Sostengono che “una bicicletta può cambiare una giornata, tante biciclette possono cambiare una comunità”. Spiegano che “se per molti di noi andare in bicicletta è un passatempo, per qualcun altro può essere un’opportunità: raggiungere la scuola, incontrare gli amici, spostarsi più facilmente, avere maggiore autonomia”.
Si chiamano Pedala Diritto: “E’ un progetto di turismo responsabile, sociale, lento ed eco-sostenibile, che viaggia su percorsi non convenzionali. Ma è anche attivo fisicamente e attivista per i diritti umani. È una nuova idea di turismo, alla ricerca di esperienze autentiche a contatto con le persone, che mira a creare relazioni interpersonali che stimolino la permanenza nei luoghi e il desiderio di tornarci. Viaggiando lentamente ci proponiamo di creare momenti di condivisione, sia con chi si vuole unire a noi lungo il viaggio, sia con le realtà che andiamo a incontrare. Ci piace ascoltare le belle storie umane che animano il territorio e la cultura italiani. Per promuovere il turismo sostenibile viaggiamo con mezzi di trasporto che rispettano l’ambiente, cioè in bici o, all’occorrenza, con il treno. Utilizzeremo i contatti e le informazioni raccolti durante i nostri viaggi per generare una mappatura delle realtà attualmente attive in Italia e una guida multimediale sul turismo responsabile”.
Sede a Novara, soci e sostenitori dovunque, iniziative varie (anche in rassegne cinematografiche e incontri letterari) e partecipazioni eventuali (anche al Festival del ciclista lento, a Ferrara), dal 4 al 7 gennaio 2027 Pedala Diritto sarà nei campi profughi saharawi di Tindouf, in Algeria, per il Sahrawi Solidarity Summit 2027. “Andremo per lasciare biciclette da noi acquistate, insieme all’attrezzatura per aggiustarle. Abbiamo chiamato questo progetto ‘A gift of independence’, un regalo di indipendenza, perché per noi la bicicletta è libertà, autonomia, indipendenza e ci piacerebbe poterne regalare un po’ anche agli altri”. Per riuscirci, però, ci vogliono soldi. “L'obiettivo è raccogliere 3mila euro ed è per questo che abbiamo lanciato la cara vecchia colletta”.
Perché proprio i campi saharawi? Le motivazioni sono tante, le parole d’ordine: curiosità, solidarietà, conoscenza, rispetto e speranza. Angela: “Ho deciso di partire con questo gruppo perché sono curiosa, perché non ho mai pedalato nel deserto e perché vorrei vedere negli occhi di queste persone la luce di chi non ha mai rinunciato alla libertà e all’indipendenza e abita da 50 anni nei campi profughi, nei dintorni di Tindouf. All’interno dei campi profughi ci sono scuole, un giardino idroponico (tecnica di coltivazione fuori suolo, in cui la terra è sostituita da argilla espansa, fibra di cocco, lana di roccia...), musei e cinema, e noi vorremmo costruire una piccola ciclofficina perché la bicicletta è il simbolo di quell'indipendenza a cui il popolo saharawi non ha mai rinunciato”.
La raccolta non è finita: a metà ottobre si sfioravano i 2mila euro grazie a una quarantina di donatori. Per saperne di più: tel. 348/1219653 e info@pedaladiritto.it

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