Non partecipo al processo contro Milan. Non entro nella giuria popolare perchè mi sembra normale che perda da Magnier. Certo, lo dico e lo confermo, al momento considero Magnier (molto) più forte di Milan. Lo batte su tutti i generi d'arrivo, senza se e senza ma. E se non tutti la pensano come me, non c'è problema: sempre viva Milan, che è patrimonio nostro, che è quanto ci resta, ma non per questo possiamo fingere di non vedere.
Nessuna novità a Pieve di Soligo, vince il migliore e questo nello sport – nella vita - dovrebbe sempre bastare. Caso mai, la vera novità sta nello sprint di gruppo, dopo che tanti avevano già crocefisso i velocisti in anticipo sul muro di Ca' del Poggio. Niente, al giorno d'oggi gli sprinter non sono più acrobati da circo che cedono sui cavalcavia, hanno sviluppato buoni anticorpi anche su certi strappi, chi più, chi meno. Magnier è il futuro dello sprint mondiale, non ancora il numero uno, ma prossimo a diventarlo, se continua con questa lucidità, con questa agilità, con questa intelligenza.
Il resto lo scrivo aggrappandomi alla sedia, nella speranza che non me la sfilino da un momento all'altro. Qui si sta registrando un fenomeno incredibile, ai limiti del paranormale: stanno chiudendo già gli ombrelloni. Si sgombera, si sbaracca. Diciamo pure che è un fuggi-fuggi generale.
Allarme meteo? Prove tecniche di evacuazione? No, è qualcosa di più strano: mezzo Giro maschio sta traslocando verso il Giro femmina, che il nuovo lessico per la parità di genere dovrà prima o poi chiamare Gira. Esodo di massa, lunghe code ai caselli e sold-out negli alberghi di Cesena. Mai successa una cosa simile. Data la sovrapposizione (voluta, motivi di promozione e marketing) delle prime due tappe (sabato e domenica) della Gira con le ultime due del Giro, nemmeno per un minuto s'è pensato di rafforzare l'organizzazione sui due fronti. Metodi bocconiani, ultramoderni: si ottimizza la spesa dividendo in due quello che c'è.
Da qui, lo spettacolare spettacolo: metà ufficio stampa fa le valigie e parte di corsa la sera di Molveno (mercoledì), parte mezza Radio Corsa, parte metà del personale, metà dei servizi tecnici. Dico metà per capirci, non mi vengano a fare storie perchè magari sono sessanta e quaranta per cento: parlo del fenomeno generale, non posso essere preciso al centesimo.
In concreto, si assiste a un evidente smantellamento del Giro uomo inteso come struttura. Noi rimasti, godiamo di spazi più ampi, ma in fondo accusiamo anche un mesto senso di solitudine, per non parlare di un vero e proprio senso di svacco totale. La stessa Rai smembra la spedizione, e tanto per portarsi avanti parla della Gira nel bel mezzo del Giro.
C'è da chiedersi: va bene lo strapotere di Vinge che ha azzerato l'incertezza, ma il Giro interessa ancora a qualcuno? All'apparato istituzionale, prima di tutto. Sembra interessi più a me che ai padroni di casa. Ormai, qui al Giro maschio è diventato molto più importante il Giro donna. Hanno tutti la testa già là, qualcuno non solo la testa, è partito anima e corpo scappando nottetempo in fretta e furia. Al mattino, è un elenco di scomparsi e di irreperibili.
In tutto questo, la cosa più divertente è che i giornalisti vengono accusati di snobbare il Giro, dedicando pochi riguardi, per non dire boiccottandolo vigliaccamente. Quelli che lo amano e lo rispettano lo stanno smantellando pezzo a pezzo. Tutti al Giro donne, tutti al Giro donne.
Non so chi arriverà a Roma. Nel caso, portarsi le sedie da casa.