Tra AIGCP e i grandi giri ancora nessun accordo

| 17/04/2005 | 00:00
Le 20 squadre del Pro Tour - si legge in un comunicato stilato dalla AIGCP (Associazione internazionale gruppi ciclistici professionisti), la loro associazione - hanno deciso di restare compatte sulla loro posizione nei confronti dei patron di Giro d'Italia e Vuelta e di non partecipare a queste prove se non verrà trovato un accordo economico sui rimborsi spesa. Continueremo le trattative con RCS - dice l'AIGCP - per il bene del ciclismo. Probabilmente le parti si incontreranno nuovamente lunedì a Bruxelles qualora un accordo non fosse trovato nella giornata di oggi. Il problema, è bene ricordarlo, nasce dalla'ccordo economico raggiunto un anno fa con il Tour de France (che ad ogni modo ha dato appoggio ai due grandi Giri, sottolineando che le squadre che non faranno il Giro non correranno nemmeno il Tour) di 35 mila euro più il 10% di adeguamento. Le squadre del Pro Tour, per venire a correre in Italia e in Spagna, vogliono 60 mila euro. E' chiaro che le posizioni restano lontane. Un esempio: la Discovery andrebbe a correre il Tour con Armstrong a 38 mila e 500 euro e ne vorrebbe 60 per venire senza il texano. Fonti bene informate ci assicurano che in Rcs abbiano risposto tra il divertito aziché no: vi diamo quello che chiedete ma voi ci portare la prima squadra, altrimenti siamo noi a dare una valutazione economica dei vostri team. Ad ogni modo, pensatela come volete, la vicenda è triste e grottesca e non è concepibile che si arrivi a venti giorni dal via di una grande corsa in queste situazioni. Gli organizzatori crediamo che abbiano le loro giuste ragioni e lo stesso i gruppi sportivi, che portano lo spettacolo e hanno diritto ad un giusto riconoscimento di partecipazione, ma in tutta questa vicenda ne esce male il governo centrale del ciclismo, l'UCI, che probabilmente l'ha fatta troppo semplice, pensando di essere ai giardinetti e di decidere con chi giocare. In Italia si sta discutendo da anni sull'accesso alle professioni, sulla bontà degli ordini professionali, invocando l'Antitrust. Verbruggen dovrebbe ricordare che il ciclismo - fino a prova contraria - è sport olimpico, e a regole sportive si deve rifare.
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