Un Mathieu a tutta (ed in prima) pagina è giusto tributo de L’Equipe all’olandese, nonchè alla tradizione dinastica che richiama direttamente un certo Raymond Poulidor. Non c’è nulla di anacronistico o di forzato nel festeggiare Van der Poel, omaggiando suo nonno. Gazzetta (“Vittoria al bacio” con dedica a Roxanne) capta ed evidenzia le dichiarazioni entusiaste del vincitore, toltosi un peso: “la ruota è girata e sono di nuovo io”.
Cosa c’entra la Sinnermania con il ciclismo? Corsera spedisce l’altoatesino non nelle prime pagine ma nella sezione sportiva, risultato: minor evidenza al grande acuto di Mathieu. Marco Bonarrigo, riporta una frazione speciale: “Le dimensioni non contano: ridotta a soli 150 chilometri per evitare la cottura dei corridori sulle colline bollenti della Corrèze, la nona tappa del Tour de France ha emozionato fin dal primo metro grazie a una fuga che ha tolto la scena ai velocisti e, per una volta, il controllo alla dittatura di Tadej Pogacar”.
Repubblica, con Cosimo Cito, batte invece (non sola) il tasto dei calendari, titolando; “La crociata anti caldo di Pogacar, facciamo partire le tappe all’alba”. Poi una sottolineatura: ma quante grandi firme tra i vincitori di tappa? Non un Carneade. Che sia stata una giornata infernale, non solo per il caldo, lo spiega anche Pier Augusto Stagi su Il Giornale, riferendosi all’accorciamento della tappa: “Pogacar e compagnia pedalante ringraziano l’organizzazione per il provvedimento mai concesso nella storia ultracentenaria del Tour, ma dopo i ringraziamenti, i corridori partono a razzo come se non ci fosse un domani (a proposito oggi c’è il primo giorno di riposo). Al diavolo i convenevoli: «À la guerre comme à la guerre».
GAZZETTA DELLO SPORT
VITTORIA AL BACIO
In quasi tre ore e mezza, non un secondo di noia. Ciclismo allo stato puro - nonostante i quaranta gradi - sulle strade del Tour de France, agonismo sensazionale sublimato da un braccio di ferro tra gruppo e fuggitivi che ha premiato questi ultimi e più di tutti – sull’inedito di traguardo di Ussel – un fuoriclasse come Mathieu Van der Poel. «Ho ritrovato me stesso, finalmente», ha detto Vdp, che con una progressione devastante delle sue su un finale in leggera salita ha battuto Tobias Halland Johannessen, Pidcock e Baudin. E poi si è goduto il bacio della compagna Roxanne, che a gennaio lo renderà papà per la prima volta. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
VAN DER POEL SI SCATENA E METTE FINE AL DIGIUNO. ANCHE GANNA S'ARRENDE, POGACAR RESTA A GUARDARE
Le dimensioni non contano: ridotta a soli 150 chilometri per evitare la cottura dei corridori sulle colline bollenti della Corrèze, la nona tappa del Tour de France ha emozionato fin dal primo metro grazie a una fuga che ha tolto la scena ai velocisti e, per una volta, il controllo alla dittatura di Tadej Pogacar. La Malemort - Ussel è stata ideata, lanciata e rilanciata quando poteva spegnersi da Mathieu Van der Poel, stanco di star lontano dal palcoscenico e a digiuno di successi da quasi quattro mesi. Il fenomeno olandese, approfittando dei continui saliscendi del tracciato, ha tenuto a distanza l’inseguimento di Uae e Lidl-trek con l’aiuto di Johannessen, Pidcock e Baudin che poi ha bruciato nel finale, anticipando di 6” un eccellente Pippo Ganna. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
LA CROCIATA ANTI CALDO DI POGACAR
FACCIAMO PARTIRE LE TAPPE ALL’ALBA
La corsa la fanno i (grandi) corridori che ci sono, ed ecco perchè al Tour de France 2026 vincono solo campioni: Pogacar, Vingegaard, Del Toro, Pedersen, Kooij, Merlier e ieri, a Ussel, finalmente , Mathieu Van der Poel. “Se è iniziato il mio festival? Magari dura solo un giorno, intanto mi godo la vittoria”. L’olandese ha scelto la strada più difficile, quello della lunga fuga a quattro, e della volata lunga mentre il gruppo maglia gialla tornava sotto. “Sicuramente è andata meglio dei giorni scorsi, anche per il caldo: ho fatto davvero fatica a recuperare anche nei giorni più semplici”. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
VAN DER POEL, PROVA DI FORZA: FUGA E VOLATA VINCENTE
Accorciano la tappa per andare incontro alle loro esigenze, a quelle dei corridori, che si devono smazzare in ogni caso 150 km ad oltre 40°. Pogacar e compagnia pedalante ringraziano l’organizzazione per il provvedimento mai concesso nella storia ultracentenaria del Tour, ma dopo i ringraziamenti, i corridori partono a razzo come se non ci fosse un domani (a proposito oggi c’è il primo giorno di riposo). Al diavolo i convenevoli: «À la guerre comme à la guerre».
Il Tour si regala una domenica ad alta velocità (quasi 45 km/h la media). D’altra parte questa è una corsa di 21 tappe, ognuna delle quali viene affrontata come una classica. (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
IL RISVEGLIO DELLA BESTIA
Meno male, la fuga è arrivata fino in fondo – con la gioia di quasi tutti – eppure a trionfare è stato comunque un fuoriclasse di prim'ordine; un'ulteriore conferma che il Tour de France è ormai appannaggio esclusivo dell'élite assoluta. Ci voleva un corridore di classe eccezionale per riuscire a staccarsi dal gruppo, nel bel mezzo della frenesia di una tappa rivelatasi ancora più caotica del previsto. Sul falsopiano che portava al traguardo di Ussel, Mathieu van der Poel si è dimostrato il più combattivo di un quartetto che comprendeva anche Tobias Johannessen, Tom Pidcock e Alex Baudin. (Alexandre Roos)
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