Bologna, le macchine dal volto umano e la rivoluzione in bici

| 02/02/2011 | 09:01
Al centro della manifestazione Arte e Scienza in Piazza™ è la mostra Happy Tech, macchine dal volto umano ideata e prodotta dalla Fondazione "Marino Golinelli" a cura di Giovanni Carrada e Cristiana Perrella, con la collaborazione di Silvia Evangelisti, che sarà ospitata a Bologna a Palazzo Re Enzo dal 3 al 13 febbraio e in seguito a Milano alla Triennale Bovisa dal 22 febbraio al 31 marzo 2011.
 
Happy Tech, macchine dal volto umano esplora il lato positivo del rapporto uomo-tecnologia, attraverso le opere di artisti di fama internazionale come Tony Cragg, Cao Fei, Martino Gamper, Rainer Ganahl, Candida Höfer, Alfredo Jaar, Thorsten Kirchhoff, Armin Linke, Bruno Munari, Vik Muniz, Mark Napier, Tony Oursler, Pipilotti Rist, Thomas Ruff, Tom Sachs, Bill Viola. Ad ogni opera d’arte sarà affiancato un exhibit scientifico che consentirà di conoscere e provare una tecnologia legata al tema dell’opera.
 
Tra gli artisti in mostra, a Bologna e a Milano, l'austriaco Rainer Ganahl fautore di spericolate performance che lo vedono attraversare in bicicletta contro mano le città del mondo. Ganahl realizzando fotografie, installazioni, video, interviste e seminari sviluppa una riflessione sulla possibilità di migliorare le condizioni di vivibilità dei cittadini, guardando alle tecnologie del futuro e alle energie rinnovabili.
Il progetto che l'artista porta avanti da anni e che complessivamente prende il nome di Bycicling confluisce anche in un manifesto, una sorta di proposta-provocazione nella quale si propone di dividere l'uso delle strade al 50% fra auto e biciclette.
In mostra a Bologna e Milano sarà presente il video Bicycling Roma. Dal Vaticano a Piazza della Repubblica senza ritorno nel quale l'artista è ripreso mentre percorre contro mano le vie della metropoli romana.

«Il manifesto della bicicletta» di Rainer Ganahl
Le città moderne sono state fatte per le macchine. Le città più vecchie no, ma vengono usate come se così fosse, tranne alcune zone pedonali convertite in centri commerciali. Nessuna delle due tipologie urbane accoglie le biciclette.
Negli ultimi anni in certe città si è vista l’introduzione di piste ciclabili. Questo è un buon inizio ma non è affatto sufficiente.
Quello che il Manifesto della bicicletta richiede si può riassumere in una frase: il 50% di tutte le strade di tutte le città dovrà essere riservato alle biciclette e alle biciclette elettriche. Queste piste speciali si dovrebbero chiamare ciclopiste.
Solo le autostrade di alta velocità e le zone pedonali dovrebbero essere esenti da questa regola. Le motociclette o motorini che non funzionano a batteria o che eccedono la velocità di 32 km (20 miglia) all’ora non dovrebbero circolare sulle ciclopiste. Né si dovrebbe permettere l’accesso a pedoni.
Con questa regola non c’è bisogno di chiedere o supplicare la cortesia o il rispetto verso i ciclisti e allo stesso tempo i pedoni non devono avere paura delle biciclette quando mettono piede sulle loro piste, spesso rubate dal territorio pedonale. Le piste ciclabili non appartengono ai marciapiedi e non dovrebbero adornare le strade. Le ciclopiste dovrebbero essere come corsie stradali chiaramente separate dalle corsie automobilistiche e dai marciapiedi pedonali.
La teoria dell’ingegneria del traffico deve riconoscere che i ciclisti (incluso gli e-ciclisti) sono una specie in aumento che non possono essere visti né come pedoni veloci senza legge né come autisti impotenti.
Cosa si guadagnerà e cosa si perderà con una tale soluzione al 50%?
L’introduzione di zone pedonali negli anni 60 e 70 nel nord dell’Europa non fu un’ imposizione facile. La gente era troppo abituata a poter guidare dappertutto e in qualsiasi momento del giorno, ma la realtà dietro gli spazi pedonali è che queste zone di città senza traffico diventarono centri commerciali all’aperto, dando quindi un guadagno economico che giustificò il disturbo al traffico.
Questa logica del centro commerciale spiega perché non ci sono delle zone pedonali rilevanti nelle grandi città americane: mentre spuntarono zone pedonali in quasi tutte le città tedesche, svizzere e austriache, nello stesso periodo il sogno americano portò la classe media sulle nuove autostrade alle periferie proprio accanto agli shopping mall, senza prestare particolare attenzione ai centri di città ormai in decadenza.
Considerando questo precedente, cosa si guadagnerebbe se le strade già esistenti dovessero essere suddivise e condivise con i ciclisti? Di certo non si potrebbe più fare shopping, e forse ci sarebbe ancora meno consumo visto che i ciclisti non hanno un portabagagli o sedile posteriore da poter riempire, ma il guadagno sarebbe un enorme miglioramento della qualità della vita con un 50% in meno di inquinamento e con gente più sana, magra e si spera più felice, che soffre meno di ictus, infarti e obesità.
Se il ciclismo diventasse più sicuro e più efficiente, più gente andrebbe in bicicletta; più sono i ciclisti su ciclopiste sicure, più gente avrebbe il desiderio di   prendere la bicicletta. In questo modo si cambierebbe la percezione della città, scoprendo che può essere attraversata facilmente in bicicletta.
Considerando ciò, le biciclette elettriche – le e-bici – non sono quindi un’alternativa alle biciclette ma un’alternativa alle macchine. Il traffico automobilistico di certo diminuirebbe e il modello di trasporto urbano cambierebbe. Anche il consumo e i costumi alimentari potrebbero cambiare giacché si vedrebbe una rinascita di piccoli mercati all’aperto con prodotti freschi della zona invitando così alla gente a cucinare in modo diverso.
In molte città le biciclette si muovono con la stessa velocità delle macchine o addirittura più velocemente. Se le ciclopiste diventassero una realtà, i tempi di tragitto si ridurrebbero visto che molti sceglierebbero le biciclette o le e-bici. L’uso delle e-bici offre sia ciclismo puro sia ciclismo assistito elettricamente che può garantire una facile mobilità capace di competere con la comodità delle macchine con riscaldamento.
Ciclopiste generose non solo offrirebbero un’alternativa all’attuale realtà ciclistica, spesso pericolosa, ma sarà anche un invito a scendere in strada a chi non usa la bici e anche uno stimolo agli autisti a lasciare la macchina.
Tutto ciò porterebbe  a un sicuro miglioramento della qualità della vita, a un guadagno ambientale e a dei cambi ulteriori alla politica urbana e al trasporto urbano che hanno molto bisogno di essere implementati. Abbiamo bisogno di migliori parcheggi per le biciclette, di bike-sharing e di reti di noleggio di biciclette a buon prezzo in tutta la città.
Il traffico di biciclette e tricicli combinato con la tecnologia delle e-bici si può fare in modo talmente efficace che anche i servizi di grande volume (taxi, piccoli commerci, ecc.) si potranno offrire in bicicletta come accade in Cina e in altri paesi dove si incontrano economie sviluppate e quelle in via di sviluppo. La bicicletta inoltre non è solo un mezzo di trasporto economico che non inquina, ma è anche molto silenzioso.
Con l’implementazione di ciclopiste che condividono con le macchine tutte le strade disponibili, una mobilità agevole in bicicletta garantirebbe una vita più facile grazie a un trasporto economico, molto più sano e che rispetta l’ambiente. Una volta che l’infrastruttura sia implementata, le abitudini cambieranno naturalmente e le persone di tutte le età e di tutte le forme fisiche faranno riscorso alla bicicletta o alla e-bicicletta.
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