L'argomento cronometro del Tour de France è sempre molto caldo: ne abbiamo parlato anche noi sul numero di settembre di tuttoBICI e poi su queste pagine. Christian Prudhomme, numero uno del Tour de France, ieri ha risposto a molte domande che la stampa gli ha fatto e tra queste una riguardava le due tappe a cronometro della prossima edizione, viste da qualcuno come un possibile vantaggio per Remco Evenepoel.
Settantuno chilometri a cronometro, è il totale più alto dal 2012. La scelta del percorso del Tour de France 2027 riporta al centro una domanda: le due prove contro il tempo sono state pensate per Remco Evenepoel? Christian Prudhomme, direttore della corsa, ha risposto senza troppi indugi: «Il Tour non si costruisce guardando alle caratteristiche di un singolo atleta, ma a quelle di diverse tipologie di corridori».
Di esempi la storia del Tour ne ha molti e Prudhomme ne ha citati alcuni, per poi tornare al cernto della domanda. «Negli ultimi anni il tracciato aveva offerto più occasioni agli scattisti, i cosiddetti attaccanti, ma questa volta sarà diverso». In questa edizione, gli organizzatori hanno voluto valorizzare anche i grandi specialisti delle cronometro. Evenepoel, campione europeo, mondiale e olimpico della disciplina, è il nome più evidente, ma non l’unico: Prudhomme ha citato anche Paul Seixas e ricordato che Tadej Pogacar è capace di brillare su ogni terreno.
Il percorso prevede due prove individuali: 38,3 chilometri pianeggianti nella cronometro dei castelli della Loira e 33 chilometri a Tolosa. La seconda prova, lungo la Garonna, nasconde una sorpresa a circa due terzi del tracciato: una salita di 800 metri con pendenza media superiore al 12% e rampe iniziali che arrivano al 20%. «È un dettaglio che richiama il duello tra lo scalatore Federico Bahamontès e il passista Jacques Anquetil: a ciascuno il proprio terreno, con la possibilità di guadagnare e poi recuperare».
Ma Prudhomme non si aspetta che il percorso, da solo, ridisegni i rapporti di forza. L’esperienza del pavé e delle strade sterrate insegna che, quando la corsa si fa più selettiva, i campioni tendono a emergere ancora di più. Su quelle strade, ricorda, si è vista una fuga a tre con Pogacar, Jonas Vingegaard ed Evenepoel. «Qualche anno fa abbiamo inserito dei tratti in pavé. E cosa è successo? Abbiamo visto una fuga a tre. In sostanza, quando il percorso diventa più selettivo o si introducono elementi inediti, i migliori emergono ancora di più. Potrebbe accadere di nuovo: magari sarà proprio Tadej Pogacar a vincere entrambe le cronometro del prossimo Tour de France. Chi può dirlo?».
La domanda, allora, non è soltanto chi potrà approfittare dei chilometri contro il tempo. È piuttosto: le due cronometro basteranno ad accendere un confronto più aperto prima delle montagne? Prudhomme non esclude che Pogacar possa vincerle entrambe; ma il disegno del 2027 offre anche agli specialisti l’occasione di mettere alla prova i grandi scalatori sul loro terreno. E, dopo anni in cui gli stessi nomi hanno dominato su percorsi diversi, è proprio questo equilibrio a rendere la sfida più intrigante.
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