TOUR FEMMES. UN GIUDICE UOMO E QUEI CONTROLLI POCO RISPETTOSI. GALLERY

DONNE | 04/08/2026 | 20:00
di Francesca Monzone

Al Tour de France Femmes, ci sono stati i controlli sui reggiseni aerodinamici: nessun caso è stato segnalato, ma è scoppiata la polemica per le ispezioni effettuate da un giudice uomo.


La cronometro del Tour de France Femmes 2026 non ha fatto discutere soltanto per i tempi e la lotta alla maglia gialla. Prima della partenza, infatti, le attenzioni si sono concentrate su una serie di controlli tecnici predisposti dall'UCI per verificare il rispetto del regolamento sull'abbigliamento, con particolare attenzione ai reggiseni imbottiti o ad altri elementi che potrebbero offrire un vantaggio aerodinamico.


Una procedura che ha immediatamente acceso il dibattito, soprattutto per il modo in cui sono stati effettuati i controlli.

Gli articoli 1.3.032 e 1.3.033 del regolamento UCI sono molto chiari: l'abbigliamento deve avere esclusivamente la funzione di vestire l'atleta e non può modificare artificialmente la forma del corpo per ottenere benefici aerodinamici.

Per questo motivo è vietato utilizzare schiume, imbottiture, nastro adesivo, inserti plastici o qualsiasi altro elemento applicato sul torace o al di sotto di esso con l'obiettivo di creare una silhouette più favorevole all'aria durante le prove contro il tempo.

Sono invece consentite le differenze di trama del tessuto studiate per migliorare l'aerodinamica, purché siano integrate direttamente nella realizzazione del capo e rispettino il limite massimo di un millimetro di rugosità della superficie.

Nei giorni precedenti alla cronometro si parlava della presenza di una giudice donna incaricata delle verifiche. La realtà si è rivelata diversa.

Nella zona di partenza erano state allestite due tende. La prima, completamente aperta e visibile, era presidiata da un giudice uomo, che effettuava un controllo preliminare chiedendo ad alcune atlete di aprire la maglia per verificare l'eventuale presenza di imbottiture nel reggiseno o di altri elementi non consentiti dal regolamento.

Solo qualora fossero emersi dubbi, le cicliste sarebbero state accompagnate in una seconda tenda chiusa, dove una giudice donna avrebbe effettuato un'ispezione più approfondita dell'indumento intimo.

Fortunatamente nessuna atleta è stata sottoposta a questa seconda verifica, segno che i controlli preliminari non hanno evidenziato irregolarità. Nonostante nessuna ciclista sia stata sanzionata, il fatto che il primo controllo fosse affidato a un uomo ha suscitato numerose polemiche.

Durante la diretta televisiva di Sporza, l'ex professionista e commentatrice Ine Beyen ha espresso chiaramente il proprio disagio. «Da donna lo troverei piuttosto intimidatorio. Soprattutto perché l'ambiente circostante non è protetto».

Anche sui social network si sono moltiplicati i messaggi critici nei confronti dell'UCI. Molti utenti hanno contestato la scelta organizzativa, chiedendosi perché il controllo preliminare non fosse stato affidato direttamente a una giudice donna, evitando così una situazione ritenuta da alcuni inopportuna e poco rispettosa della privacy delle atlete.

Anche tra le protagoniste della corsa non manca lo scetticismo sull'utilità di queste verifiche La campionessa del mondo Lotte Kopecky ha ridimensionato la questione dopo aver concluso la propria prova contro il tempo. «Credo che si tratti soprattutto di un gran clamore. La questione è stata ingigantita. È un argomento di cui si discute da tempo, anche tra gli uomini. Se una donna preferisce indossare un reggiseno push-up durante una cronometro, penso che dovrebbe essere consentito. Non ho l'impressione che se ne abusi poi così tanto».

Ancora più netta la posizione della belga Shari Bossuyt, che ha definito le ispezioni "assurde", domandandosi da dove arrivino i sospetti che hanno portato l'UCI a introdurre questo tipo di controlli. La vicenda riapre il dibattito su un tema sempre più centrale nel ciclismo moderno: fino a che punto è giusto spingersi nella ricerca di eventuali vantaggi aerodinamici?

L'UCI, da tempo impegnata a contrastare qualsiasi modifica artificiale della posizione o della forma del corpo che possa alterare le prestazioni, ritiene che anche questi controlli facciano parte della normale attività di verifica tecnica.

Dall'altra parte, però, resta aperta la questione delle modalità con cui tali ispezioni vengono eseguite. Se l'obiettivo di garantire il rispetto del regolamento è condivisibile, molti osservatori ritengono che procedure tanto delicate debbano essere organizzate con particolare attenzione alla riservatezza e alla sensibilità delle atlete, evitando situazioni che possano generare imbarazzo o alimentare inutili polemiche.

Al termine della giornata nessuna irregolarità è stata riscontrata e nessuna ciclista è dovuta passare alla seconda fase dei controlli. Ma il dibattito sulle modalità delle ispezioni, con ogni probabilità, accompagnerà ancora  il Tour de France Femmes.


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COMMENTI
Rag. Ugo Fantozzi
4 agosto 2026 21:27 Miguelon
Già me lo vedo il Ragioniere spiare dentro la maglia!

Uci
4 agosto 2026 21:47 Stef83
Fate ridere.....

Reggiseni
5 agosto 2026 07:47 siluro1946
Farle correre in topless! Se una ragazza avesse una VIª?, le segano il seno? TSO per tutti i funzionari UCI,
Wada, ITA e agenzie varie di orientamento talebano.

siluro1946
5 agosto 2026 10:17 Giovanni c
Si parla di imbottiture e altri artifici. Se una donna ha il seno grosso, mi pare ovvio che possano fare ben poco.

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