PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE

TOUR DE FRANCE | 13/07/2026 | 09:15
di Aldo Peinetti

Un Mathieu a tutta (ed in prima) pagina è giusto tributo de L’Equipe all’olandese, nonchè alla tradizione dinastica che richiama direttamente un certo Raymond Poulidor. Non c’è nulla di anacronistico o di forzato nel festeggiare Van der Poel, omaggiando suo nonno. Gazzetta (“Vittoria al bacio” con dedica a Roxanne) capta ed evidenzia le dichiarazioni entusiaste del vincitore, toltosi un peso: “la ruota è girata e sono di nuovo io”.


Cosa c’entra la Sinnermania con il ciclismo? Corsera spedisce l’altoatesino non nelle prime pagine ma nella sezione sportiva, risultato: minor evidenza al grande acuto di Mathieu. Marco Bonarrigo, riporta una frazione speciale: “Le dimen­sioni non con­tano: ridotta a soli 150 chi­lo­me­tri per evi­tare la cot­tura dei cor­ri­dori sulle col­line bol­lenti della Cor­rèze, la nona tappa del Tour de France ha emo­zio­nato fin dal primo metro gra­zie a una fuga che ha tolto la scena ai velo­ci­sti e, per una volta, il con­trollo alla dit­ta­tura di Tadej Poga­car”.


Repubblica, con Cosimo Cito, batte invece (non sola) il tasto dei calendari, titolando; “La crociata anti caldo di Pogacar, facciamo partire le tappe all’alba”. Poi una sottolineatura: ma quante grandi firme tra i vincitori di tappa? Non un Carneade. Che sia stata una giornata infernale, non solo per il caldo, lo spiega anche Pier Augusto Stagi su Il Giornale, riferendosi all’accorciamento della tappa: “Poga­car e com­pa­gnia peda­lante rin­gra­ziano l’orga­niz­za­zione per il prov­ve­di­mento mai con­cesso nella sto­ria ultra­cen­te­na­ria del Tour, ma dopo i rin­gra­zia­menti, i cor­ri­dori par­tono a razzo come se non ci fosse un domani (a pro­po­sito oggi c’è il primo giorno di riposo). Al dia­volo i con­ve­ne­voli: «À la guerre comme à la guerre».

GAZZETTA DELLO SPORT
VITTORIA AL BACIO
In quasi tre ore e mezza, non un secondo di noia. Cicli­smo allo stato puro - nono­stante i qua­ranta gradi - sulle strade del Tour de France, ago­ni­smo sen­sa­zio­nale subli­mato da un brac­cio di ferro tra gruppo e fug­gi­tivi che ha pre­miato que­sti ultimi e più di tutti – sull’ine­dito di tra­guardo di Ussel – un fuo­ri­classe come Mathieu Van der Poel. «Ho ritro­vato me stesso, final­mente», ha detto Vdp, che con una pro­gres­sione deva­stante delle sue su un finale in leg­gera salita ha bat­tuto Tobias Hal­land Johan­nes­sen, Pid­cock e Bau­din. E poi si è goduto il bacio della com­pa­gna Roxanne, che a gen­naio lo ren­derà papà per la prima volta. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA 
VAN DER POEL SI SCATENA E METTE FINE AL DIGIUNO. ANCHE GANNA S'ARRENDE, POGACAR RESTA A GUARDARE
Le dimen­sioni non con­tano: ridotta a soli 150 chi­lo­me­tri per evi­tare la cot­tura dei cor­ri­dori sulle col­line bol­lenti della Cor­rèze, la nona tappa del Tour de France ha emo­zio­nato fin dal primo metro gra­zie a una fuga che ha tolto la scena ai velo­ci­sti e, per una volta, il con­trollo alla dit­ta­tura di Tadej Poga­car. La Male­mort - Ussel è stata ideata, lan­ciata e rilan­ciata quando poteva spe­gnersi da Mathieu Van der Poel, stanco di star lon­tano dal pal­co­sce­nico e a digiuno di suc­cessi da quasi quat­tro mesi. Il feno­meno olan­dese, appro­fit­tando dei con­ti­nui sali­scendi del trac­ciato, ha tenuto a distanza l’inse­gui­mento di Uae e Lidl-trek con l’aiuto di Johan­nes­sen, Pid­cock e Bau­din che poi ha bru­ciato nel finale, anti­ci­pando di 6” un eccel­lente Pippo Ganna. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA
LA CROCIATA ANTI CALDO DI POGACAR
FACCIAMO PARTIRE LE TAPPE ALL’ALBA
La corsa la fanno i (grandi) corridori che ci sono, ed ecco perchè al Tour de France 2026 vincono solo campioni: Pogacar, Vingegaard, Del Toro, Pedersen, Kooij, Merlier e ieri, a Ussel, finalmente , Mathieu Van der Poel. “Se è iniziato il mio festival? Magari dura solo un giorno, intanto mi godo la vittoria”. L’olandese ha scelto la strada più difficile, quello della lunga fuga a quattro, e della volata lunga mentre il gruppo maglia gialla tornava sotto. “Sicuramente è andata meglio dei giorni scorsi, anche per il caldo: ho fatto davvero fatica a recuperare anche nei giorni più semplici”. (Cosimo Cito)

IL GIORNALE 
VAN DER POEL, PROVA DI FORZA: FUGA E VOLATA VINCENTE 
Accor­ciano la tappa per andare incon­tro alle loro esi­genze, a quelle dei cor­ri­dori, che si devono smaz­zare in ogni caso 150 km ad oltre 40°. Poga­car e com­pa­gnia peda­lante rin­gra­ziano l’orga­niz­za­zione per il prov­ve­di­mento mai con­cesso nella sto­ria ultra­cen­te­na­ria del Tour, ma dopo i rin­gra­zia­menti, i cor­ri­dori par­tono a razzo come se non ci fosse un domani (a pro­po­sito oggi c’è il primo giorno di riposo). Al dia­volo i con­ve­ne­voli: «À la guerre comme à la guerre».

Il Tour si regala una dome­nica ad alta velo­cità (quasi 45 km/h la media). D’altra parte que­sta è una corsa di 21 tappe, ognuna delle quali viene affron­tata come una clas­sica. (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE
IL RISVEGLIO DELLA BESTIA
Meno male, la fuga è arrivata fino in fondo – con la gioia di quasi tutti – eppure a trionfare è stato comunque un fuoriclasse di prim'ordine; un'ulteriore conferma che il Tour de France è ormai appannaggio esclusivo dell'élite assoluta. Ci voleva un corridore di classe eccezionale per riuscire a staccarsi dal gruppo, nel bel mezzo della frenesia di una tappa rivelatasi ancora più caotica del previsto. Sul falsopiano che portava al traguardo di Ussel, Mathieu van der Poel si è dimostrato il più combattivo di un quartetto che comprendeva anche Tobias Johannessen, Tom Pidcock e Alex Baudin. (Alexandre Roos)
  


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