Il Giornale. Vince il più forte e il Giro diventa più bello

| 22/05/2009 | 09:07
Caro diario, dall'Italia dei bikini e dei barbecue, delle Cinque Terre e dei mille ombrelloni, sbuca improvvisamente un Giro bello e divertente. Lo dico tirando un grande sospiro di sollievo, affacciato a picco sul mare, in uno degli angoli più struggenti della penisola. Sì, visto da qui, dopo la stupenda cronometro balneare, il Giro appare finalmente uno spettacolo commestibile, alla portata di tutti i palati, anche dei più esigenti. Lo riconosco quasi con euforia, perché temevo fortemente che il bel gioco qui cominciasse e qui subito finisse. Invece, dopo sessanta chilometri massacranti contro il cronometro, tutto si sistema nel migliore dei modi: il gioco davvero qui comincia, ma per fortuna qui non finisce. Ce lo trascineremo anche nella terza settimana, se mai con una rabbia ancora più rabbiosa per come questa settimana fatidica, storicamente la più pesante e la più decisiva del Giro, sia questa volta priva dei leggendari palcoscenici dolomitici. Dannazione.
Però qui mi fermo subito, perché almeno adesso dobbiamo goderci il momento più alto del Centenario. Tutto sembra adeguarsi all'armonia dei luoghi. Tanto per cominciare, in maglia rosa abbiamo il migliore, e questo nello sport è sempre un evento fondamentale. Inutile specificare che si chiama Denis Menchov, il russo di 31 anni che ha già vinto due Vuelte, è già arrivato terzo al Tour, e che qui al Giro non ha ancora sprecato una sola energia. Non a caso, si è fatto vedere solo in due occasioni, le due più importanti: sull'Alpe di Siusi, dove ha vinto, e ora nella megacrono, dove rivince e dove si prende la maglia rosa. «Sono solo all'inizio del lavoro - dice con questa sua inconfondibile gnagnera, che curiosamente fa molto pescatore ligure -, il difficile viene adesso. Ma voglio questo Giro, e farò di tutto per vincerlo. La maglia rosa, intanto, è per il mio gregario Horrillo».
Forte in salita, forte a cronometro, è di fatto il campione medusa: non si vede mai, neppure controluce, ma quando compare è già troppo tardi, perché lascia ustioni dolorose. Basta guardare gli effetti della megacronometro: gli avversari sono tutti segnatissimi. Eppure, spostando lo sguardo verso la classifica generale, subito si comprende perché oso comunque parlare di Giro finalmente bello e divertente. La medusa rosa ha alle calcagna un grandioso rivale italiano, quel Di Luca che perde la maglia, ma che comunque si difende in una gara non sua, riuscendo così a puntare le future tappe con famelico ottimismo: da qui a Roma, ne ha almeno quattro disegnate su misura, a cominciare da quella di domani a Bologna.
Non è comunque il caso di fare già i conti della serva: adesso la questione fondamentale è che un grande italiano possa ancora tentare l'impresa contro un grande straniero, secondo il più classico copione dei Giri più belli. In questo caso, addirittura, gli stranieri sono due: oltre al russo, c'è in gioco anche un americano, quel Leipheimer che di fatto esautora Armstrong dal trono a stelle e strisce.
Caro diario, ci sono un russo, un italiano e un americano: sembra l'inizio di una barzelletta, è l'inizio del Giro. A me piacerebbe che finisse proprio come le barzellette del ramo, con l'italiano che con una furbata se li impacchetta amabilmente. Ma stavolta non sarà così semplice. Soprattutto, ci sarà molto poco da ridere. Per vincere questo Giro, Di Luca dovrà lavorare tantissimo di scaltrezza. Per fortuna, è la sua dote migliore. E non è la sola fortuna che si ritrova: dalla sua parte gioca la terza settimana più facile che un organizzatore di corsa a tappe abbia mai concepito. Credendo di omaggiare Armstrong, alla lunga Zom il Patron si ritrova ad aiutare Di Luca, confermando che le cose migliori gli vengono quando non le pensa.
Caro diario, ultimo appunto per gli espertissimi del Giro. Prima che cominciasse, raccontavano Armstrong come un superfavorito. Dopo le prime tramvate su mezze salite, hanno dovuto tacere per qualche giorno. Ma è bastato vederlo davanti nella discesa dal Turchino, e sottolineo discesa, per risentirli in coro alla vigilia della crono. Cipollini: «E se nella crono Lance guadagnasse un paio di minuti?». Luca Gialanella, capociclismo La Gazzetta: «Arriva la tappa che tutti temono: occhio a Lance» (titolo interno: Armstrong ha in mente la prima impresa). Fabio Bordonali, team manager di Di Luca: «A me quello che fa veramente paura è Armstrong». Auro Bulbarelli, team Rai, guardandolo in corsa: «La posizione sembra quella dei tempi buoni». Per la cronaca: Armstrong corre la migliore crono possibile, per un anziano reduce di tanti Tour. Ma non c'è nessuna impresa. Ma è sempre lo zio inquartato di quell'Armstrong. Ci si capisce: ognuno è liberissimo di esprimere opinioni. Ma se gli espertissimi continuano a dire allegre bischerate, giù al bar Sport siamo tutti autorizzati a sentirci espertissimi.

da Il Giornale
a firma di Cristiano Gatti
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