Davide Goetz, presidente della ADISPRO - l'Associazione dei Direttori Sportivi - ha formalizzato le proprie dimissioni dalla Lega del Ciclismo Professionistico. Lo ha fatto con una lunga lettera che vi proponiamo integralmente.
Caro Presidente, cari colleghi Consiglieri,
sono passati esattamente due anni dal nostro primo direttivo, tenutosi nella sede di tappa del Giro 2024, a Desenzano: Lega Ciclismo Professionistico si ritrova, quindi, giusto a metà mandato e i tempi sono maturi per un bilancio e una doverosa riflessione, vieppiù considerando il pregiudizio – è giusto ricordarlo - che ha condizionato la nascita di questo nuovo progetto, dopo un lungo periodo di commissariamento, con il sospetto che si trattasse di un’iniziativa inutile, se non per creare poltrone solo per compiacere chi le avrebbe occupate.
Lo scopo di LCP doveva essere - negli intendimenti di chi, come il sottoscritto, ha difeso per anni e con impegno l’idea che fosse necessario un ente dedicato e autonomo per il ciclismo professionistico - quello di condividere con l’intero movimento, in primis con FCI, un ben definito progetto di rilancio, sulla base certi chiari obbiettivi da mettere al centro del lavoro, a sostegno degli organizzatori, delle squadre e dei corridori, in raccordo con l’attività giovanile portata avanti dalla Federazione.
Il rapporto con FCI era da ricucire, certamente affermando l’autonomia della Lega, ma altresì l’esigenza ineludibile di una stretta collaborazione, non essendo neanche immaginabile, nel nostro contesto, una conflittualità o addirittura un antagonismo concorrenziale a questo livello.
Nel corso di questo mandato, tuttavia, non solo è apparso impossibile un qualsiasi confronto progettuale, ma è stata addirittura affermata espressamente, in ogni occasione, un’indisponibilità in questo senso, sulla base della non condivisibile affermazione secondo cui chi aveva avuto il merito (fuori discussione e sempre sinceramente riconosciuto) di procurare le risorse, in questo momento oggettivamente rilevanti, avrebbe avuto anche il diritto di decidere come spenderle.
Indiscutibilmente, ciò ha dato luogo ad una impressionante promozione di immagine e la Lega, finalmente, è divenuta un soggetto identificabile, così come il suo Presidente è oggi da tutti molto riconoscibile come un nuovo protagonista della politica sportiva.
Ma con quali prospettive per l’Ente e per il ciclismo professionistico, nel momento in cui queste risorse straordinarie di cui disponiamo una tantum finiranno, alla fine del prossimo anno?
A chi me ne ha chiesto conto, ho dovuto rispondere, per sincerità, che il sottoscritto (ma non potrei essere smentito se affermassi che tutti i consiglieri sono nella mia condizione) non è mai stato messo a parte di nessuna decisione su alcuna allocazione di spesa, né tantomeno quale fosse la logica, nel senso a cui sopra facevo cenno quando parlavo di progetto.
L’ambizione personale e gli utilitarismi estemporanei sono aspetti non solo del tutto normali, ma talvolta anche positivi e stimolanti, dell’attività istituzionale e politica, sino al momento in cui si condividono in trasparenza certi rapporti di proporzione, ma quando invece si afferma, al contrario, la prerogativa di non discutere certi argomenti in funzione della celerità e non modificabilità delle decisioni già assunte altrove, allora, alla lunga, diventa anche difficile spiegare, a sé stessi e agli altri, il senso del proprio ruolo e dell’Associazione Direttori Sportivi che rappresento.
Le recenti dimissioni del vice presidente Giuseppe Saronni e la mancata ricandidatura del Collegio dei Revisori richiedono di più che una superficiale archiviazione come mero dato amministrativo, come invece è stato fatto, anziché come segnale da cogliere, senza chiedersi davvero come mai, se avessero ancora avuto piacere di essere parte di questa istituzione sportiva, non sono rimasti.
Personalmente, mi è sembrato un segnale di allarme di cui non posso non tenere conto, considerando come si è svolta l’attività consiliare in questi due anni; inoltre, non ritengo plausibile il grave deterioramento dei rapporti con FCI, per quanto possibile addirittura peggiorati rispetto alla fase pre-commissariale: a prescindere da chi ne abbia la colpa, per aver “cominciato per primo”, è un dato di fatto che mi fa sentire addirittura in imbarazzo, non essendo certo questo l’ambiente in cui pensavo di rappresentare la mia associazione.
Ciò detto, mi vedo costretto a rassegnare le mie dimissioni da consigliere di Lega, con riserva di assumere le iniziative che riterrò in futuro più opportune, dato che ADISPRO in ogni caso ha un posto di diritto nel direttivo, a cui si riserva di partecipare quando le condizioni saranno cambiate.
Un cordiale saluto.
Davide Goetz, presidente Adispro