Il Giornale. Una crono da Tour che vale tutto il Giro

| 21/05/2009 | 17:02
Caro diario, alla tappa numero dodici, finalmente possiamo parlare di cose serie. Dopo i simpatici giochi di prestigio del Mago Zom, che è riuscito a spacciare per tapponi alpini le scanzonate escursioni con epilogo-thrilling in discesa, questo è di fatto il primo giorno del Giro d’Italia. Sulle strade incantate delle Cinque Terre, a picco sul mare, si corre una cronometro mostruosa di sessanta chilometri. Nemmeno il Tour de France, che pure con il cronometro ci va sempre giù pesante, oserebbe tanto. Ha osato il Giro, perché il suo patron Zomegnan doveva pur convincere Armstrong a portarsi in Italia, oltre al testimonial della ricerca medica, anche il corridore. Il pacco dono sembrava perfetto, alla vigilia: sterminate con accanimento chirurgico tutte le montagne leggendarie del Centenario, distribuite qua e là tappe minestrina per non turbare la terza età del campione, ecco la megacronometro personalizzata, nella speranza che lui sistemasse tutta la questione in un giorno solo, come faceva una volta.
Come sempre, la realtà s’incarica però di cambiare le cose in corsa. Armstrong riesce a perdere minuti anche nelle scampagnate (per la cronaca: non ricordo un Giro con sole salite da 25-30 all’ora). Così, il regalone delle Cinque Terre finisce in altre mani, queste davvero liete di sfruttarlo a dovere. Leipheimer, Menchov, Sastre, Rogers: sono i superspecialisti del tempo che sicuramente quest’oggi infieriranno sulla concorrenza. La speranza, per noi italici, è molto elementare: sarebbe già molto che il nostro Di Luca rosa riuscisse a limitare l’entità della bancata. Il desiderio, forse l’utopia, sarebbe addirittura che il minuto e venti del suo vantaggio in classifica gli bastasse per tenere la maglia. Fosse anche per un secondo solo. Ce la facesse, davvero il Giro demontanizzato del Centenario diventerebbe suo, perché da qui a Roma resterebbe una sola tappa temibile (Monte Petrano, nelle Marche), assiene però ad altre tappe ideali per le sue doti di scattista rifinitore (Bologna, Blockhaus mutilato per neve, Vesuvio).
Che altro, in questa giornata inaugurale del Giro 2009? Caro diario, sono sincero: I have a dream, io ho un sogno. In questo sogno vedo un Basso finalmente libero di scatenare tutta la forza e tutta la voglia che ha accumulato in due anni di purgatorio, quella forza e quella voglia che finora ha potuto mostrarci soltanto sull’Alpe di Siusi (la salita meno ridicola), e che poi si è sempre visto mortificare nelle discese disseminate lungo il percorso dal perfido Mago Zom. Basso non è uno specialista, ma è un campione che ha gambe: in una cronometro così lunga e così dura, su e giù per borghi e villaggi d’Italia che il mondo ci invidia, potrebbe persino sorprendere. Lo so, è solo un sogno. Ma siamo qui anche per sognare. Forse, soprattutto per sognare.
Caro diario, prima di cominciare il Giro vero, lasciami però prendere nota del prologo che lo introduce: sul lungomare di Arenzano, sfreccia ancora una volta Cannonball Cavendish, l’inglese prodigio dell’Isola di Man che qualche chilometro più giù, a Sanremo, in primavera aveva già stupito il mondo intero. Il suo derby rosa con Petacchi va sul 2-2. Oggi sono pari. Ma credo che nel domani ci sia solo lui: di Cavendish, ne nasce uno ogni vent’anni.

da Il Giornale
a firma di Cristiano Gatti
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