È tornato. Bello, elegante, rinnovato, con una storia che sa di passato e di contemporaneità. È tornato il velodromo di Dalmine, con la sua storia, la sua leggenda, il suo fascino asciutto come il cemento spazzato dal vento, che ieri ha accompagnato la rinascita, l’inaugurazione. «anche se «siamo a due terzi dei lavori», come ha precisato il sindaco, Francesco Bramani e come ha riportato questa mattina sul Corriere di Bergamo Donatella Tiraboschi, che scrive: «Per l’inaugurazione completa ci sarà tempo, ma poco importa, perché nella riattivazione dell’impianto, dopo uno stop di due anni, c’è tutta la caparbietà di un’amministrazione comunale che, a suon di investimenti (oltre cinque milioni di euro a opera conclusa), ha dimostrato di tenerci moltissimo».
Il Velodromo è uno dei simboli più veri di Dalmine. Costruito dalla Società Anonima Stabilimenti di Dalmine nel 1926, «venne riattivato nel 1946 in onore del campione del mondo di mezzofondo Elia Frosio (da Sant’Omobono, pistard due volte campione del mondo nel 1946 e nel 1949). Dopo un periodo di declino, ecco una nuova ristrutturazione dell’anello nel 1976 per arrivare fino ad oggi», spiega la Tiraboschi.
Cento anni dopo la vittoria del giovane Alfredo Binda sul cemento del circuito, risorge come una fenice il Velodromo di Dalmine. «Questa resta ancora la denominazione ufficiale, anche se tempo fa qualcuno aveva proposto di intitolarlo al grande Felice Gimondi, idea che potrebbe essere rilanciata perché l’impianto è già molto performante e lo sarà ancora di più quando sarà ultimato. Con un impegno di spesa e fondi del Pnrr per oltre due milioni di euro, sono già stati eseguiti il rifacimento del campo da calcio interno in erba sintetica, il rinnovo dell’illuminazione ed il completo rimessaggio delle tribune».
Fin qui, l’hardware impiantistico in progress, mentre il software, ovvero il cuore pulsante del Velodromo, sarà costituito dall’attività agonistica vera e propria. In particolare quella giovanile, grazie a Lince società sportiva dilettantistica presieduta da Stefano Maldifassi, ingegnere biomeccanico e pluricampione di skeleton.
«Sarà Lince a gestire l’impianto attualmente affidato alla U.S. Mariano, con l’obiettivo di rilanciare la scuola pista. “L’obiettivo — spiega Malfassi — è fare in modo che il Velodromo di Dalmine rientri a fare parte della filiera dei centri impegnati nel progetto di promozione e crescita del ciclismo giovanile”. «La sicurezza nella pratica del ciclismo è più che mai un tema centrale – ha spiegato Cordiano Dagnoni, presidente della Federazione Ciclistica Italiana -. Quanto al Velodromo di Dalmine, si tratta di un’eccellenza assoluta, in termine di partecipazione questo impianto ha sempre dato i migliori risultati».
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