La Stampa. Cunego, Ballero e un saluto mancato...

| 08/02/2010 | 09:13
Damiano Cunego ha saputo della morte di Ballerini mentre era fuori in bicicletta, a provare alcuni nuovi modelli da cronometro. E non ce l'ha fatta a continuare l'allenamento.
Cunego, qual è stata la sua prima reazione?
«Di rabbia, perché è assurdo che uno come "Ballero" muoia così. Proprio lui, che era sempre prudente e attento».
Anche lei ha l'hobby dei rally e ha fatto qualche gara.
«E ne avevo parlato spesso con Franco, per questo posso dire che non era spericolato».
Avevate mai corso insieme?
«No, lui era molto più impegnato e bravo di me nei rally. La mia è solo una passione, un divertimento ogni tanto».
Da ciclista Ballerini era un temerario, eppure il destino gli ha teso un tranello in auto, e come navigatore...
«Pilota o navigatore non fa differenza, i rally sono pericolosi. Ma un incidente come quello capitato a Franco chissà quante volte succede senza conseguenze così terribili. Contro la fatalità non puoi combattere».
Quando l'aveva conosciuto?
«Era il 2003, in una corsa in Cina. Lui era già ct azzurro, mi parve una persona gentile e preparata. Non aveva il piglio autoritario di chi comanda. E mi fu subito simpatico».
Che cosa apprezzava di lui?
«Era un uomo di parola, aperto, sempre comunicativo».
Dopo il Mondiale di Varese 2008, lei parve non gradire il 2º posto alle spalle dell'altro azzurro Ballan, come se ce l'avesse anche con Ballerini.
«Proprio in quell'occasione Franco si dimostrò una grande persona. Mi disse che dovevo essere contento per l'argento, che comunque aveva vinto un corridore italiano. E che io sarei stato l'uomo di punta dell'Italia per Mendrisio 2009. Come infatti poi avvenne».
I risultati però all'ultimo Mondiale non sono stati altrettanto esaltanti.
«Ma Ballerini aveva mantenuto la parola e non solo con me».
Con chi altri?
«Chiedete in giro ai corridori se qualcuno ce l'aveva con Ballerini. Tutti gli sono riconoscenti, Bettini, Ballan, Petacchi, Cipollini, Paolini, Rebellin...».
Qualche rammarico, ora che Ballerini non c'è più?
«Sì, non averlo salutato sabato scorso prima del Gp Riva degli Etruschi. Pioveva, faceva freddo, così sono corso via subito dopo la firma. Se adesso penso che non lo vedrò mai più...».
Che cosa sa o ricorda del Ballerini corridore?
«Le sue straordinarie Roubaix. Proprio pochi giorni fa una tv stava riproponendo le immagini delle sue vittorie nel '95 e '98. Così gli ho telefonato per dirgli di guardarle. Mi ha ringraziato e abbiamo ricordato insieme».
Che cosa mancherà al ciclismo e a lei senza Ballerini?
«Franco era un grande ct, ma quello è il meno, se ne farà un altro. A me mancherà la persona, la sua correttezza, il modo di porsi e di parlarti. Cose che nessuno mi ridarà mai».

da La Stampa
a firma di Giorgio Viberti
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