DENTRO IL GRUPPO. Un saluto a Lance e un sogno parigino

| 26/07/2010 | 09:00
Il rompete le righe già ieri mattina, per il dottor Emilio Magni e per Francesco Benvenuti, il nostro massaggiatore, che hanno ripreso subito la via del ritorno verso l’Italia, con due mezzi del team. Con loro anche Nazzareno Berto, che ha riportato a casa il camion officina: per loro niente Parigi, solo una cena e un brindisi finale a Pauillac.
Ultima tappa, ultimi 102 chilometri di saluti. Bello, inteso e sentito quello il mio amico Lance Armstrong, un grande corridore, per me anche un grandissimo uomo. Per lui è stato l’ultimo Tour. Per lui è stato un secondo addio ad una corsa che l’ha reso grande, ma io sono tra quelli che ritengono che Lance ha contribuito con le sue imprese a rendere ancora più grande una corsa immensa. Ieri Lance aveva pensato ad un addio dal profondo senso sociale. Ha provato a partire con una maglia diversa da quella d’ordinanza (rosso-grigia): un completo nero, il marchio Livestrong (la fondazione di Lance) e un grande numero 28 sulla maglia, per sottolineare i 28 milioni di persone che in questo momento combattono il cancro. Il regolamento Uci, però, non autorizza i cambi di divisa e, dopo qualche discussione con il presidente di giuria Francesco Cenere, la RadioShack è stata costretta a fare marcia indietro.
Dopo i saluti, i brindisi e qualche risata, siamo entrati in Parigi. Nel circuito più affascinante del mondo, come sempre stracolmo di gente. Uno spettacolo da brividi, che ogni volta mi sorprende e mi incanta. Sensazioni da Zoncolan, Mortirolo, Alpe d’Huez, Izoard, Galiber e Tourmalet. Tra questi luoghi, tra questi monumenti naturali che fanno grande il ciclismo non può mancare il circuito finale di Parigi, sui Campi Elisi, con l’Arc de Triomphe sullo sfondo. Uno dei traguardi più prestigiosi per i velocisti, ma il traguardo per eccellenza per tutti quelli che sognano un giorno di vincere la corsa più importante del mondo. Su quel podio ci sono salito due volte: secondo e terzo gradino. La voglia di tornare, di risalire ancora quei gradini, magari uno in più, per cercare toccare il cielo, che a Parigi sembra infinito e dal quale si vede il mondo.
 
«Dentro il gruppo», rubrica di Ivan Basso
da Il Giornale del 26 luglio

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COMMENTI
Tour de France
26 luglio 2010 16:06 TIME
Il Tour non è solo forma fisica e basta, bisogna anche non essere sfigati evitando di trovarsi sempre nei guai. Ma questo non significa frenare 30 metri prima delle curve. Possibilità teorica di arrivare almeno fra i primi 7/8 alle cronometro, ma soprattutto essere fortissimi in salita vale a dire predisposizione non solo di salire di potenza, ma anche sopportare cambiamenti violenti di ritmo. Forse si chiede troppo ? …. non di certo !!! … poiché il Tour non lo si vince per caso, occorre almeno 2/3 gregari affidabili e una buona dose di serenità. ( Altri espedienti …. li lascio a disonesti e truffatori ).

chi si accontenta gode!!!
27 luglio 2010 19:32 gass53
Che volete fare........... cè chi si accontenta di una minestrina in brodo o maglio ancora di un BRODINO..........

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