Al Tour de France, è scoppiato il caso Philipsen: prima la squalifica, poi il dietrofront della giuria, grazie al tempestivo intervento di Philip Roodhooft, team manager dell’Alpecin – Premier Tech. Per alcuni minuti Jasper Philipsen è passato dalla soddisfazione per un ritrovato podio alla delusione di una squalifica che sembrava cancellare tutto. Poi, il clamoroso colpo di scena: la giuria del Tour de France ha rivisto la decisione, restituendo al velocista dell'Alpecin-Premier Tech il terzo posto conquistato a Nevers alle spalle del vincitore Søren Wærenskjold e di Olav Kooij.
Al termine della volata della undicesima tappa, Philipsen era stato inizialmente retrocesso per una presunta irregolarità nello sprint, ricevendo anche un cartellino giallo. Una decisione che ha provocato l'immediata reazione dell'Alpecin-Premier Tech, convinta che il proprio corridore non avesse commesso alcuna infrazione.
Il primo a prendere posizione è stato il team manager Philip Roodhooft, che non ha nascosto il proprio stupore ed è andato immediatamente a protestare, chiedendo di rivedere le immagini. «Abbiamo rivisto le immagini, ma secondo noi non c'era alcuna spiegazione per questa squalifica e per il cartellino giallo. Abbiamo pensato che questa decisione fosse davvero molto strana».
Secondo il dirigente belga, Philipsen si sarebbe trovato coinvolto in una situazione estremamente confusa negli ultimi metri, ma che la colpa non fosse la sua.
«Per Jasper era difficile vedere arrivare il corridore della Picnic PostNL. Quando ha saputo della squalifica era molto deluso e soprattutto non riusciva a capire il motivo della decisione».
La Alpecin non si è limitata alle parole. Philip Roodhooft si è presentato immediatamente davanti alla giuria per chiedere una revisione delle immagini.
La protesta ha avuto effetto. Dopo un nuovo esame del finale, i commissari hanno deciso di ribaltare completamente il verdetto: nessuna retrocessione, nessun cartellino giallo e podio restituito a Philipsen.
Una marcia indietro che ha evitato un caso ancora più clamoroso, anche se ha lasciato molte perplessità sul modo in cui è stata gestita la vicenda.
Pur soddisfatto dell'esito finale, Roodhooft ha preferito non alimentare ulteriormente la polemica: «Meglio fermarsi qui, altrimenti si rischia di dire cose sbagliate», ha spiegato.
Il dirigente ha però ricostruito la dinamica dello sprint, sostenendo che il proprio corridore avesse semplicemente reagito ai movimenti degli avversari.
«Si è parlato di due manovre di Jasper, ma dalle immagini si vede che si tratta di normali situazioni di corsa o di reazioni a quanto fanno gli altri. È stato Olav Kooij a portarlo verso il centro della strada e solo in quel momento c'è stato il contatto con Pavel Bittner. Il contatto c'è stato, ma non è stato causato da Jasper».