Il Resto del Carlino. Basso c'è, gli altri lavorano per il russo

| 25/05/2009 | 12:57
Mezz’ora di brividi in un’afa insopportabile: a regalarla è un Basso di nuovo in formato lusso. Aspettando l’esamone di oggi a monte Petrano, annunciato da giorni come una sorta di giudizio universale, l’ottimo Ivan comincia ad alzare i giri del motore: due colli dell’Appennino romagnolo gli bastano per prendere il largo e seminare lo scompiglio. Come un grande attore che dà il meglio di sé anche in un teatro di provincia, suona la sveglia al Giro: lodevole iniziativa e lodevole anche il risultato, perché a restare indietro è l’intera nobiltà della corsa. Sarebbe la trappola giusta per spingervi sua altezza serenissima Denis Menchov, che sulle montagnette si ritrova in fretta senza scorta. Come non detto: per non sbiadire la sua maglietta rosa, al russo basta restare a guardare gli avversari, perché a costruirgli la più comoda delle difese è proprio chi dice di voler farlo cadere dal trono.
Giornata da agguati, si diceva della tappa romagnola: se alla fine va davvero così è perché c’è in Giro un grande Basso che prova a scuotere la corsa dal torpore. Non è un merito da poco: proprio lui, che da una corsa senza montagne vere ha soltanto da rimetterci, si tira su le maniche e procede col lavoro sporco. Su monte Casale accelera un paio di volte per capire come stanno i compagni di viaggio e al terzo colpo di gas fa il vuoto: gli resta accanto Garzelli, varesino come lui e come lui intenzionato a cambiar davvero i connotati al Giro. Insieme mettono sulle spalle agli avversari il peso di un minuto, ritardo che su percorsi simili ha le sembianze di una mezza voragine. E’ il modo con cui Basso prova a preparare la sua personalissima riscossa, cucinando nello stesso tempo gli avversari: miglior aperitivo, il tappone di monte Petrano non potrebbe avere.
E invece. Succede che ad organizzare la rincorsa non sia la maglia rosa, ma i suoi avversari più diretti. Menchov è così tranquillo che potrebbe salire e scendere i colli romagnoli con una sigaretta in bocca e un bicchiere di champagne in mano: tanto, a preoccuparsi di rincorrere quel discolo di Basso, così cocciuto da non voler aspettare la tappa del giorno dopo, sono gli altri. Rivali a parole fino alla partenza, ma puntualmente amiconi in corsa. Spiega Di Luca, un altro al quale fa difetto la freddezza quando è ora di lasciar fare Menchov: ‘Nel finale un po’ di amici li avevo: gli amici si fanno per strada, chi non li ha vuol dire che non se li è saputi  fare’. Sarà anche vero, ma qui non è un discorso di alleanze, bensì di lucidità: non serve un premio Nobel per capire che, quando l’uomo in rosa viene attaccato, tocca a lui per primo difendersi. Che succeda il contrario è un brutto segnale: rivela un Giro in cui chi dice di vuol vincere fa di tutto per perdere.

da Il Resto dl Carlino - QN
a firma di Angelo Costa
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COMMENTI
DI LUCA
25 maggio 2009 13:15 ale63
DAVVERO INCOMPRENSIBILE L'ATTEGGIAMENTO DI DI LUCA... COSI' FACENDO, MENCHOV HA IL GIRO GIA' IN TASCA!! ALE

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