Nove Colli: Paolo Alberati l'ha provata per voi

| 22/05/2009 | 12:47
Paolo Alberati, ciclista ex professionista, scrittore e giornalista, ha provato per noi il percorso della Nove Colli che calcherà da concorrente domenica. Tra colli e fatica, lo spaccato di un territorio che si appresta ad ospitare il passaggio della mitica Gran Fondo.

RICOGNIZIONE SUL PERCORSO NOVE COLLI
Sai che il Barbotto è il punto chiave.
Le tre di un pomeriggio caldo di maggio che sembra di luglio. Lo affronti con rispetto quasi reverenziale: stanno stendendo il manto di asfalto nuovo, le ruote si incollano, si "incatramano" come si dice in gergo da corridore. La Nove Coli quando passa non lascia indifferenti neanche le amministrazioni comunali. Specialmente in tempo di elezioni... Ad ogni modo mobilita tutta la popolazione, il tessuto sociale, quello economico. E ciclisti vengono da ovunque per vivere la magia di quel giorno. Insomma torniamo sul Barbotto. Caldo torrido, sembra quasi estate appunto, tu pedali, sudi, respiri profondo e "rispetti" la fatica che questa salita ormai mitica ti fa fare.
Corta, aspra, va su a strappi, ma mitica. E cosa succede? Mentre la goccia di sudore ti scende, alla tua destra, sotto l'ombra di un pergolato costruito ad arte, tirano di bocce. Il pallino schizza, la boccia va a punto, sale l'urrah. Tu fatichi sotto il sole. Loro giocano a bocce sotto l'ombra, bottiglia di birra ghiacciata alla mano. E' proprio vero, questa corsa taglia, fende, penetra il tessuto sociale delle colline romagnole. Per un giorno ne diventa testimone felice e privilegiato. L'occhio del corridore che lento scala le 9 salite sa carpire, se il cuore lo accompagna, e portarsi via dentro, a casa, per un giorno, per sempre tutto il sapore della Romagna vera, quella delle colline che degradano al mare. E di questo tessuto sociale il corridore ciclista ne è parte importante. Tanti, tantissimi sono quelli che incontri lungo la strada. Tutta gente del posto, appena usciti dal lavoro inforcano la bici e scavalcano i colli.
Ma a partire dall'inizio, dal chilometro zero, come sarà questa corsa? Veloce, frenetica e adrenalinica nei primi 25 chilometri. Poi ecco in rapida successione le prime tre salite. Sono tre "prove" rivelatrici, ti dicono se potrai arrivare davanti o no. Si corrono "nascosti" nel gruppo, coperti, al riparo. Solo la picchiata dal Ciola su Mercato Saraceno avrà un po' adrenalina addosso, ma le salite si fanno di conserva. Poi la scossa: la picchiata nella piazzetta di Mercato saraceno, il passaggio radente nel salotto della cittadina ove quando passeremo in corsa noi, i  vacanzieri domenicali si saranno appena svegliati, seduti al bar, per prendere il caffè. Poi dal Barbotto in poi ci sarà selezione vera. Lì si decide chi sta davanti, chi dietro. A quel punto si va avanti con lo stilicidio delle energie. Se attacchi, o vai così forte che vai all'arrivo, o ti bruci. Altrimenti, meglio ancora, devi correre con tanta testa, saperti nascondere, mangiare, bere, pedalare agile, salvarti. Essenziale non saltare i rifornimenti, bere e mangiare ad intervalli regolari. Se non lo fai, piano piano ti spegni come una candela, rimani a secco di acqua anche solo per dieci chilometri e sei fritto. E poi soprattutto, siccome non puoi portarti dietro il mangiare per 200 km, devi avere "pazienza" di organizzarti uno o due rifornimenti anche solidi lungo il percorso: o ti fermi o te lo passano al volo amici tuoi, insomma però devi provvedere a non saltare il "pranzo volante". Fondamentale porsi degli obiettivi intermedi nella gara. Tenere duro sin lì, poi alla salita successiva, poi a quel falsopiano... Insomma bisogna continuamente "ragionare" anche tra sé e sé: in corsa ti aiuta a mantenere la concentrazione che in una gara così lunga, e che ti chiama sempre ad essere in prima fila, inevitabilmente ha buchi, vuoti, cali. L'ultimo il Gorolo, ove finiscono le salite, ma non la fatica, perché poi nel pomeriggio dal mare soffia vento e anche un alito, in faccia al corridore che è dalle 6 del mattino che pedala, è faticoso come un vortice di sabbia nel deserto. Se si può, il finale è bene non farlo da soli. O aspetti chi ti segue, o raggiungi chi ti precede, ma presentarsi da soli negli ultimi 20 chilometri non serve a nulla. E' semplicemente fatica inutile. Infine l'arrivo sul mare. Fatica finita, una volata che non serve probabilmente. Sì perché a quel punto non sarà la posizione di classifica a determinare vinti o vincitori. Ma solo finirla, una gara come la Nove colli, è un successo.

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