Un finale di stagione sfortunato per Tadej Pogacar: la caduta alla Vuelta gli ha pregiudicato non soltanto il successo finale ma anche le partecipazioni al mondiale di Montreal e al Giro di Lombardia, gare nelle quali sarebbe stato il grande favorito. Un episodio che ha meritato l'attenzione del patron di Amore e Vita Ivano Fanini, osservatore acuto del ciclismo a livello internazionale dopo aver contribuito in maniera importante alla sua globalizzazione.
«L'assenza di Pogacar al mondiale di Montreal - dice Fanini - coincide con l'esordio azzurro nella prova dei professionisti di Lorenzo Finn, l'unico che lo avrebbe potuto impensierire anche se appena diciannovenne».
Dopo aver vinto due titoli mondiali fra i dilettanti, Lorenzo Finn si è aggiudicato in questa stagione anche il Giro Next Gen e il Tour de l'Avenir confermandosi più che una promessa per il ciclismo italiano. E Fanini stravede per il diciannovenne talento ligure...
«Rispetto al passato, i talenti di oggi raggiungono i picchi di potenza in età più giovane, basta vedere il francese Paul Seixas che è stato fra i grandi protagonisti al Tour disputato per la prima volta ed a soli 19 anni. Direi che 23 anni è l'età per raggiungere la massima capacità di mantenere alti i wattaggi dopo molte ore di corsa. Era dai tempi di Fausto Coppi che non si vedeva un ciclista italiano così forte. Un corridore così nasce ogni 80 anni. In salita non ondeggia con il busto e non spreca energie: sopportando la fatica non si fa prendere dalla foga, come spesso accade a molti, e non parte mai troppo forte. A Montreal gli si addice anche il percorso fortemente selettivo perché può scattare e resistere al ritorno di chiunque. Dopo i primi 112 chilometri pianeggianti dalla partenza di Brossard può essere protagonista appena entrato sul circuito cittadino sul Mont Royal nei 12 giri che presentano un totale di dislivello di 3720 metri»ı.
LE SALITE DECISIVE
In effetti nella seconda parte del mondiale ci saranno da affrontare 12 giri di km. 13,4 con la prima salita del Voie Camillien-Horde di circa 2 km. con una pendenza media del 6,2% e punte massime dell'11%. Successivamente c'è da scalare il Polytechnique, un breve strappo ma con tratti severi superiori all'11%. Di fronte ad un margine di vantaggio significativo, diventa difficile anche il recupero perchè prima dell'arrivo ci sarà un falsopiano in costante ascesa.
"Su queste salite - prosegue Fanini - Finn troverà un tracciato ideale per le sue caratteristiche. La sua pedalata fluida senza sprechi di energia e corpo raccolto anche sulle pendenze più dure, unitamente alla capacità di dosare le energie fino al traguardo faranno la differenza su tutti i principali contendenti perché nessuno, nonostante ripeto la sua giovane età, potrà resistergli. La crescita di un ciclista richiede tempo e pianificazione ma Finn fa eccezione perché nessuno italiano nella storia, dopo Fausto Coppi, ha dimostrato questa sua naturalezza in bicicletta e questa superiorità in salita».
Fanini, non dimentica avversari come Evenepoel, Van Aert, Seixas... giusto per fare qualche nome...
«Tutti corridori fortissimi, ma io sono convinto che Finn abbia le carte in regolare per vivere un mondiale da protagonista e per farci sognare».
E allora che consigli darebbe al suo amico Roberto Amadio?
«Dall'alto della sua esperienza non credo abbia tanto bisogno di consigli. Ma se proprio devo dire il mio parerem punterei tutto su Finn. Concentrerei energie, controllo della corsa e rifornimenti su di lui, il quale deve poi dovrebbe a quel punto finalizzare il lavoro dei compagni. È importante che l'intera squadra lavori per chiudere le fughe ed attendere il momento in cui Finn possa fare la differenza».
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