Che faccia caldo al Tour de France, ormai, non è più un segreto. Praticamente fin dal via della Grande Boucle in Catalogna, infatti, sono state prese delle contromisure eccezionali per permettere a squadre e corridori di affrontare con più agio le alte temperature che, da settimane, stanno asfissiando tutto il Vecchio Continente, Francia compresa.
Crioterapia, sacchetti di ghiaccio, bagni nell’acqua fredda e processioni alle ammiraglie e alle moto dell’assistenza neutrale per non restare mai sprovvisti di qualcosa di fresco sono stati i minimi comuni denominatori delle prime nove giornate di gara e, verosimilmente, lo saranno anche nei prossimi giorni quando la carovana sarà nuovamente chiamata a fronteggiare gli sfiancanti effetti della canicule.
Quest’ultima, più volte presente in questo periodo dell’anno ma mai così persistente e soffocante, ha dunque giocato un ruolo da assoluta protagonista in questo avvio di Grande Boucle a tal punto che, termometri alla mano, non è escluso che quella a cui stiamo assistendo in questo inizio luglio possa essere alla fine l’edizione del Tour più calda di sempre.
A dare questa suggestione nelle scorse ore è stato ProCyclingStats che ha rivelato come, la temperatura media registrata nelle prime nove frazioni sia stata di ben 32,4 gradi Celsius, un dato strabiliante considerato che, da quando nel 2007 il portale di Stephan van der Zwan ha cominciato a registrare i valori relativi alla temperatura media di ogni tappa ed edizione, il Tour più caldo finora registrato è stato quello del 2022 quando a Parigi andò in archivio una Grande Boucle vissuta con una temperatura media complessiva di 25,9 gradi.
Se è pur vero che avvicinandoci nei prossimi giorni alle grandi montagne il valore globale dovrebbe scendere, l’ondata di calore che sta imperversando recentemente in Europa ha messo le basi perché, qualora non dovessero esserci sensibili attenuazioni, il primato possa essere seriamente ritoccato il prossimo 26 luglio.
Del caldo, dei rimedi straordinari che team e atleti hanno varato in questi giorni e, soprattutto, di come venire a capo di un trend che, gli studi scientifici, danno come sempre più definito per il prossimo futuro, ieri ha parlato anche l’attuale maglia gialla Tadej Pogacar che, come possibile espediente per far convivere il ciclismo con quelle che si prospettano estati fisicamente sempre meno tollerabili, ha pensato a qualcosa che per molti potrebbe sembrare, a seconda dei punti di vista, estremo o prematuro, ossia ripensare il calendario.
“A mio parere, è una questione che andrebbe discussa. Se avessi il potere di cambiare tutto, modificherei l’intero calendario. Non correrei a luglio e agosto nei luoghi più caldi ed elaborerei un calendario completamente diverso, ma è un argomento su cui bisogna riflettere molto attentamente. Non è una cosa che posso fare io. Forse il prossimo passo potrebbe essere quello di far partire prima le tappe” ha affermato deciso il campione del Mondo in carica il quale poi, proprio parlando di quando attaccare il pedale, ha ritenuto specificare che una variazione di un paio d’ore rispetto agli orari di partenza attuali per lui non sarebbe sufficiente.
“Ieri è stata avanzata una proposta secondo cui potremmo partire alle 10, ma per me partire alle 10 non cambia nulla perché poi si arriva comunque con il gran caldo. Ad esempio, oggi quando siamo arrivati al traguardo, faceva molto più fresco rispetto alla partenza. Quindi bisognerebbe iniziare la tappa alle otto o alle nove, o anche prima. Può rappresentare una seccatura, ma penso che il corpo possa adattarsi anche a questo, cioè svegliarsi alle cinque del mattino e affrontare la tappa alle otto” ha dichiarato Pogacar avviando un dibattito che sicuramente necessita di essere affrontato con calma tenendo in considerazione tutte le necessità (vedi, ad esempio, quelle delle televisioni) degli attori coinvolti.
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