Kasia Niewiadoma ha scelto il palcoscenico più prestigioso per firmare una delle imprese più belle della sua carriera. Sul Mont Ventoux, nella tappa più attesa del Tour de France Femmes, la polacca ha attaccato quando mancavano dieci chilometri al traguardo, ha resistito al ritorno delle rivali e ha conquistato la vittoria di tappa e la maglia gialla. Prima della partenza era terza nella classifica generale, a 1'17" da Marlen Reusser. Ora è lei la donna da battere.
Una giornata costruita con pazienza, coraggio e una convinzione precisa. Niewiadoma sapeva che la parte decisiva sarebbe arrivata sulle rampe finali del Ventoux e ha aspettato il momento giusto per fare la differenza. L'attacco è arrivato a dieci chilometri dall'arrivo e, da quel momento, la polacca ha trasformato la fuga in un'impresa solitaria.
Alle sue spalle, Demi Vollering e Marlen Reusser hanno cercato di organizzare l'inseguimento, ma la vincitrice non ha più concesso spazio. Niewiadoma ha pedalato verso il traguardo con la consapevolezza che quella poteva essere la giornata capace di cambiare completamente il suo Tour. E così è stato. «È difficile descrivere quello che provo in questo momento, sono senza parole. Provo tanta gratitudine. Questa vittoria è per tutte le persone che mi hanno sostenuto», ha raccontato dopo l'arrivo, ancora sopraffatta dalla fatica e dall'emozione.
Poi il racconto più toccante della giornata. Quando la strada ha iniziato a salire verso il Ventoux, Niewiadoma ha riconosciuto due volti speciali tra il pubblico: i suoi genitori, arrivati a sorpresa per assistere alla sua impresa. «Quando abbiamo iniziato la salita verso il Mont Ventoux, ho visto i miei genitori in piedi a bordo strada. Erano venuti a trovarmi a sorpresa. Ho visto che mio padre stava piangendo e in quel momento ho desiderato solo renderli orgogliosi».
Parole che raccontano molto più di una vittoria. Perché dietro alla nuova maglia gialla c'è una carriera costruita attraverso sacrifici, delusioni, tentativi e una continua ricerca di quel successo che oggi è finalmente arrivato nel modo più spettacolare possibile.
«Questa vittoria è per la mia famiglia, i miei amici, la mia squadra, mio marito Taylor, il mio allenatore. Tutti sanno quanto impegno ho profuso per questa vittoria. Sono sempre stati lì per me, pronti ad ascoltare le mie lamentele».
Niewiadoma aveva un piano molto chiaro. Non serviva attaccare troppo presto: bisognava arrivare davanti nel momento giusto e sfruttare il vento nella parte conclusiva della salita.
«Oggi dovevo solo arrivare allo Chalet Reynard da sola, a sei chilometri dalla vetta. Con il vento che soffiava, sapevo che da lì in poi sarebbe stato molto difficile per gli inseguitori raggiungermi».
La polacca ha eseguito alla perfezione il progetto. Chilometro dopo chilometro, il vantaggio è diventato sempre più prezioso, mentre alle sue spalle le grandi favorite si controllavano e cercavano di capire chi avrebbe dovuto prendere l'iniziativa.
Alla fine, nessuna è riuscita a fermarla. E proprio il Ventoux, una salita che Niewiadoma conosce e che ha affrontato anche lontano dalle competizioni, le ha regalato una sensazione particolare.
«Non voglio vincere solo per il gusto di vincere; lo faccio per questa meravigliosa sensazione. Sono già stata qui con gli amici, abbiamo affrontato la salita tre volte, ci siamo divertiti e l'emozione di essere qui in cima è semplicemente fantastica».
È questo, forse, il significato più profondo della sua giornata: ritrovare il piacere della bicicletta. «Da quel momento in poi, ho voluto provare di nuovo quella sensazione: la gioia di pedalare, sentirmi di nuovo una bambina e amare ogni singola pedalata».
Oggi quelle pedalate l'hanno portata fino alla maglia gialla del Tour de France Femmes. E sul Ventoux, davanti ai suoi genitori, Kasia Niewiadoma ha scritto una pagina indimenticabile della sua carriera.
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