La navigazione del Giro si è fatta perigliosa, nella fornace milanese a 33 gradi. Già, perchè forse in Scandinavia saranno felici (maglia rosa a Vingegaard e successo di giornata a Lavik Dvernsnes, eppure ad occupare la quasi interezza dei resoconti è la “frenata” di Jonas, che si consegna con un pò di stupore all’entusiasmo del pubblico meneghino. I freni? A Jonas è toccato esercitare un ruolo anche ingrato, di certo indigesto per chi voleva assistere allo spettacolo del ritorno della maglia rosa all’ombra del Duomo. La neutralizzazione ottenuta (o imposta, come annota Corsera), dopo i conciliaboli con la Giuria, monopolizza i titoli, con un bel contraltare tra quanto descritto il giorno prima (“Rivoluzione”, “Presa di potere”) e l’apparizione dei Masaniello del Pedale (“Milano congela i suoi ultimi km”, “La rivolta contro Milano”, “Giro sfregiato a Milano”). Dura lex, sed lex: un giorno di riposo per calmare gli animi ci sta tutto. Denuncia, su Il Giornale, Pier AIgusto Stagi: "Hanno fatto la festa al Giro, ancora una volta. Hanno sfregiato nuovamente la corsa rosa, come da prassi, come da copione. Ogni anno è sempre così”. Milano in francese si scrive Milan, ma L’Equipe non si riferisce ad un duello mancato tra Magnier ed il nostro velocista in maglia Lidl Trek. Il quinto posto di ieri, per la maglia ciclamino, è stato magra consolazione.
GAZZETTA DELLO SPORT
LA VITA IN ROSA
A Jonas Vingegaard scappa da ridere quando in mezzo al pubblico vede uno striscione dedicato proprio a lui con scritto «Ti amo» da una tifosa. Il leader danese Lancia i fiori dal podio di Milano, continua ad ammirare la maglia rosa che indossa. Dirà: «Non pensavo che vestirla fosse una emozione così intensa». È stato il primo giorno della carriera passato al comando del Giro d’Italia, all’indomani del terzo successo in salita a Pila, e il danese se l’è goduto tutto. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
GIRO LA FRENATA DI VINGEGAARD
E MILANO CONGELA I SUOI ULTIMI KM
Ci sono tanti modi per festeggiare il primo giorno in maglia rosa, specie se sei un fuoriclasse. Jonas Vingegaard ha scelto il peggiore: autonominarsi responsabile della sicurezza del gruppo mutilando il percorso della quindicesima tappa del Giro d’italia. In una Milano che attendeva la corsa rosa da cinque anni e che si era preparata ad accoglierlo con un circuito cittadino spettacolare, curve ampie e rettilinei larghi, il danese ha avvicinato la macchina della giuria a 40 chilometri dal traguardo chiedendo — anzi imponendo — al presidente di neutralizzare l’ultimo giro per impedire incidenti. Messo alle strette, il presidente ha detto sì. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
VINGEGAARD E LA RIVOLTA CONTRO MILANO
Una brutta giornata di ciclismo ha chiuso la seconda settimana del Giro. La vittoria del norvegese Dvernsnes su Maestri e Marcellusi in uno sprint a tre dopo una lunga fuga rischia di restare un dettaglio in un quadro dimenticabile nonostante il grande pubblico sulle strade del centro di Milano. Se la volontà era quella di riavvicinare la città-culla del Giro alla creatura rosa- appena interrotto un record di 5 anni senza tappe- il tentativo è andato a vuoto. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
GIRO SFREGIATO A MILANO: NEUTRALIZZATI 16 CHILOMETRI
Hanno fatto la festa al Giro, ancora una volta. Hanno sfregiato nuovamente la corsa rosa, come da prassi, come da copione. Ogni anno è sempre così: 13 gradi di temperatura diventano insopportabili, una spolverata di neve rende le strade impraticabili, due tombini e una “esse” di troppo in zona Bocconi come ieri sono sufficienti per neutralizzare di 16 km una tappa di 157.
Hanno fatto la festa al Giro, sfregiando una corsa che non arrivava a Milano da cinque anni. A due giri dalla fine, dopo colloqui intensi di Campenaerts e della stessa maglia rosa Vingegaard con il presidente di Giuria (lo spagnolo Tortajada), ecco la neutralizzazione. I tempi vengono “cristallizzati” a 16,4 km dall’arrivo. Di che cosa si sono lamentati i corridori? Forse di qualche tombino? Forse di una “chicane” in zona Bocconi? Forse di un paio di rotaie di troppo? (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
MILANO NEGATIVA PER MAGNIER
Sembra che la maglia ciclamino, finalmente strappata tra Voghera e Milano, gli abbia dato un po' di fastidio ieri sera nel capoluogo lombardo. Paul Magnier (22 anni) è arrivato al pullman della sua squadra ancora furioso per il caldo e l'irritazione, con indosso la maglia della giornata, non quella che aveva messo pochi minuti prima alla cerimonia del podio. Ancora una volta in testa alla classifica a punti, grazie ai 15 punti guadagnati su Jhonatan Narvaez (1° allo sprint intermedio, 14° al traguardo), il francese della Soudal-Quick-Step ha vinto uno sprint dal gruppo (5°), che è servito come magra consolazione. (Thomas Perotto)
TUTTOSPORT
LA TAPPA SFRECCIA A OLTRE 51 KM/, BEFFATI I VELOCISTI
Il pubblico sul circuito finale di Milano (16,3 km) ripetuto quattro volte era immenso. L’organizzazione ha disegnato il percorso cittadino su viali larghi e percorribili in sicurezza. Purtroppo alcuni corridori, tra i quali la maglia rosa Jonas Vingegaard, Victor Campenaerts e Giulio Ciccone, quando mancavano circa 40 km alla fine, hanno chiesto e ottenuto dal presidente di giuria, lo spagnolo Tortajada, la neutralizzazione dei tempi a scanso di cadute o incidenti meccanici ad un giro dal termine, anziché ai consueti meno 5 chilometri come da regolamento Uci per gare a tappe. Il tratto neutralizzato è stato esteso a 16,3 km. (Alessandro Brambilla)
CORRIERE DELLO SPORT
BEFFA NORDICA
Tutti aspettavano lo sprint nel centro meneghino e, invece, è arrivata la fuga. Caldo da sciogliere l’asfalto, una marea di tifosi assiepati a bordo strada nel circuito finale di Milano e quattro cavalieri che, una volta passati sotto il triangolo rosso dell’ultimo chilometro, hanno capito che quella manciata di secondi accumulata sarebbe bastata per giocarsi il successo in corso Venezia, lasciando a bocca asciutta i velocisti. (Alberto Dolfin)
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