AMADORI. «PIGANZOLI, FRIGO, GERMANI: LA GIOVANE ITALIA E' PROTAGONISTA ANCHE AL TOUR!»

INTERVISTA | 16/07/2026 | 08:45
di Aldo Peinetti

Tra i complimenti a Lorenzo Finn vincitore in Romania al Sibiu Tour, dopo il successo al Giro Next Gen, e la programmazione azzurra in vista del Tour de l’Avenir e del Mondiale canadese, Marino Amadori scruta anche l’orizzonte della “bella gioventù” a pedali assistendo alle ottime prestazioni di un suo pupillo alla Grande Boucle.


Da ex commissario tecnico di Davide Piganzoli tra gli under 23 non può che essere soddisfatto: «al suo primo Tour lo vedo sempre più maturo, incaricato di pilotare Jonas Vingegaard: un compito che svolge con sempre maggior sicurezza, direi lucidità e prontezza, anche un fattore chiave come la serenità. Non solo. Piganzoli, pur dovendo badare alle logiche superiori di squadra, vanta un tutt’altro che trascurabile piazzamento nella classifica generale. Del resto, lo ricordo, ha saputo in passato mettersi in proprio salendo sul podio finale all’Avenir vinto da Del Toro».


Dietro a Pellizzari, altro homo novus del ciclismo italiano: «Giulio ha già dimostrato molto, non enfatizzerei troppo le delusioni che ci stanno, Davide ha avuto un differente percorso di inserimento nel professionismo. Ora sperimenterà i benefici strutturali di aver corso, in questo modo, due grandi giri a pochissima distanza: come si usa dire, “Tanta roba!”».

A proposito di esordienti sulle strade di Francia, ci sono altri tre italiani, di cui due (il terzo è Tiberi), Marco Frigo e Lorenzo Germani con trascorsi in nazionale con lei: come li vede rispetto a come li ha conosciuti?

«Entrambi molto dediti e con profitto massimo al compito prezioso che è stato loro affidato da Nsn e Groupama Fdj-United. Sempre di più questi corridori sono in grado di affinare la propria dimensione di professionisti che anagraficamente affrontano la fase di definizione delle proprie caratteristiche, tipica dei 25 anni. Frigo, che fa un lavoro e specializzato prezioso per Girmay, ha pure colto un quarto posto dopo una lunga fuga a Foix. Sì, Marco e Lorenzo sono corridori di sostanza».

Amadori, cosa pensa del 19enne Paul Seixas al Tour?

«Che alla sua squadra hanno deciso così e che la sua partecipazione è avvenuta davvero a furor di popolo. Detto questo, personalmente non sono per affrettare così i tempi, basti pensare che Tadej Pogacar due anni in categoria li ha fatti, spiccando il volo con la vittoria all’Avenir del 2018. Ecco, su Seixas, che sta indubbiamente facendo grandi cose, da campione, nel medio termine valuteremo se schierarlo alla Grande Boucle sia stato positivo o meno».

Lorenzo Finn ha optato per la (relativa) gradualità…

«Alzando i giri quest’anno, vincendo Next Gen e facendo molto bene in altre occasioni, al netto della sfortuna in cui è incappato al Tour of the Alps. Ad agosto, con la partecipazione alla corsa a tappe transalpina, ancora tra gli under 23, correrà per un’accoppiata Giro-Avenir che penso possa proiettarlo al meglio verso il Mondiale, vedremo con che modalità».

La nazionale, dopo il tramonto della Coppa delle Nazioni, come ha cambiato pelle?

«Devo ringraziare la Federazione per avermi dato la possibilità di correre con ragazzi delle Continental che altrimenti non potrebbero fare certe esperienze internazionali. In raccordo con i ragazzi che militano nelle compagini sviluppo del World Tour, il mio monitoraggio è continuo, ben sapendo che per Campionato del Mondo ed Europeo non mi mancano fortunatamente i prospetti da osservare. E selezionare». 


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