L'intervista. Il "domani" di Claudio Cucinotta

| 27/03/2011 | 08:54
Claudio Cucinotta, dopo la sua migliore stagione nella massima categoria, si è ritrovato da un giorno all’altro senza contratto. Il ventinovenne di Latisana, ex portacolori della De Rosa Stac Plastic, ci racconta come ha saputo reagire, brillantemente, a quest’evento inatteso.
A ottobre hai appeso la bici al chiodo, cosa è successo?
«Non è stata completamente una scelta voluta. Diciamo che piuttosto di correre in condizioni che non reputo degne di un professionista, ho preferito dedicarmi ad altro. Mi è stato comunicato che la squadra nella quale militavo non mi avrebbe tenuto per il 2011, dopodiché ho cercato senza grande convinzione un'altra sistemazione nel mondo professionistico senza trovarla».
Neanche uno straccio d’ingaggio dopo la tua migliore stagione tra i pro’, non è paradossale?
«Eh, sì. Ovviamente il tutto mi ha fatto rimanere un po' male e mi ha sorpreso parecchio. Nel 2010 su trentotto gare disputate ho collezionato undici piazzamenti nei dieci e due vittorie (al Tour of Japan, ndr), ma a quanto pare questi numeri non sono sufficienti per essere considerato all’altezza. Ho provato per un po’ a sondare il terreno, ma visto che ormai quasi tutte le squadre avevano completato il loro organico, ho iniziato ben presto a pensare alla mia vita senza ciclismo professionistico».
Come ci si trova da un giorno all’altro “a piedi”?
«Non devo più fare centinaia di chilometri con qualsiasi condizione meteorologica, non devo rischiare la vita ogni giorno per strada, non devo comunicare a persone di cui non conosco neanche le facce dove mi trovo in ogni istante della mia vita, il tutto per uno stipendio pari a quello di un operaio. Direi non male, no?»
Alcuni tuoi colleghi sono disposti a pagare per correre portando degli sponsor, altri ricevono molteplici possibilità dopo gravi errori (chiamiamoli così). Che ne pensi di questo ciclismo?
«Non sono uno che ama giudicare, pertanto rispetto (ma non condivido assolutamente) le scelte di alcuni team manager che per far quadrare i conti o per avere maggiore visibilità e possibilità di vittoria accolgono nelle loro squadre corridori dalle dubbie capacità atletiche, ma appoggiati economicamente, o corridori che garantiscono il risultato solo finché “fila tutto liscio”...»
Possiamo dire che “sei caduto in piedi”, grazie ai tuoi studi hai già trovato delle alternative professionali molto interessanti.
«Esatto. Fino all'anno scorso ho alternato ciclismo e studi, proprio perché sapevo che il solo sport non è in grado di garantire una sicurezza economica, se non per poche eccezioni. Nel 2005 mi sono laureato in “Scienze Motorie” e nel 2010 ho conseguito la laurea specialistica in “Scienze dello Sport”, in entrambi i casi all'Università degli Studi di Udine col massimo dei voti. Dal 2003 mi occupo di valutazione funzionale, programmazione dell'allenamento e biomeccanica applicate agli sport di endurance, in particolare al ciclismo. Possiamo dire che nella mia carriera ho sempre fatto il “ciclista a mezzo servizio” poiché ho ritenuto più opportuno crearmi una valida alternativa per il futuro».
Ora quindi concretamente che fai?
«Svolgo la mia attività di preparatore atletico a Udine presso il centro sportivo universitario MediCus, patrocinato dall'Università di Udine, e quella di consulente biomeccanico presso il centro B-Size a San Martino al Tagliamento, in entrambi i casi assieme al mio collega Luca Plaino. Inoltre insegno educazione fisica alle scuole superiori, sono docente di corsi di formazione per direttori sportivi organizzati dalla FCI e sono il direttore del centro pista di Pordenone, dove inizieremo con gli allenamenti dal mese di aprile. Non ho proprio tempo per annoiarmi…».
Continui a uscire in bici?
«Certo. Nel tempo libero che mi rimane, che in realtà è davvero poco, continuo ad allenarmi, soprattutto in mountain bike, la mia vera passione. Mi piacerebbe partecipare a qualche gara di MTB, ma solo per divertirmi, ricercando quindi la vera essenza dello sport. Inoltre esco in bici per sperimentare le metodiche di allenamento che propongo ai miei atleti e per cercarne di nuove: penso sia fondamentale provare prima sulla mia pelle quello che poi andrò a far fare ai ragazzi che alleno».
Segui ancora il ciclismo professionistico?
«Sì, soprattutto su internet e sui giornali, poiché non ho la TV, per vedere come si comportano gli atleti che alleno».
Speri l’anno prossimo di poter tornare a correre?
«Se trovassi un contratto all'altezza delle mie aspettative mi piacerebbe, ma penso sia una possibilità estremamente remota. Per adesso sto bene così: sono meno stressato degli anni scorsi ed economicamente più gratificato. Chi me lo fa fare di tornare sui miei passi?».
Qualche progetto di corsa, a dirla tutta, ce l’hai già in mente…
«Mi do al single-speed, ossia a gare di MTB svolte con bici dotate di un solo rapporto (non fisso). La difficoltà sta nell'affrontare gli ostacoli del percorso, salite ripide e discese veloci, senza la possibilità di cambiare. Un po' un ritorno alle origini del nostro sport…È un'idea bizzarra, nata sempre per perseguire lo spirito goliardico e divertente dello sport, insomma quello che piace a me».
Cosa ti hanno dato cinque anni nel professionismo?
«Tantissimo: mi hanno permesso di confrontarmi con i migliori atleti al mondo e di raccogliere molti dati che mi sono estremamente utili per aiutare le persone che si rivolgono a me per ottenere il massimo dalla preparazione atletica».
Cosa rappresenta per te il ciclismo oggi?
«É parte del mio lavoro, ma soprattutto una grande passione».
Cosa ti auguri per il tuo futuro?
«Di continuare a mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di persone le esperienze e le competenze che ho acquisito in una vita dedicata al ciclismo e allo studio della scienza dello sport. Inoltre mi piacerebbe curare la preparazione atletica di un grande team professionistico».
E per il futuro del ciclismo?
«Che gli attori principali di questo magnifico sport tornino a essere coloro che lo reggono concretamente in piedi, gli atleti e non pseudopolitici o magistrati».

Giulia De Maio

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COMMENTI
Grande
27 marzo 2011 14:07 Biselowski
Cuci....parole sante e sagge, il ciclismo non ha nulla da insegnarti forse è il contrario!!!!

Bravo
27 marzo 2011 17:12 Brambo
Grande QC! Ce ne fossero di addetti ai lavori come te... Buona fortuna per il futuro!

LEZIONE
27 marzo 2011 17:47 stargate
Il ciclismo si è ammalato di "gigantismo", è andato oltre i confini naturali. Troppi soldi, troppi interessi. I soldi vanno a pochi, gli interessi rovinano tutti. Quando un atleta, per correre da professionista, deve portarsi la dote è il crollo. Cucinotta, con questa intervista pacata, con la sua filosofia di vita, ha impartito una bella lezione. Temo, purtroppo, inutile.

La tua esperienza per il futuro del ciclismo
28 marzo 2011 13:07 stc
Cuccinotta , si può definire uno dei pochi ciclisti che ha letteralmente "studiato" con tanto di Laurea in Scienze Motorie per capire come far rendere al massimo il suo fisico con il sacrificio degli allenamenti, ora mette a disposizione queste conoscenze che tutti gli atleti con le debite proporzioni dovrebbero conoscere, proporrei invece di tante regole un bel ESAME DI STATO per ogni prof che passa esattamente come geometri, ingenieri ecc... perchè forse un professionista prima di scegliere strade sbagliate sarebbe meglio che conoscesse a fondo la Metodologia di allenamento. Auguri Cuccinotta e grazie per la tua interpretazione del ciclismo !

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