Ciclomercato, nutrizione, elogio del Mago Merlier, che ha colto l’ultima occasione utile per i velocisti. Ed ha calato il tris. Negli spunti di lettura offerti dai quotidiani, ancora una volta, l’Oscar dell’originalità va però a L’Equipe, con Alexandre Roos che in una delle sue digressioni passa in rassegna i soprannomi di stampo animale presenti nel gruppo. Il nuovo arrivo è lui, Bapitiste Verstoffer, il "Cinghiale di Fouesnant".
Gazzetta apre con “Tutti vogliono Seixas” e Ciro Scognamiglio svela che “un’asta di mercato così non si era mai vista. E d’altra parte Paul Seixas presenta diversi caratteri di eccezionalità”. Punta al podio.
La caduta avvenuta ieri durante lo sprint, offre lo spunto a Marco Bonarrigo del Corriere per un approfondimento che sa di novità: è in arrivo un airbag per tutelare i ciclisti, progettato da un ingegnere lombardo, Francesco Ragazzini. “Pogacar e l’alimento segreto” è il titolo scelto da Repubblica, perchè Cosimo Cito posa la lente sul lattato, quindi Pier Augusto Stagi su Il Giornale propone anche il siparietto di famiglia di Merlier, atteso al traguardo da moglie e figlioletto. Poi una tirata d’orecchie agli italiani.
Sull'Equipe, al netto di un’ampia e variegata trattazione della tappa di ieri(il Mago non si dice geloso del coequipier Magnier), c’è spazio per una pagina dedicata a Verstoffer. Lui, "Cinghiale di Fouesnant" che “riabilita l'immagine di un animale spesso bistrattato e mantiene viva la tradizione del "bestiario" di soprannomi del Tour de France”. Verstoffer, un nuovo idolo.
GAZZETTA DELLO SPORT
TUTTI VOGLIONO SEIXAS
Un’asta di mercato così non si era mai vista. E d’altra parte Paul Seixas presenta diversi caratteri di eccezionalità: non ha ancora compiuto 20 anni – li festeggerà il 24 settembre -, è il più giovane in gruppo al Tour de France e dopo 12 tappe è quinto in classifica, a 4’35” da Tadej Pogacar e ad appena 59” da Jonas Vingegaard, secondo. Come dire che è in tabella per il podio finale di Parigi: l’unico in 123 anni di storia ad avercela fatta da Under 20 è Henri Cornet, vincitore (a tavolino, peraltro, dopo squalifica dei primi quattro) dell’edizione 1904. «Non mi pongo limiti, né ho obiettivi definiti. Ma di sicuro sono qui per ottenere il miglior risultato possibile», dice il gioiello francese della Decathlon già vincitore della Freccia Vallone e 2° alla Liegi, il più serio candidato a diventare il primo transalpino capace di vincere il Tour de France dopo Bernard Hinault (1985, l’ultimo dei suoi cinque). (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
TOUR, CADUTA DA BRIVIDI. IN ARRIVO L'AIRBAG PER TUTELARE I CICLISTI,. L'HA STUDIATO UN ITALIANO
Poteva andare molto peggio. Il vecchio Nando Gaviria, che sbandando ha fatto strike di colleghi, torna a casa con una clavicola rotta, lo stesso per Jenno Berckmoes. Del destino di Waerenskjold, Godon e Abrahamsen sapremo di più stamattina, ma sono tutti rientrati in albergo coscienti dopo il passaggio in sala raggi. A 360 metri dall’arrivo di Chalon-sur-saone (e a 65 km/h) ieri il gruppo ha di nuovo rischiato grosso e quella tra Merlier (1°), Kooij (2°) e Philipsen (3°) è stata una volata tra pochi intimi, il resto del gruppo era bloccato dalla caduta. «Siamo carne, ossa e un velo di lycra ad avvolgere il tutto», ha spiegato più volte la maglia gialla Pogacar. A proteggere queste fragili ossa ci sta provando l’ingegnere lombardo Francesco Ragazzini. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
POGACAR E L’ALIMENTO SEGRETO
Nell’era dell’iperciclismo tutto quello che Pogacar lascia va raccolto. Le poche tappe per velocisti sono diventate un terreno di caccia per tutti, e ieri, tra Magny Cours e Chalon sur Saône si è corso a 49 di media, e tanti hanno provato a portare via un gruppetto prima che l’inevitabile sprint accadesse. Il fiammingo Tim Merlier è il Pogi dei velocisti: sono tre le tappe vinte e sul difficile rettilineo finale lungo la Saona ha evitato la scivolata di Gaviria che ha portato sull’asfalto almeno sette corridori. Il coltello tra i denti è inevitabile se in una corsa a tappe le frazioni appena mosse, per non dire di quelle di montagna, sono già prenotate dall’inafferrabile maglia gialla. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
MERLIER CALA IL TRIS
MALE GLI ITALIANI
Sempre veloci, anche se ieri un pò rallentano. Dopo il record di velocità dell’altro giorno(quasi 51 di media), ieri superano i 49. Se cambia, ma di poco, la media oraria, possiamo dire che anche l’ordine d’arrivo cambia di pochissimo. Al posto di Warenskjold ecco comparire per la terza volta in questo Tour il Mago Tim Merlier. I battuti però sono quelli dell’altro giorno: l’olandese Kooij ed il belga Philipsen. Vince davanti agli occhi di sua moglie Cameron Vandembroucke e del suo bimbo Jules Tim Merlier.V(Pier Augusto Stagi)
L'EQUIPE
E’ GIA’ FINITA
Baptiste Veistroffer è una ventata di aria fresca in questo Tour de France; anima la corsa con le sue fughe incessanti e nessuno riesce a limitare la sua libertà o a domare il suo spirito indomito: nemmeno squadre come la Alpecin-Premier Tech, i cui ordini di fermarsi vengono ignorati prima di ripartire con rinnovato vigore. Ma si distingue anche perché il "Cinghiale di Fouesnant" riabilita l'immagine di un animale spesso bistrattato e mantiene viva la tradizione del "bestiario" di soprannomi del Tour de France. Questi appellativi ispirati agli animali – un tempo elementi cardine del folklore ciclistico durante la prima età dell'oro, capaci di riflettere la popolarità, le origini e il legame del corridore con il pubblico – sono diventati sempre più rari. Tra questi figurano leggende come Vicente Trueba ("La Pulce di Torrelavega"), Federico Bahamontes ("L'Aquila di Toledo"), André Darrigade ("Il Levriero delle Landes") e tanti altri, fino ad arrivare, naturalmente, a Bernard Hinault, "Il Tasso". (Alexandre Roos)
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