Fiorenzo Magni, i 90 anni di un mito

| 07/12/2010 | 08:57
“Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo” scriveva giusto un secolo fa la poetessa statunitense Ella Wheeler Wilcox. Un pensiero che potrebbe essere utilizzato per descrivere in breve la filosofia di vita di Fiorenzo Magni, il “Leone delle Fiandre” che oggi, 7 dicembre, compie 70 anni e li festeggia nella sua villa di Monticello Brianza (Lecco) contornato dall’affetto dei suoi familiari: l’adorata moglie Liliana (“l’ho sposata nel 1947 dopo soli sei mesi di fidanzamento e oggi dopo 63 anni insieme le voglio sempre bene come il primo giorno che l’ho conosciuta”), le altrettanto amate figlie Tiziana e Beatrice, i due generi e i 5 splendidi nipoti.
«Nella mia vita ho dovuto affrontare molti momenti difficili ma sono sempre riuscito a trovare il lato positivo di ogni situazione, non mi sono mai fatto travolgere dalle difficoltà incontrate. Affrontare ogni problema con ottimismo è un grande insegnamento per la vita di ogni giorno e per me lo è stato anche per quello che ha riguardato la mia lunga carriera sportiva».
Questa è la prima riflessione di Magni, che subito ci spiega anche quale effetto fa sentirsi novantenne: «Sono orgoglioso di compiere 90 anni in buona salute e con la mente ancora lucida; tuttavia, a volte mi fa uno strano effetto trovarmi a dei convegni nei quali, guardandomi intorno, riscontro di essere il più anziano dei partecipanti…Purtroppo mi viene da pensare per quanto tempo ancora durerà la mia esistenza, tutto sommato molto felice e ricca di soddisfazioni, anche se mi sono prefisso di tagliare almeno il prossimo traguardo dei 100 anni….».
Una carriera ciclistica eccezionale, da “terzo uomo” (dopo Coppi e Bartali e scusate se è poco) dell’Epoca d’Oro del ciclismo italiano, iniziata da Aspirante nel 1936 e conclusa nel 1956 dopo avere collezionato qualcosa come 160 vittorie tra le quali spiccano 3 Giri d’Italia, 3 Giri delle Fiandre (che gli valsero il leggendario soprannome di Leone delle Fiandre), 3 Campionati Italiani dei Professionisti e 3 Giri del Piemonte: «Le vittorie per me più belle sono state le terze della serie nelle gare alle quali ero più affezionato: il Giro, il Fiandre, il Piemonte e il campionato italiano; del resto 3 è il numero perfetto…».
Un palmarès invidiabile, costruito con tenacia in tanti anni di attività in cui Magni ha battagliato con avversari e nemici di vario tipo, ma durante i quali si è costruito anche dei solidi legami di amicizia come quello, inossidabile, con il grande Alfredo Martini. «Ci siamo conosciuti in occasione delle mie prime corse, nel 1936; il primo piazzamento importante, un 2°posto, lo ottenni proprio alle spalle di Alfredo sul traguardo di una gara svoltasi nell’hinterland fiorentino. Subito nacque tra noi una notevole stima reciproca, un’amicizia che non ha mai conosciuto frizioni o crisi e che si è protratta fino ad oggi; nel 1939 fummo compagni di squadra nell’AC Montecatini e in seguito ci ritrovammo a gareggiare tra i professionisti per molti anni. Alfredo è stato un tecnico impareggiabile e il povero Franco Ballerini, un giovane che ho apprezzato tantissimo e la cui morte prematura mi ha procurato un dolore profondo, mi sembrava il suo degno erede alla guida della nazionale italiana di ciclismo professionisti che anch’io ho avuto l’onore di dirigere».
Molto interessante è il racconto di come il Leone delle Fiandre scelse il ciclismo: «Fu una scelta di vita quasi obbligata. Mio padre Giuseppe, un omone dotato di una forza erculea e alto 1 metro e 90, possedeva una scuderia di cavalli con i quali trasportava materiali di vario tipo tra Prato e la Valle del Bisenzio, ricavandone degli ottimi profitti e tali da garantire a mia madre Giulia e a tutta la nostra famiglia un’esistenza agiata; sul finire degli anni ’30, quando mio padre aveva soltanto 47 anni, un’auto lo travolse a Prato a causa della nebbia, uccidendolo sul colpo e io, che avevo già conquistato il campionato toscano degli Allievi nel 1937 compresi che il ciclismo poteva diventare per me un lavoro gratificante anche sotto il profilo economico; così con immensa tristezza decidemmo di cedere i suoi amati cavalli e l’attività di famiglia».
Eppure i suoi debutti agonistici non erano stati troppo propizi: «Disputai la prima corsa da Aspirante a Incisa Valdarno nel 1936, ma caddi e mi ritirai; anche nella seconda gara fui penalizzato da una foratura, ma alla terza arrivò la prima vittoria. Tra i dilettanti vinsi una ventina di corse e incontrai avversari di rango che poi divennero anche amici come il montecatinese Gino Fondi, il romano Quirino Toccaceli, il pistoiese Serafino Biagioni, il romagnolo Vito Ortelli e, ovviamente, Alfredo Martini».
Con Alfredo Martini condivise la gioia della terza e ultima vittoria nel Giro d’Italia 1955, ai danni di uno sfortunato Gastone Nencini che a due tappe dalla fine del Giro sembrava ormai essere il vincitore della Corsa Rosa 1955: «Non ero affatto rassegnato alla sconfitta e la sera della tappa di Trento, la terz’ultima, in albergo mi misi a studiare il percorso della frazione successiva, da Trento a San Pellegrino e vidi che c’era una discesa definita “ghiaiosa e pericolosa”. Era quello che cercavo e mi venne da esclamare "Domani scappo proprio lì!” provocando la reazione scettica di Martini, mio fidato compagno di squadra nella Nivea. Ma il giorno dopo le cose andarono come avevo previsto e vinsi il Giro meritandomi le lodi di Coppi (che vinse quella tappa), anche se mi dispiacque di averlo fatto ai danni di un bravissimo giovane campione toscano emergente come Nencini. Tuttavia il tempo fu galantuomo e due anni dopo, da diesse della Leo-Chlorodont, ebbi la soddisfazione di poter contribuire in buona misura al successo finale nel Giro d’Italia 1957 di Gastone Nencini».
Fiorenzo Magni ha avuto anche il grande merito di avere procurato allo sport le prime, vere sponsorizzazioni: «Alla fine del 1953 ci fu una grande crisi, causata dall’avvento dei primi motocicli, che travolse le principali industrie costruttrici di biciclette come la Bianchi, la Legnano e la Ganna per la quale io gareggiavo; ebbi così l’intuizione di provare a battermi nelle sedi opportune per far cambiare i regolamenti che impedivano a sponsor extrasportivi di supportare squadre e atleti, in ogni disciplina e  in questa dura lotta che durò tre mesi potei giovarmi dell’importante e incondizionato appoggio dell’indimenticabile presidente della FCI Adriano Rodoni e di grandi giornalisti come Guido Giardini, Mario Fossati, Dante Ronchi e altri; allo stesso tempo intrapresi con successo una trattativa con la famiglia svizzera degli Zimmermann, titolare della nota industria Nivea che all’inizio del 1954 entrò trionfalmente nel ciclismo segnando la fine di un’epoca, poichè si arrivò a una visione moderna della sponsorizzazione sportiva. Questa mia battaglia vittoriosa, di cui vado fiero, risultò molto utile anche alle sponsorizzazioni di altri sport come il calcio e il basket».
E oggi il ciclismo è ulteriormente cambiato, anche per quello che riguarda il suo rapporto con i media: «Non voglio entrare nel merito della lotta al doping, tuttavia dispiace riscontrare certe situazioni. Nel mio studio conservo varie foto: in una sono insieme a Martini, nel 1939, con la maglia dell’AC Montecatini e sembriamo due ragazzini; l’altra è la riproduzione di una pagina della Gazzetta dello Sport con una  grande foto di gruppo al Tour del 1951 nella quale sono immortalato insieme a Coppi, Koblet, Bobet, Kubler, Van Steenbergen e Bartali; sotto alla foto si nota un titolo, scritto in caratteri piuttosto piccoli, che annuncia “Al Milan lo scudetto tricolore”. Purtroppo da allora i tempi sono cambiati…».
Magni segue poco il ciclismo attuale, solo il Giro e il Tour alla televisione, ma da ex-talent scout di successo (uno dei suoi “pallini” fu “Coppino” Guido Carlesi) esprime volentieri alcuni giudizi: «Mi piace parecchio Nibali, è un ragazzo di sicuro avvenire, sarà il nostro uomo di riferimento nelle gare a tappe. Ma come fa ad andare così forte in discesa (il giudizio è di uno dei più forti discesisti del ciclismo italiano di tutti i tempi-NDR), lui che ha un fisico così esile? Evidentemente ha un grande coraggio. Comunque stimo molto anche Ivan Basso».
Proprio in questi giorni per festeggiare il suo 90°compleanno il Comune di Monticello Brianza ha inaugurato la mostra “I 90 anni del Leone”, che si protrarrà fino al 18 dicembre con l’esibizione di cimeli imperdibili come le due bici con le quali Bartali vinse i suoi due Tour, la bici del record dell’ora di Coppi e le biciclette di assi del calibro di Merckx,  Baldini e tanti altri. Gli affetti e l’attività imprenditoriale di grande successo di Fiorenzo Magni lo hanno portato a vivere tra Monza e Monticello Brianza ma la sua regione di origine non la dimentica: «In primavera tornerò a Montecatini e a Monsummano, per il mio consueto ciclo di cure termali: la Toscana avrà sempre un posto privilegiato nel mio cuore».   

Stefano Fiori

LA SCHEDA DI FIORENZO MAGNI.
E’ nato a Vaiano (Prato) il 7 dicembre 1920 ed ha iniziato l’attività ciclistica nel 1936 come Aspirante con l’AC Pratese, vincendo in quello stesso anno 4 gare. 12 le vittorie da Allievo nel 1937, incluso il campionato toscano. Dilettante dal 1938 ha vinto 10 gare in quell’anno, 6 nel 1939 con l’AC Montecatini e 10 nel 1940 (3 promiscue). Professionista dal 1941 con la Bianchi con la quale ha gareggiato fino al 1943 ha vinto 2 gare nel 1941, 4 nel 1942 e 4 nel 1943. Nel 1944 passò al Pedale Monzese, quindi alla Ricci nel 1945 (2 vittorie), alla Viscontea  nel 1947 (2 vittorie) e nel 1948 (5 vittorie tra cui il Giro d’Italia). Con la Wilier Triestina ha vinto 6 gare nel 1949 (1°Giro Fiandre) e 7 nel 1950(1°Giro Fiandre e ritirato al Tour de France insieme alla nazionale italiana per i maltrattamenti subiti da parte dei tifosi francesi sul Col d’Aspin, mentre era in maglia gialla). 13 le vittorie del 1951 (Ganna) con il Giro delle Fiandre, il Giro d’Italia e il campionato Italiano, 10 successi nel 1952(Ganna) con il GP Ciclomotoristico e 2 tappe al Tour; 19 vittorie nel 1953(Ganna) con il campionato italiano, il GP Ciclomotoristico 3 tappe al Giro e 2 tappe al Tour; 12 vittorie nel 1954(Nivea-Fuchs) con il Giro di Toscana, il campionato italiano; 12 successi nel 1955(Nivea-Fuchs) con il Giro d’Italia e 4 tappe al Giro di Spagna e infine 8 successi nel 1956(Nivea-Fuchs) con i Giri del Piemonte e del Lazio. Al Giro d’Italia per 9 volte si è piazzato tra i primi 10 (3 volte 1° e 2 volte 2°, 6 vittorie di tappa in totale), mentre al Tour de France si è piazzato 6°nel 1949 e nel 1952 (7 vittorie di tappa in totale). Ai campionati mondiali si è piazzato 2°a Varese nel 1951, 4° a Zurigo nel 1947 e 4° a Lussemburgo nel 1952. Come direttore sportivo ha guidato i team professionistici della Leo-Chlorodont nel 1957/58 e della Philco nel 1960/62. E’ stato commissario tecnico della nazionale italiana di ciclismo professionisti dal 1964 al 1966.

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