CPA. Il sindacato corridori al fianco di Yoann Offredo
| 01/03/2012 | 08:54 Dopo la sanzione inflitta al giovane corridore francese Yoann Offredo, un anno di sospensione per 3 risposte mancate all’obbligo di trasmettere informazioni sulla sua localizzazione in un periodo di 18 mesi, il CPA (Coureurs Professionnels Associés) ha chiesto udienza all’UCI per parlare apertamente del problema.
Il CPA ha delle perplessità sulle conseguenze devastanti che potrebbero causare questo genere di sentenze per la carriera di corridori ai quali non si può imputare in definitiva che degli errori amministrativi dovuti, nella maggior parte dei casi, all’utilizzo impreciso di un programma informatico o a una gestione non sufficientemente rigorosa dell’uso del proprio tempo libero, che deve essere costantemente comunicato in anticipo.
Il dossier del corridore francese è alquanto inquietante poiché sembrerebbe che il terzo ammanco al regolamento sia dovuto a un errore amministrativo della sua squadra. Infatti partecipava a una prova ufficiale che non era inizialmente prevista nel suo programma e lo staff del suo gruppo sportivo non l’avrebbe comunicato all’UCI. Ciò significa che il corridore poteva essere controllato molto bene durante questa gara..
Certo non si tratta di minimizzare o eludere il rispetto di un regolamento giudicato opportuno e necessario, realizzato per tutti e certamente utile nella lotta contro il doping. Una lotta alla quale il CPA e i suoi membri si sono sempre associati con convinzione.
Tuttavia, il Comitato Direttivo del CPA, guidato dal presidente Gianni Bugno, vuole attirare l’attenzione di tutti gli attori del ciclismo professionistico sul fatto che la gravità della sanzione è percepita come assolutamente sproporzionata se la mettiamo in relazione per esempio a una sentenza di cui potrebbe essere vittima un corridore trovato veramente positivo al controllo antidoping.
Anche se sembra difficile aprire di nuovo il dossier di Yoann Offredo per cercare di alleggerire questa sentenza pesante, il CPA giudica necessario incontrarsi al più presto con l’UCI per dibattere, rimettere in causa e soprattutto modificare certi parametri di questo regolamento. A fin che in futuro si possano evitare ai corridori professionisti questo genere di disavventure ingiuste e crudeli.
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