CARTAGIRO. LA RASSEGNA STAMPA DELLA CORSA ROSA

GIRO D'ITALIA | 27/05/2026 | 08:00
di Aldo Peinetti

Con l’approssimarsi dell’importante ricorrenza, a 80 anni dal Referendum del 2 giugno, vittoria della Repubblica sulla Monarchia, forse anche quando si parla di Giro sarà il caso di limitare i riferimenti al Re. Che poi la corsa rosa un Sovrano assoluto lo abbia nessuno ormai lo può negare, cronaca di un trono annunciato, anche se Jonas Vingegaard mica sapeva che Federico X, re di Danimarca, proprio ieri ha compiuto 58 anni.


Per il campione scandinavo quella di ieri è stata “la migliore prestazione di questa edizione” (Gazzetta), mentre il Corriere fin dal titolo enfatizza la confusione di Pellizzari nel quadro affatto “roseo” per l’Italbici. Marco Bonarrigo, con una certa evidenza, fa notare il “Disastro azzurro: mai in 109 edizioni il miglior italiano è stato ottavo a 7’57” dal leader dopo 16 tappe”. Meditate gente, meditate.


Sullo stesso tasto pigia anche Maurizio Fondriest nella bella ed ampia intervista concessa a La Stampa, dopo aver tracciato un parallelo tra la vittoria di Pogacar nel 2024 e quella annunciata di Vingegaard oggi.  Su Il Giornale, Pier Augusto Stagi aggiunge uno spunto: “da ini­zio anno tutti gli arrivi in quota dispu­tati dal danese, li ha vinti lui. Se non c’è Tad­deo, Vin­ge­gaard si mette in moda­lità Poga­car e nes­suno gli tiene la ruota”. Ad alcuni inviati in Svizzera garba di prenderla in musica, evocando (Repubblica )lo stesso refrain risuonato già a Blockhaus, Corno alle Scale e Pila: dirige il maestro Jonas. A Thomas Perotto de l’Equipe è rimasta in mente la canzone “Gente di Mare” sparata dagli altoparlanti mentre la maglia rosa raggiungeva la sala stampa. La rockstar danese esegue gli assoli con consumata esperienza:  “Vingegaard che domina la corsa in termini sportivi e lascia solo una relativa suspense a cinque tappe dal traguardo”.

GAZZETTA DELLO SPORT
IL SIGNORE DEL GIRO 
URLO VINGEGAARD: “VOLEVO ONORARE LA MAGLIA ROSA”
Quando gli hanno chie­sto se per caso la dedica del suc­cesso fosse per Fede­rico X, il re di Dani­marca che pro­prio ieri ha com­piuto 57 anni, Jonas Vin­ge­gaard ha dovuto ammet­tere: «Non lo sapevo». La casa reale del Paese – ne siamo sicuri – lo scu­serà per­ché in que­sto momento uno dei sud­diti più famosi ha ben altri pen­sieri: sta domi­nando il Giro d’Ita­lia e ne aveva appena dato l’enne­sima prova, pren­den­dosi pure l’arrivo in salita di Carì (Sviz­zera), tappa 16, con la migliore pre­sta­zione di que­sta edi­zione. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA 
VINGO PADRONE DEL GIRO, FA IL VUOTO SENZA SFORZI: LA CONFUSIONE DI PELLIZZARI
Biso­gne­rebbe rac­con­tare la quarta vit­to­ria soli­ta­ria del feno­meno Vin­ge­gaard, par­tito senza nem­meno alzarsi sui pedali a sei­mila e sei­cento metri dalla vetta della mon­ta­gnola sviz­zera di Carì, pro­se­guendo con il motore a metà potenza fino al tra­guardo sviz­zero. Biso­gne­rebbe aggiun­gere che Vingo (di fatto anche già re della mon­ta­gna) ora ha 4’03” di van­tag­gio sull’austriaco Gall, 2°, 4’27” sull’olan­dese Aren­sman, 3°, e 5’ sull’ex vin­ci­tore austra­liano Hind­ley: saranno loro a gio­carsi il podio. Va anno­tato che il por­to­ghese Eula­lio, 5°, pur arran­cando con­serva la maglia bianca con 2’17” di mar­gine su Davide Pigan­zoli che dopo aver lan­ciato capi­tan Vingo in salita ha avuto ancora ener­gia per infa­sti­dire gli inse­gui­tori. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA
VINGEGAARD SOVRANO ASSOLUTO, CROLLA PELLIZZARI
 Sull’Alpe d’Huez del Canton Ticino suona la stessa musica del Blockhaus, di Corno alle Scale e di Pila. Primo e secondo sono sempre Jonas Vingegaard e Felix Gall. Varia solo il distacco: stavolta è 1’09”, anche quello è andato in crescendo nei quattro arrivi in salita del Giro. La novità di Carì per Vingegaard è la vittoria in maglia rosa: scatto a - 6,6 km dall’arrivo e tanti saluti. Noioso? Lo è anche Pogacar, in fondo. (Cosimo Cito)

LA STAMPA
MAURIZIO FONDRIEST: «VINGEGAARD HA CHIUSO IL GIRO MA SONO MANCATI GLI AVVERSARI»
«In Svizzera Vingegaard ha messo un punto sul Giro. Con la vittoria, ora ha quattro minuti di vantaggio sul secondo». Maurizio Fondriest, 61 anni trentino, un Mondiale e una Milano-Sanremo in bacheca, oggi sarà il padrone di casa (con la Mediolanum) della carovana che arriva ad Andalo. La differenza tra la Corsa di Vingegaard e quella di Pogacar nel 2024? «Nell'anno in cui ha vinto Tadej, la sua supremazia è stata netta. Ha dominato dalla prima settimana e centrato sei frazioni. Superiore a tutti. Vingegaard, invece, non è arrivato qui nella condizione migliore. Finora si è preso quattro tappe, ne ha ancora due a disposizione. Gli avversari, sia nel caso del danese che in quello dello sloveno, non hanno fatto la differenza. Tadej e Jonas , i due fuoriclasse, sono stati alla pari solo per un anno. Poi Pogacar ha cambiato ritmo, è lui il più forte. Li vedremo entrambi al Tour, il terreno su cui si scontreranno». (Daniela Cotto)

IL GIORNALE 
VINGEGAARD CALA IL POKER IN SALITA E METTE LE MANI SUL GIRO
Altro arrivo in salita, stesso vin­ci­tore. Cam­biano i pae­saggi, cam­bia anche nazione – visto che siamo in Sviz­zera -, ma Jonas Vin­ge­gaard non cam­bia abi­tu­dini: lui è qui per vin­cere e vince. Da ini­zio anno tutti gli arrivi in quota dispu­tati dal danese, li ha vinti lui. Se non c’è Tad­deo, Vin­ge­gaard si mette in moda­lità Poga­car e nes­suno gli tiene la ruota.
Que­sta volta toglie il disturbo prima, non si fa remore: a sei chi­lo­me­tri e sei dalla vetta, apre il gas e fine delle tra­smis­sioni: se ne va. Troppo supe­riore. Gli altri? Tutti lì appas­sio­na­ta­mente, in una corsa per il piaz­za­mento, sul filo dei metri e sul filo dei secondi. «In que­sto Giro sento di esser cre­sciuto molto, è una noti­zia impor­tante sulla strada del Tour», sor­ride il danese che incon­sa­pe­vol­mente rende omag­gio al suo re, Fede­rico X, 58 anni com­piuti ieri: «Non lo sapevo, auguri», ammette il re della corsa. (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE
TICINO VIVACE
La scena rasentava l'assurdo, sulle note dell'eccellente brano "Gente di mare" di Umberto Tozzi e Raf: la maglia rosa, persa nel bel mezzo di un'enorme festa sotto un grande tendone, si faceva strada tra una folla frenetica, bicchieri che volavano ovunque, fisarmoniche sparse, remix improbabili, abiti eleganti e un pubblico completamente sorpreso di vedere il leader del Giro apparire improvvisamente in mezzo a loro.
Jonas Vingegaard è passato di lì diretto alla piccola sala stampa nascosta vicino a un bar. La cosa lo ha fatto sorridere, ma fortunatamente era scortato da due guardie di sicurezza che gli aprivano la strada sia all'andata che al ritorno. Una rock star danese al Giro d'Italia, in un'incantevole cittadina svizzera, la sedicesima tappa ha dato vita a una bella storia in un Giro che si vive più che si racconta, con Vingegaard che domina la corsa in termini sportivi e lascia solo una relativa suspense a cinque tappe dal traguardo. (Thomas Perotto) 

TUTTOSPORT
VINGEGAARD `E POKER. E ORA SFIDA POGACAR
La Visma-Lease a Bike non è un team, bensì una macchina da guerra. Ieri le “furie gialle” hanno pilotato capitan Jonas Vingegaard, trionfatore ai 1644 metri di Carì con 1’09” su Felix Gall.
Col gesto atletico nella tappa in Canton Ticino, il 29enne danese ha messo defi nitivamente in ghiacciaia la vittoria al Giro d’Italia.
In maglia Visma brilla anche il lombardo Davide Piganzoli, 6° all’arrivo a 1’34” dal capitano in maglia rosa. Adesso Piganzoli è 8° in classifica generale, migliore degli italiani. Invece le speranze di vedere Giulio Pellizzari primattore in un grande Giro a tappe sono smistate al futuro. Nella tappa Bellinzona-Carì gli si è spenta la luce a 11,5 chilometri dall’epilogo. Il marchigiano della Red Bull-Bora ha proseguito senza slancio chiudendo a 18’06 (Alessandro Brambilla)

CORRIERE DELLO SPORT
JONAS CALA IL POKER
il poker l’ha calato in rosa. Come aveva promesso sabato a Pila quando ha conquistato il simbolo del primato, Jonas Vingegaard non ha tradito. Alla prima occasione utile, nella tappa esplosiva tutta in terra svizzera, il ventinovenne danese non ha soltanto ottenuto il quarto successo in altrettanti arrivi
in salita (primo anche al Blockhaus, Corno alle Scale e Pila), ma ha messo una seria ipoteca sul successo finale.
A 6,5 chilometri dall’arrivo,
non appena il giovane valoroso Davide Piganzoli si è spostato, Jonas ha sfoderato la sua solita, letale progressione per rimanere da solo. L’ultimo a mollare è stato anche questa volta Felix Gall, che però stavolta ha pagato più di 1’09” di ritardo, precedendo di appena due secondi Jai Hindley (1’11”). (Alberto Dolfin)


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