente che la può aiutare

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