L'INTERVENTO. In vista dell'Assemblea Straordinaria

| 15/10/2011 | 09:43
Per stigmatizzare il carattere politico della prossima Assemblea Straordinaria della FCI, è diventato luogo comune sottolineare che abbassando il quorum dal 65 al 55% potrebbe diventare possibile un terzo mandato per l’attuale presidente federale.
Avere un presidente federale in carica per 12 anni, dopo che è stato segretario generale per molti anni, quasi un facente funzioni di presidente durante il mandato di Omini, fino ad essere oggi il dirigente più longevo della FCI, beh, se questo dovesse accadere, i casi sarebbero due: o dobbiamo essere tutti orgogliosi di avere tra le nostre fila una persona così straordinaria oppure il ciclismo è una disciplina che non sa innovarsi e che non ha energie per il futuro.
Ma a parte questo, se vogliamo rimanere ancorati alle modifiche del quorum, è bene sapere che qualora ci  attardassimo sul 55% commetteremmo l’errore di non vedere che invece ci stanno proponendo il quorum del 50%+1. E per togliere ogni dubbio alla mia affermazione, basta leggere ciò che sta scritto nel documento approvato dal Consiglio Federale.
Qualora il presidente uscente non raggiunga alla prima votazione il quorum del cinquantacinque per cento dei voti validamente espressi, ed in presenza di almeno altri due candidati, verrà effettuata contestualmente una nuova votazione, alla quale il presidente uscente non potrà concorrere, salvo il caso in cui abbia conseguito la maggioranza assoluta dei voti dei presenti.
Questo significa che, se  alla prima votazione il presidente uscente prende il cinquanta per cento più un voto comunque in presenza di altri due candidati,  parteciperà alla successiva votazione sicuro di vincere perché gli basterà essere rivotato da quelli che lo hanno sostenuto nella prima votazione. Un autentico broglio di democrazia elettorale.
Una norma che il C.F. non avrebbe dovuto nemmeno approvare, perché anche nel caso fosse accolta dalla maggioranza dei delegati, questa sarebbe molto probabilmente bocciata dalla Giunta Coni, che in sede di ratifica, non potrebbe accettare che il quorum fosse inferiore a quello dello stesso Statuto Coni, che prevede appunto una soglia minima del 55%.
A fianco di questa proposta, sfacciatamente elaborata per il “committente”, il C.F. ne ha messa anche una sua, più prudente, quella appunto del semplice 55%,  forse per darsi un tono di sobrietà, in linea con la Statuto Coni. Sapendo però di nascondersi dietro alla classica foglia di fico, perché se alla prima votazione passasse la norma più favorevole, cosa dovrebbe accadere perché la maggioranza dei delegati decidesse di cambiare idea un attimo dopo?
A ben vedere quindi, c’è di che riflettere sul che cosa ci sia effettivamente dentro all’ipotesi di revisione dello statuto federale.

Silvano Antonelli  

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