La Stampa. Per Armstrong sospetti e festini

| 04/07/2010 | 13:03
«Tutto qui?». E manco alza una spalla, Lance Armstrong, tanto lo sapeva che il bombardamento stava per (ri)cominciare. E che il Wall Street Journal, mica è un giornaletto francese, avrebbe insistito con i racconti al doping dei suoi vecchi compagni della Us Postal. Questa volta non è solo Floyd Landis, vincitore del Tour 2006 poi svergognato da una provetta. Se ne aggiungono altri tre, e uno potrebbe essere Tyler Hamilton, ai tempi un fedelissimo, finito pure lui nell’alta classifica dei dopati di lusso. Bombardamento made in Usa che arriva al primo giorno di Tour. Peggio (o meglio) di così non poteva cominciare.
Armstrong e il Tour si sono abituati. «Lo sapete che Landis non è credibile!», è la prima risposta. Degli altri tre, però, nulla dice. Prima deve leggere le nuove accuse, perfino festini con coca&pupe nella sua Austin, Texas. E i suoi gregari della Us Postal che si iniettano Epo come tossici abbruttiti, nascosti sul pullman che va alla partenza del tappone di montagna, fermato su una curva con la scusa di un finto guaio al motore. E trasfusioni. E notti passate in compagnia di cerotti che sparano testosterone. Dice Landis: «E’ stata una delle più grosse, complesse e coordinate cospirazioni truffaldine nella storia dello sport».
C’è chi lo sospetta da sempre, ma le prove stanno a zero. Armstrong lo sa e ci marcia sopra. «Da anni, ogni volta che parte il Tour, vengono a galla quelli che vogliono farsi pubblicità. Riportano storie sensazionali, fantastiche e gratuite, raccontate da gente inacidita. Ma è come aprire un cartone di latte scaduto: lo assaggi la prima volta e non hai bisogno di berlo tutto per capire che è una schifezza». Fine di questa puntata, per Armstrong, aspettando la prossima con la prossima smentita. A meno che la magistratura Usa, con il procuratore Jeff Novitzky, non decida che sia arrivato il momento di indagare pure Armstrong.
Il Tour è così cominciato sotto una pioggia fastidiosa, e non solo dal cielo d’Olanda. Dei 198 del "peloton" il numero 92 della Cervélo, lo spagnolo Xavier Florencio, sta già tornando a casa, e Carlos Sastre ha già un gregarione in meno. Furbastro o fessacchiotto, s’è imbottito di vietatissima efedrina, che può aumentare la resistenza alla fatica, ed è stato scoperto dal medico del team. La spiegazione di Florencio, 30 anni, vincitore di una Clasica de San Sebastian, non proprio un pivello, è questa: «Colpa di una pomata contro i fastidi provocati dal sellino. Non sapevo fosse vietata...». Già sentita, Florencio.
Lo spagnolo a casa, meglio evitare i controlli antidoping, e il "peloton" già sui pedali. Quanti Florencio da qui a Parigi? Quante rivelazioni in arrivo dagli Usa e dal Wall Street Journal? Uno come Armstrong non se ne cura, o comunque tale si mostra. Johan Bruyneel, da sempre il suo direttore sportivo, non è messo meglio, gli ex della Us Postal ne hanno anche per lui. Ma al Tour, come ogni volta, partono tranquilli. I controlli ci saranno, ci mancherebbe, ma non sono più affidati ai laboratori di Chatenay Malabry. Per chi volesse sospettare, il laboratorio e l’Agenzia francese diretta da Pierre Bordry non è mai piaciuta ad Armstrong.
Via, partiti, e fino all’ultimo chilometro del suo ultimo Tour il vecchio Armstrong sarà accompagnato da sospetti e dubbi, domande e allusioni. Sciocchezze, per uno che ha battuto il cancro. Sono diventati la sua forza, è diventata la sua nuova sfida. Battere (anche) le voci su doping e antidoping. Ancora un podio a questo Tour, magari in cima, e poi comincerà la sua terza età che non esclude la politica. Fosse italiano potrebbe dire che le pagine del Wall Street Journal sono «rivelazioni ad orologeria», che lo vogliono bruciare. Ma è di Austin, Texas, un cowboy che sa quando scendere dalla sella. E dal sellino.

da «La Stampa» del 4 luglio 2010
a firma Giovanni Cerruti


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