CONFINDUSTRIA ANCMA. Cristiano De Rosa è il nuovo presidente

| 28/09/2011 | 15:05
Cristiano De Rosa è il nuovo presidente della parte cicli di Confindustria ANCMA. Prende il posto di Paolo Olmo, che per diversi anni ha rivestito l’importante ruolo con grande professionalità e serietà, ma soprattutto seguendo la direzione stabilità dall’Associazione con grande fermezza e trasparenza.
De Rosa, la cui credibilità è riconosciuta da tutti gli associati e dal mondo esterno, grazie all’entusiasmo con il quale conduce il proprio impegno lavorativo, prende il testimone consapevole di dover traghettare la parte cicli verso nuove mete.
“Sono molto felice di ufficializzare il mio incarico - dichiara il neopresidente -. La priorità sarà farmi portavoce di tutte le esigenze e le volontà associative. L’industria sta attraversando un periodo, globalmente, complesso. Se da una parte, dovremo tutelare il nostro grande patrimonio e riaffermare la nostra capacità di eccellenza sul mercato; dall’altra, dovremo iniziare a realizzare una serie di progetti che siano il volano per un nuovo approccio culturale verso la bicicletta. In Italia è importante che la gente riconquisti il piacere di “pedalare” e consideri la bici anche un mezzo di locomozione. Né possiamo, in un Paese come il nostro, trascurare la passione verso uno sport del quale abbiamo scritto grandi pagine».
Sono tanti gli appuntamenti e le riflessioni alle quali Cristiano De Rosa è chiamato. Da parte di Confindustria ANCMA, i migliori auguri per questa nuova avventura. Auguri ai quali si associano la redazione di tuttoBICI e tuttobiciweb e il mondo del ciclismo all’unisono.
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COMMENTI
Lettera aperta al Presidente dell'ANCMA Cristiano De Rosa
28 settembre 2011 16:06 Bartoli64
Spero che la nomina di Cristiano DeRosa alla Presidenza dell’ANCMA risollevi un pò questo settore che, almeno a giudicare da quanto interesse hanno perso le Fiere nazionali dedicate alla bicicletta ed a tutto il suo indotto, sembra in decisa recessione rispetto ai rampanti marchi statunitensi, asiatici ed europei.

Se è vero che il “made in Italy”, ancora oggi, rappresenta l’eccellenza del settore ciclistico è altrettanto vero che la predominanza assoluta dell’Italia nel panorama della bicicletta è ormai un lontano ricordo.

E’ noto a tutti che i grandi marchi italiani investono molto nel marketing ed è anche vero che senso dell’estetica ed innovazione continuano ad essere un nostro segno di distinzione, tuttavia - fatte alcune rare eccezioni – i marchi italiani, molto forti nella “vendita” dei loro prodotti (che si fanno pagare a caro prezzo) NON altrettanto lo sono nell’assistenza post-vendita (il c.d. “customer care” come lo chiamano gli americani).

Non so più neanch’io quante lamentele ho sentito da parte di amici e conoscenti che hanno avuto lunghe diatribe con le aziende italiane (spesso mai risolte) per difetti e/o rotture varie avute con telai, ruote ed altri componenti, cose anche molto evidenti che le case produttrici di casa nostra, però, fanno grossa fatica a riconoscere e sostituire.

Tutto ciò, badate bene, va ad inquadrarsi con quanto un famosissimo costruttore italiano disse ad un mio amico giornalista alcuni anni fa ed al quale riferì che che “con l’avvento dei materiali superleggeri il problema dei resi si era decuplicato”.

Capito bene? Lo stesso costruttore aveva ammesso che la robustezza dei propri prodotti si era sensibilmente abbassata e che riceveva indietro molti più pezzi rispetto a quanto avveniva in passato!

Però provate a rimandare indietro un telaio in carbonio (dal prezzo di svariate migliaia di euro) perchè vi si è crepato, oppure rispedite in fabbrica un sella che vi si è aperta dopo 2 mesi di utilizzo...... vedrete che fantasiose risposte vi daranno per non riconoscere il loro problema, e la più classica è questa: “Strano, è la prima volta che succede”!

Egregio Presidente De Rosa, sono certo che Lei ben sa a cosa mi riferisco e, se vuole che gliela dica proprio tutta, non vedo un gran futuro per le aziende italiane del settore che, sia pur continuando a fatturare milioni di euro, sia pur continuando denazionalizzare le loro produzioni, sia pur aumentando ciclicamente i loro listini-prezzi, quando c’è da riconoscere un difetto (e perdere qualche soldino) rimangono ancora, penosamente, ancorate a concezioni e mentalità da piccoli bottegai di provincia.

Cordialmente.

Bartoli64

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