Repubblica: «Fuentes, lo scandalo insabbiato»

| 06/03/2009 | 13:08
In un ufficio del tribunale di Madrid, sotto una sottile coperta di polvere, ci sono ventuno faldoni di atti giudiziari. Intercettazioni, interrogatori, analisi, report. Documenti che solo due anni fa avrebbero potuto cambiare la storia dello sport e che invece oggi vengono chiamati da tutti, in tribunale, "el cadaver": il cadavere. È quanto resta dell'Operacion Puerto, l'inchiesta della Guardia Civil che nel 2006 portò alla luce il più colossale giro di doping della storia. Se qualcuno facesse l'autopsia di quell'inchiesta scoprirebbe che non è morta di morte naturale. Ma che è stata assassinata. Le è stato tolto l'ossigeno - cioè i soldi - ed è stato fatto sparire il sangue, letteralmente. Che qualcosa si fosse inceppato nella grandiosa macchina investigativa che tra il febbraio e il maggio 2006 portò all'arresto del dottor Eufemiano Fuentes, un ginecologo noto soprattutto come mago dell'Epo, il tenente della guardia civil Enrique Gonzales lo capì quasi subito, quando si rivolse al giudice Antonio Serrano per chiedere il permesso di perquisire la casa di Fuentes alle Canarie. Operacion Puerto era già sui giornali, ed era chiaro che gli investigatori avevano imboccato la strada giusta. Per questo Gonzales stentò a credere alla risposta che si sentì dare dal giudice: "Non possiamo, non abbiamo i soldi". Gonzales sapeva che nello studio alle Canarie, il dottore aveva un pc con i dati dei suoi clienti, e altre sacche di sangue, oltre a quelle già sequestrate dopo l'arresto. Materiale che conduceva a quello che ormai anche tutti i giornali davano per scontato: da Fuentes non ci andavano solamente i ciclisti, ma anche calciatori, tennisti, cestisti e quelli dell'atletica. La Guardia Civil aveva trovato importanti tracce nelle intercettazioni telefoniche e seguiva un paio di piste che portavano ai vertici della Liga. Il ciclista spagnolo José Manzano, incriminato, l'aveva confermato: "Da Fuentes io personalmente incontrai una delle star della Liga". In un'intervista ad un periodico la star dello spettacolo Jonny Halliday raccontò di essersi rigenerato grazie alle trasfusioni fatte in uno studio suggeritogli dal suo amico Zidane. Agli inquirenti servivano i riscontri, però. E questi erano da Fuentes, alle Canarie. Ma Serrano bloccò tutto. Erano cominciati gli anni d'oro della Spagna sportiva. Il paese si identifica nei suoi eroi, nel Real di Capello, Zidane e Raul, in Nadal, in Alonso. Che bisogno c'era di rischiare di distruggere quel castello di emozioni? Così appena comparve la parola Liga nell'inchiesta, tutto si fermò davanti a un problema giuridico "insormontabile": il doping, al tempo, non era un reato penale. Uno scoglio fino ad allora sempre brillantemente aggirato ma che da quel momento in poi divenne pietra tombale. E l'inchiesta si fermò. Dal maggio 2006 in avanti - tra chiusure e riaperture formali - il procedimento non ha compiuto un solo passo in avanti. Facendone anzi molti indietro. Del più drammatico di questi si è avuto notizia solo oggi quando si è capito che delle circa 250 sacche di sangue sequestrate a Fuentes (il numero è approssimativo perché, altra anomalia, nessuno si è mai preso la briga di inventariarle) più di un centinaio sono andate perse o si sono deteriorate. Nessuno saprà mai se quelle sacche appartenevano a qualche ciclista o altri sportivi. Così come nessuno saprà chi pagava le prestazioni di Fuentes: nessuno è mai andato in Svizzera a chiedere informazioni sul conto Ubs del dottore. Oggi, l'indagine è stata per l'ennesima volta riaperta, ma si tratta di una riapertura solo formale che porterà, forse, alla condanna di Fuentes ma che non farà un solo passo in avanti. Anche volendo, e la volontà è ancora tutta da dimostrare, sarebbe impossibile. Non solo a causa del deterioramento organico del sangue. Ma anche perché mancano altri tasselli fondamentali, come i computer sequestrati a Fuentes nella prima fase dell'indagine: non sono mai stati "aperti" né clonati: il loro contenuto o è andato perduto o è stato inquinato. E tanto per non correre rischi, Gonzales e i suoi uomini sono stati trasferiti ad altri incarichi. Oggi fanno convegni sul doping, in giro per l'Europa. da Repubblica a firma Eugenio Capodacqua e Marco Mensurati
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COMMENTI
VERGOGNA!
6 marzo 2009 14:10 ale63
E POI, I MAFIOSI SAREBBERO GLI ITALIANI.... ALE

FINALMENTE!!!!!!
6 marzo 2009 17:42 trentiguido
SONO CONTENTO CHE FINALMENTE QUALCUNO, E IN QUESTO CASO UN GIORNALE MOLTO IMPORTANTE COME LA REPUBBLICA, HA PUBBLICATO UN ARTICOLO DOVE SI PARLA DI MOLTE LACUNE DI QUESTA INCHIESTA E MI DOMANDO PERCHE' NONOSTANTE TUTTO VENGA SEMPRE E SOLO ACCOSTATA AL CICLISMO. E NON MI RIFERISCO CICLISMO ITALIANO, O DI ALTRE NAZIONI MA SOLO AL CICLISMO? FORSE QUALCOSA CHE NON TORNA C'E'?......SPERIAMO SOLO NON SIA TROPPO TARDI!!!! Trenti Guido www.guidotrenti.it

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