Demi VOLLERING. 10 e lode. Strepitosa al termine di una corsa eccezionale. Non è un modo di dire, ma per quello che hanno fatto, meritavano l’oro tutte e tre, compresa la nostra Elisa. “Deminetor” entra in azione a 40 km dal traguardo, quando in avanscoperta c’è solo Maeve Squiban. È lei che prende in mano la situazione e fa saltare il banco. Il finale è una sfida all’ultima stilla di energia. Non si risparmiano, non si curano, non si guardano, tirano fino alla fine, fin quando ce n’è. È una grande campionessa del mondo, perché è la numero 1 del ciclismo mondiale al femminile. Oggi c’è anche una maglia, cinque colori che lo dicono, che la identificano, che la fanno vedere. Giusto così.
Kasia NIEWIADOMA. 9. La 31enne polacca in Phinney si conferma atleta di rango, restando nel vivo della corsa fino alla fine, correndo con forza e intelligenza, e tanto cuore. Ci prova a tirare fuori l’asso di fiori, ma davanti a sé ha l’asso dei tulipani.
Elisa LONGO BORGHINI. 9. Per lei prosegue l’era del bronzo, ma non le si può rimproverare nulla: cosa poteva fare di più? Ci mette l’anima, ci mette il cuore, ci mette tante tantissime gambe. Prova a far saltare il banco con intelligenza, ma si trova due come lei, dure a morire. Ci resta di bronzo, ma per me resta la “regina”: d’oro.
Marlen REUSSER. 8. Resistenza e resilienza, la svizzera è tutto questo. Una medaglia di legno che anche per lei vale molto di più e non dice il vero. Un quarto posto su un tracciato duro e selettivo, troppo esigente per una come lei, che però non naufraga, ma surfa con classe e con assoluta personalità.
Juliet BERTHET. 5,5. La 27enne transalpina ha talento e doti visibili ad occhio nudo, ma in questo mondiale, quando le fuoriclasse entrano in scena, lei esce.
Puck PIETERSE. 7,5. La 24enne nederlandese fa un corsone per la sua capitana, poi porta a casa un piazzamento che sa di vittoria.
Camilla Eleonora GASPARRINI. 7. Lavora tanto, come tutte le azzurre (voto 7, come al CT Marco Velo) e deve anche inseguire, quando cade. Eppure alla fine è tra le migliori: un 12° posto finale, in un mondiale così duro e selettivo, non è un risultato scontato.
Maeve SQUIBAN. 6,5. La 24enne transalpina in forza alla Uae Team l’Imad, suona la carica. È suo l’attacco che fa cambiare la corsa.
Lotte KOPECKY. 5. Percorso troppo selettivo, però lei esce di scena troppo presto.
Marte BERG EDSETH. 7. La norvegese resta al comando con la sola Natalie Quinn (Stati Uniti). Loro due animano la prima parte di questa sfida iridata. Toste, tostissime, su un percorso molto esigente.
Natalie QUINN. 6,5. L’americana prende e va, con Marte Berg Edseth (Norvegia), Beatriz Roxo (Portogallo) e Gergana Stoyanova (Bulgaria). Questa è la prima fuga “mondiale”: nasce dopo soli 20 km di corsa.
Magdeleine VALLIERES. 4. La canadese era la campionessa mondiale uscente. Esce dai radar troppo presto, complice una caduta. La sua corsa rispecchia la stagione in maglia iridata: nemmeno un podio da mettere in carniere.
Paula BLASI. 17. Il mondiale della talentuosa spagnola dura fino a 90 km dal traguardo, fin quando non viene coinvolta in una caduta: lei è quella che ne esce peggio. Dannazione!
Sajedeh SIYAHIAN. 1. È l’iraniana ad issare la bandiera bianca, la prima a rientrare ai box. La prima ad abbandonare la sfida iridata.