Era dal 2001 che il Giro Next Gen non si spingeva così a sud. In quel caso le tre tappe finali si erano svolte in Sicilia, dopodiché si erano toccati il Molise nel 2003 e la Campania nel 2006, poi la Puglia nel 2011, infine l'Abruzzo nel 2017. Ma un'edizione interamente al sud è un unicum, una novità assoluta. Dal 14 al 21 giugno si toccheranno Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Lazio e Abruzzo, per una corsa che ricalcherà un po' lo stile del Tour de l'Avenir, con tutte le tappe complicate in ottica classifica generale piazzate negli ultimi giorni.
La corsa sarà trasmessa in diretta sulle piattaforme on demand Discovery+ e HBO Max. RAI racconterà al pubblico nazionale ogni giorno di gara con una sintesi quotidiana di 60 minuti in onda su RaiSport HD.
La prima tappa, tra Reggio Calabria e Vibo Valentia per 168 km, non è completamente pianeggiante, perché nel finale c’è il semplice GPM di Mileto, ma difficilmente si sfuggirà a una volata a ranghi quasi compatti. Salvo sorprese, l’epilogo sarà identico il secondo giorno, nella Tropea-Crotone di 154 km, altimetricamente ancora più semplice.
È più difficile da interpretare la terza frazione, che dalla Calabria porterà in Basilicata, da Sibari va a Villa d’Agri di Marsicotevere per 169 km. La tappa è un continuo saliscendi per l’entroterra lucano, senza pendenze impossibili, che non dovrebbe creare grattacapi agli uomini di classifica, ma magari potrebbe invogliare qualche seconda linea a muoversi da lontano. Occhio alla salita di Viggiano (8,8 km al 4,2%) nel finale, pedalabile ma da affrontare a una dozzina di chilometri dall’arrivo.
Il giorno seguente la corsa si sposterà dalla splendida Matera per arrivare in Puglia, a Corato (Molino Casillo) dopo 154 km, con un circuito di circa 40 km da ripetere due volte nel finale. Andrà affrontata due volte la salita di Castel del Monte (4,7 km al 4,7%), l’ultima delle quali a una ventina di chilometri dall’arrivo, ma i velocisti più resistenti non dovrebbero avere problemi a salvarsi. Per cacciatori di classiche è invece la Tappa 5, con partenza e arrivo a Bacoli e il circuito del Monte di Procida da ripetere 6 volte, in senso contrario rispetto a quanto fatto dal Giro d’Italia nel 2022 (con vittoria di Thomas De Gendt), e un totale di 139 km di tappa. A furia di ripetere lo strappo del Monte di Procida (circa 1500 metri al 6-7%), al quale si aggiunge il dentello di Mofete (che tocca il 15%), un po’ di selezione verrà certamente fuori, con gli uomini di classifica che dovranno tenere gli occhi aperti ed evitare imboscate.
I big cominceranno a confrontarsi seriamente solo nella Tappa 6, tutta laziale, su e giù per gli Appennini, da Velletri a Subiaco-Monte Livata per 155 km. I giochi si faranno probabilmente sulla salita finale, lunga 15,8 km al 5,9% di pendenza media, che coi suoi 1352 metri sarà anche il punto più alto del Giro Next Gen. Dopo diverse giornate di attesa, è lecito attendersi i fuochi d’artificio da parte degli scalatori. La frazione regina è però probabilmente quella del giorno seguente, che porterà da Sulmona alla Piana delle Mele (Guardiagrele), tutta in Abruzzo e lunga 135 km. Il gruppo dovrà affrontare prima la breve ma intensa scalata a Forcella di Acciano (4,7 km al 9,4%), poi il Passo Lanciano (11,3 km all’8,5%) a poco più di 40 km all’arrivo, e infine l’ascesa a Piana delle Mele. In particolare, saranno gli ultimi 4 km ad incattivirsi e rendere la tappa ancor più estenuante.
Il Giro Next Gen tornerà a chiudersi con una cronometro, cosa successa solo nel 2002 e nel 2018 nel nuovo Millennio, e lo farà con la Villa San’Angelo - L’Aquila di 22,2 km. Non sarà una cronometro banale, perché nel mezzo ci sarà la salita di Bagno Grande (2,4 km al 6,5%) e poi l’ultimo chilometro verso L’Aquila sale costantemente al 7,6%. Considerando che buona parte degli U23 sono meno abituati a lunghe prove contro il tempo, la possibilità di fare grandi distacchi c’è tutta.
(Altimetrie in copertina)
Un corridore italiano non vince questa corsa dal 2011, da quando si impose Mattia Cattaneo. A distanza di 15 anni il favorito n° 1 è azzurro: Lorenzo Mark Finn (Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies), di rientro dall'infortunio al polso rimediato al Tour of the Alps, non ha ancora mai vinto una corsa a tappe da quando è U23, ma questa settimana troverà il terreno giusto per provare a sbloccarsi. Gli avversari non mancheranno, ma se la gamba gira bene sarà lui l'uomo da battere.
Tra gli avversari più ostici ci sono sicuramente Matisse Van Kerckhove (Visma | Lease a Bike Development), che ha vinto in rapida successione Istrian Spring Tour, Flèche du Sud e Alpes Isère Tour, e il brasiliano Henrique Bravo (Soudal Quick-Step Devo), che invece si è aggiudicato l’Oberösterreich Rundfahrt e il Tour of Antalya, oltre ad una tappa al Tour du Rwanda.
Entrambi sono ottimi scalatori, così come lo sono Matteo Vanhuffel (Development Picnic PostNL), 3° all’Alpe Isère Tour, Niels Driesen (Lotto-Groupe Wanty), vincitore de la Ronde de l’Isard, e poi l’irlandese Liam O’Brien e l’australiano Jack Ward (Lidl-Trek Future Racing), già da un paio d’anni in vista tra gli U23 a furia di piazzamenti. Della partita proveranno ad essere anche il finlandese Kasper Borremans e il polacco Jan Michal Jackowiak (Bahrain Victorious Development), vincitore del Trofeo San Vendemiano, così come Rémi Arsac e Aubin Sparfel (Decathlon CMA CGM Development), con quest’ultimo vincitore l’anno scorso della classifica a punti. Vale poi la pena citare Adam Rafferty (Hagens Berman Jayco), vincitore lo scorso anno della tappa di Gavi, Kamiel Eeman (Lotto-Groupe Wanty), che si è aggiudicato qualche giorno fa la Coppa della Pace, e poi Jurgen Zoomermand (Development Picnic PostNL), Rémi Daumas (Groupama-FDJ United CT) e Viktor Soenens (Sousa Quick-Step Devo).
Da non sottovalutare, in ottica classifica generale, anche Matteo Scalco (XDS Astana Development), alla quarta partecipazione alla corsa, e Alessandro Cattani (Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone), entrambi scalatori più buoni.
A proposito di italiani, punteranno ad essere protagonisti anche nelle tappe meno complicate, a cominciare da Davide Donati (Red Bull-Bora-hansgrohe Rookies), che si è già sbloccato tra i professionisti e ha vinto qualche settimana fa la Parigi-Roubaix di categoria, e poi Alessio Delle Vedove, Ludovico Maria Mellano e Mattia Negrente (XDS Astana Development), Riccardo Lorello (SC Padovani Polo Cherry Bank), vincitore del Trofeo Piva, Niccolò Arrighetti (General Store-Essegibi-F.lli Curia), Christian Fantini (Solme-Olmo-Arvedi), Federico Savino (Soudal Quick-Step Development), Tommaso Bambagioni (Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone) e Nicolas Milesi (Ineos Grenadiers Racing Academy), abile anche a cronometro.
Tra gli stranieri, invece, attenzione alla potenza di Cameron Rogers (Ineos Grenadiers Racing Academy), la velocità di Seth Dunwoody (Bahrain Victorious Development), vincitore lo scorso anno a Salsomaggiore, e l’esplosività di Aldo Taillieu (Visma | Lease a Bike Development) e Victor Loulergue (Groupama-FDJ United CT).
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