Repubblica. Riccò: torno e sfido Contador in salita
| 15/12/2009 | 21:14 Lo sguardo è sempre quello del "cobra", di quando fissava negli occhi l'avversario. Ma dopo la brutta avventura in cui è precipitato fa di tutto per mantenere un profilo basso. Formigine è terra di tortellini, zampone, culatello e di Riccardo Riccò. Quasi due anni di assenza dalle gare per la squalifica al Tour 2008 (scadrà nel marzo prossimo). Il Cera, l'epo di terza generazione; la presunzione (erronea) di farla franca. Poi quel drammatico 17 luglio 2008: lo stop ad un Tour dove aveva già conquistato il palcoscenico con due vittorie di tappa dopo il secondo posto al Giro; l'arresto dei gendarmi francesi, la notte in "garde a vue", guardato a vista come un delinquente comune. Poi il processo sportivo e la condanna. Il mattino di una carriera folgorante, accompagnata da un carattere guascone, che diventa subito sera. Banalmente dopato, come tanti. "Eri al settimo cielo e quasi senza accorgertene ti ritrovi sotto terra. Ma è dopo, il momento più duro. I mesi successivi, quando vedi che tutti, soprattutto i finti amici e gli opportunisti, ti voltano le spalle".
Dove si trova la forza per reagire? "Nella famiglia, nella tua donna, la mia si chiama Vania, negli amici, quelli veri, quelli con cui giocavi a pallone a scuola. Mi sono venuti a prendere a casa e mi hanno rimesso in bici". Un po' imbarazzante spiegare loro quello che è successo. "Fino ad un certo punto. Loro sanno com'è il ciclismo. Un po' se lo immaginavano, un po' ho spiegato io". Mai pensato di segare la bici? "Mai. Non avrei mai smesso, anche senza gare. Dopotutto anche io ho diritto ad una seconda chance". Perché finisci nel doping? "Perché vuoi sempre di più. Vuoi dimostrare alla gente che sei il più forte. Non ti accontenti. La gente, i tifosi ti osannano: è bellissimo. Poi ci sono i giornali, le tv. Se vinci, sei un eroe. Diventa facile cadere". Però ci vogliono la mentalità giusta e un entourage che ti incoraggia a farlo. "Parli con un amico, senti di quel dottore che dicono sia bravo a non farti beccare. Ti dici: perché non provarci?". Parla quasi senza emozioni... "Però star fuori è durissima". Cos'ha detto alla Procura del Coni? "Tutto quello che dovevo dire". Non teme che adesso il "plotone", dove regnano omertà e ipocrisia, gliela faccia pagare? "Corrermi contro? Se in salita non ne hai, puoi correre "contro" quanto ti pare... ". Saranno le montagne la sua vendetta? "Non è facile staccare tutti, ma penso di tornare forte e competitivo come prima. O forse migliore". Migliore? "Da gennaio ad oggi ho fatto trentamila chilometri. Uscite di 8/9 ore, con 3.500-4.000 metri di dislivello, come un tappone del Giro o del Tour". Ma le corse sono un'altra cosa. "Vero, ma penso ancora di poter dire la mia". Avrà di fronte Contador e un certo Armstrong. "Ma è Contador il vero fenomeno. A cronometro va come Cancellara e in salita... mah, forse proprio in salita è battibile". Dove la prima sfida? "Anche al prossimo Giro, se la mia squadra, la Flaminia, sarà convocata". E Armstrong? "E' tornato per nostalgia, ma credo che Contador non lo consideri un pericolo". Dovesse lanciare un messaggio ai giovani? "Direi che mi è capitata una brutta disavventura. Che con le regole di adesso non si possono più fare errori. Che si può vincere anche vivendo da seri professionisti. Il ciclismo è così: anche un solo successo cancella cento sconfitte".
CERTO CHE UNA PRIMA PAGINA DI REPUBBLICA MIGLIORE LA SI POTEVA SCEGLIERE
volareeeeeeeeeeeee2
15 dicembre 2009 23:10gass53
Oggi deve essere la giornata dei volantiiiiiiiiiiii.
mi pare che star fuori gli abbia fatto un baffo!!!!!
MA STAI CALMINO E TRANQUILLO CHE E' MEGLIO..............
che vergogna
16 dicembre 2009 07:54biciclando
Certo che queste notizie non aiutano certo il ciclismo!I giornali farebbero bene a parlare di ciclismo vero ........................
Che sfrondatezza!!!
16 dicembre 2009 08:55santo
A Ricco' manca proprio l'UMILTA',sin da junior (non dimentichiamo il passato) era sbruffone e nonostante ora che e' stato smascherato continua ad esserlo. Mi stupisce che sia ancora spazio per certa gente,andava radiato,tra un po di tempo tornera' a fare quello che ha sempre fatto !! prendere in giro gli amanti veri del ciclismo . Altro che dare un'altra possibilita', ormai sia lui che gli altri suoi compagni di doping non ci prenderanno piu' in giro.
L'umiltà è la corona di tutte le virtù...
16 dicembre 2009 09:22The rider
Io fossi in Riccò imparerei a volare più basso possibile, conscio che la gente non dimentica affatto il passato, ovvio che è giusto dare anche a lui una seconda (ma non di più) possibilità.
Non so poi in gruppo come possano reagire a questa sfrontatezza, appunto ricordando il recente passato di Riccò....
Maurizio Ponti.
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