Oggi, 31 marzo, ricorre il 6° anniversario della scomparsa di Giancarlo Ceruti, morto per Covid all’età di 67 anni. Presidente della Federazione Ciclistica Italiana per due mandati consecutivi dal 1997 al 2004, Giancarlo Ceruti è stato un passaggio significativo della nostra storia federale. Quello che per primo e di più, al di là dei risultati federali complessivi, si è speso per i temi della sicurezza.
Primo candidato ad inserire questo tema nel proprio programma elettorale, è sotto il suo mandato che nasce la prima Commissione Nazionale Direttori Corsa nel marzo del 1997 e quindi a seguire i corsi di abilitazione delle motostaffette, il gruppo di lavoro FCI-Ministero dell’Interno per le circolari ministeriali (1997 e 1998) per l’introduzione delle ordinanze di sospensione temporanea del traffico e dell’unificazione delle procedure di rilascio delle autorizzazioni. Per giungere infine, nel 2002, alla modifica dell’Art. 9 del codice della strada con l’introduzione delle scorte tecniche e quindi del relativo disciplinare.
Una straordinaria e innovativa fase ancora oggi cemento di gran parte delle norme e delle azioni che la FCI e il Ministero dell’Interno conducono sul tema della sicurezza nelle gare ciclistiche.
Ceruti, uomo dal forte temperamento, intelligente, sagace, portato ad innovare piuttosto che gestire la politica federale. E per questo non accettato da tutti. Persona desiderosa di migliorarsi al punto di conseguire tre lauree una volta dismessi i panni del presidente federale.
Oltre all’indelebile suo ricordo, voglia la ricorrenza essere anche l’occasione per un affettuoso e riconoscente abbraccio a tutti quei dirigenti e militanti del ciclismo portati via anche loro dal triste inverno del Covid, insieme pure a quei tanti medici ed infermieri, di cui una parte volontariamente, ebbero lo stesso destino per amore del prossimo e della loro scelta professionale.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.