In un Tour de France che ha riservato ben poche soddisfazioni alla Movistar (il miglior risultato è stato il terzo posto ottenuto da Raul Garcia Pierna nella quarta tappa), il traguardo tagliato sugli Champs-Elysées da parte di Nelson Oliveira ha sicuramente rappresentato per la storica formazione spagnola un valido motivo per festeggiare la conclusione delle tre settimane di gara in terra catalano-francese.
Come mai nessun altro nella storia prima di lui, infatti, giungendo a Parigi l’esperto corridore portoghese ha concluso il ventiquattresimo Grande Giro consecutivo in carriera senza far mai registrare ritiri o squalifiche, ritoccando in questa maniera un primato che, prima della Grande Boucle appena archiviata, egli deteneva in coabitazione con Sylwester Szmyd.
Tale record, con tutti i numeri a esso correlati, evidenzia l’impressionante adattabilità del trentasettenne di Anadia a una fatica come quella dei Grand Tours e la sua incredibile capacità di dribblare tutti gli imprevisti e ostacoli (cadute, malanni, problemi fisici) che nel corso delle tre settimane di gara solitamente mettono a repentaglio la permanenza in corsa degli atleti.
Dalla Vuelta a España 2011 al Tour de France 2026 però Oliveira si è fatto beffe di tutto ciò completando la bellezza di dieci Giri di Spagna, dieci Grande Boucle e quattro Giri d’Italia senza abbandoni prematuri o esclusioni imposte dalla giuria, un risultato questo che, vestendo le casacche di Radioshack, Lampre-Merida e Movistar, lo ha portato in quindici anni a disputare 500 tappe coprendo una distanza totale di 80.489 chilometri pari a oltre due giri dell’Equatore.
Fra tutte le frazioni percorse, quella a cui il lusitano (mai in testa a una classifica ufficiale nelle tre grandi corse a tappe) deve i ricordi più dolci è indubbiamente la Calatayud-Tarazona della Vuelta a España 2015, ovvero l’unica che, con un attacco solitario a una ventina di chilometri dal traguardo, lo ha visto alzare le braccia al cielo conquistando l’unica vittoria (finora) della carriera ottenuta al di fuori dei confini nazionali e la seconda (sulle cinque messe in bacheca) in una gara in linea.
Per il resto Oliveira si è speso alacremente per la causa dei suoi leader e dei suoi compagni diventando un imprescindibile uomo squadra e punto di riferimento all’interno della Movistar dove, dal 2016 a oggi, non ha mai mancato di fornire consigli e supporto (in corsa e fuori) a chi glieli chiedesse: proprio per questo e, in generale, per come si è dedicato agli altri in diciassette anni di carriera, il record siglato ieri in conclusione di Tour assume un valore ancora più speciale e merita senza alcun dubbio di essere sottolineato a dovere.