È un archivio vivo, che attende di essere esplorato e rigenerato. È un luogo speciale il Colombo’s Archive, il nuovo spazio che Antonio Colombo ha fortemente voluto e inaugurato martedì scorso a Milano, riunendo e ordinando documenti e prototipi, disegni e arredi, fotografie e opere d’arte legati alla storia della sua famiglia e delle sue imprese.
E come ha spiegato perfettamente Marco Sammicheli, curatore per il settore design, moda e artigianato di Triennale Milano e direttore del Museo del Design Italiano, che per l’occasione è stato guida e voce narrante della serata, quello che è stato inaugurato è davvero uno spazio speciale, che nasce dalla visione di Antonio e dalla «sua caleidoscopica volontà di dare una casa alle molteplici vicende che hanno incrociato la sua storia personale e quella della sua famiglia».
Tutto comincia 107 anni fa, quando nel 1919 Angelo Luigi Colombo fonda a Milano la A.L. Colombo, azienda specializzata nella produzione di tubi in acciaio e leghe speciali. Negli anni Trenta l’attività si allarga alla produzione di mobili in tubolare metallico con il marchio Columbus, avviando poi collaborazioni con alcuni dei protagonisti dell’architettura moderna, tra cui Marcel Breuer, Giuseppe Pagano, Giuseppe Terragni, Piero Bottoni, Luigi Figini e Gino Pollini.
Nel 1976 Antonio Colombo avvia Columbus Tubi Speciali per Biciclette Speciali e l’anno successivo acquisisce Cinelli. Negli anni Ottanta le collaborazioni con Alessandro Guerriero e il gruppo Alchimia, insieme al lavoro di designer e artisti, trasformano la bicicletta in un vero e proprio oggetto di sperimentazione estetica, non solo sportivo o di mobilità alternativa: il Rampichino e la Cinelli Laser sono la prova provata di questo modo di «vivere» e intendere la bicicletta, sublimata nel 1984 dall’incontro a Milano con Keith Haring, che trova una delle sue espressioni più note nella Laser associata all’artista.
È questo intreccio di passioni e attività, trasformato per l’occasione in archivio, che permette di ammirare arredi originali e disegni tecnici, cataloghi e fotografie, biciclette, manifesti, trofei e opere d’arte, così come di studiare i disegni di Giuseppe Terragni o quelli di Alessandro Guerriero per la Super Corsa del 1984 e la ruota lenticolare realizzata da Alchimia negli anni Ottanta.
Sempre Marco Sammicheli spiega che «la raccolta diventa così uno strumento per comprendere le condizioni culturali, tecniche e produttive nelle quali il design prende forma, restituendo spazio anche alle persone e ai processi che si trovano dietro ogni prodotto».
Melania Andronic, curatrice dell’archivio, aggiunge che «l’archivio risponde a un’esigenza concreta: dopo decenni di attività, Antonio Colombo si è ritrovato con migliaia di documenti e centinaia di oggetti conservati nel tempo, che meritavano di essere rimessi in ordine».
E ancora con le parole di Sammicheli, «il Colombo’s Archive non è altro che un grande accumulo sentimentale, dove un privato, Antonio Colombo, si trova a svolgere una funzione pubblica. E questo archivio vivo si presenta al pubblico come un semilavorato che è pronto a generare nuove vite».
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