Presso lo stabilimento Pirelli al confine tra Bollate e Paderno Dugnano, il responsabile del settore ciclistico di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) Piero Nigrelli ha illustrato i dati relativi all'andamento del mercato della bicicletta in Italia. In particolare evidenza il calo complessivo del 4% che prosegue la scia della saturazione del mercato, dove infatti a essere in aumento è il volume dell'usato mentre a diminuire maggiormente sono i numeri delle e-bike, dopo il boom degli anni scorsi.
Emerge la difficoltà dei negozi specializzati, schiacciato dalla crisi generalizzata, dalla concorrenza dei canali on-line e dall'invasione incontrollata delle "finte bici elettriche che di fatto sono dei motorini". A ciò si aggiunge una cultura italiana che ancora considera la bici un mezzo di svago, sport e tempo libero, ma non ancora come un mezzo di trasporto analogo a tutti gli altri. Si conferma la tendenza del nostro Paese a essere un grande esportatore, con una bilancia commerciale che si mantiene oltre i 170 milioni di euro all'anno: frutto di un'industria ciclistica che conserva la propria eccellenza, con l'export delle biciclette tradizionali che fa registrare il +11% e l'export della componentistica che tocca il 14,5%.
Tutti i numeri nel dettaglio li potete scorrere ed esaminare nella fotogallery in cima a quest'articolo. Per chiudere la sintetica rassegna, si constata una contrazione della quantità di aziende, addetti diretti e fatturato complessivo dell'industria di settore italiana: ad oggi si contano circa 220 aziende (per lo più PMI), 17mila dipendenti dichiarati e quasi due miliardi di fatturato.
A proposito di costruttori di biciclette e di eccellenze, presente Cristiano De Rosa in qualità di vicepresidente di Confindustria Ancma: «Questi numeri sono dovuti in buona parte alla mancanza di sicurezza, ricordiamoci cos'ha detto Pogacar di recente sul "rischiare la vita" quando ci si allena o si pedala in generale in Italia. Dobbiamo tutti fare qualcosa di più e meglio, a partire proprio da chi come noi produce biciclette, a comunicare e divulgare in modo più efficace i benefici della bici nella vita di tutti i giorni. E lo dico contro il mio interesse, le biciclette dovrebbero costare di meno, altrimenti il mercato italiano non lo ritiriamo più su e diventerà un mercato rionale. Abbiamo il Paese più bello del mondo e tanta gente preferisce andare a pedalare in altri Paesi, dalle Baleari alla Croazia, perché in Italia manca un'adeguata attrattività per il cicloturismo, che potrebbe essere una delle leve più propositive per cambiare la difficile situazione. Per quanto riguarda l'educazione alla cultura ciclistica nelle scuole, oltre che su bimbi e ragazzi si deve agire sui genitori, perché l'odio verso i ciclisti viene coltivato in primis nelle famiglie. Dobbiamo darci una mossa, prendere il toro per le corna e fare sistema per venirne fuori il prima possibile!»
Con lui il presidente Ancma Mariano Roman: «La situazione è complessa, ci sono forti riduzioni a fronte di svariati milioni di euro d'investimenti per cercare di far ripartire il mercato. Personalmente mi preoccupa l'invenduto, i magazzini non diminuiscono e il 2026 si preannuncia altrettanto complesso. A generare tale situazione, tra le altre cose, le infrastrutture deficitarie, poiché il miliardo e due stanziato dal Governo è spalmato sul lungo periodo e non sufficiente. Da non trascurare anche l'incidenza dei continui furti di bici sul disincentivo ad acquistarne. Bisogna fare analisi profonde e prendere contromisure adeguate, per allestire un ambiente che propizi l'uso della bicicletta. Parliamo di un mercato fondamentale per il futuro della nazione. In Austria, per fare un esempio di una città dove sono stato di persona, a Graz dal 1992 hanno la città a 30 km/h e mi hanno fatto parlare non col sindaco o una figura generica dell'amministrazione locale, ma con un responsabile alla mobilità sostenibile...»
Ha partecipato inoltre Massimo Panzeri, presidente di CONEBI ovvero l'omologa europea di Ancma: «L'Italia ha uno svantaggio dovuto alla dimensione relativamente piccola della sua industria. Al di là dell'overstock che arriva dal Covid, si sono aggiunti i dazi americani e un'esportazione da altre aree geografiche con dumping dei prezzi. Ultimo ma non meno importante, nei Paesi virtuosi del centro-nord Europa si assiste a politiche fiscali e incentivi al leasing delle bici, che rispecchiano una cultura e un incoraggiamento complessivo all'uso della bicicletta su tutti i livelli della società. Ci sono politiche industriali legate alla bici, che in Italia mancano.»