NARVAEZ. UNA VITTORIA CHE DÀ IL SORRISO. BJERG? SENZA DI LUI NON FAREMMO FESTA STASERA»

GIRO D'ITALIA | 16/05/2026 | 19:38
di Francesca Monzone

Due vittorie di tappa al Giro d’Italia non arrivano mai per caso. Ma per Jhonatan Narváez questo secondo successo ha un sapore ancora più profondo, quasi liberatorio. Dietro la vittoria di oggi non c’è soltanto la forza mostrata sulle salite o l’intelligenza tattica nel finale, ma un percorso complicato, fatto di dolore, dubbi e pazienza.


«Per me questo Giro finora non è stato esattamente una fiaba - ha raccontato dopo il traguardo Narvaez - Sì, ho vinto due volte, però nella seconda tappa abbiamo perso tre corridori. Per fortuna però lo spirito di squadra è rimasto eccellente».


Narváez ha voluto subito sottolineare il valore del gruppo, elemento decisivo anche nella vittoria di oggi. «Abbiamo una squadra forte, anche oggi l’abbiamo dimostrato: eravamo in due davanti, due dietro, eravamo messi molto bene. Potevamo controllare la situazione sia nel gruppetto di testa che negli inseguitori».

Una lucidità tattica che si è vista soprattutto nel momento chiave della corsa, quando l’ecuadoriano ha scelto il momento giusto per allungare. «Sapevo oggi di essere forse il più forte in salita, però non bisogna mai sottovalutare gli avversari, anche perché poi il finale era molto pericoloso, l’ultima curva era bagnata».

La prudenza non gli ha impedito di correre seguendo il suo istinto. Anche perché il ricordo dei mesi difficili dopo l’infortunio è ancora molto vivo. «La caduta al Down Under è stato un momento terribile. In Ecuador stavo molto male mentalmente, però poi ho iniziato a lavorare. Sono stato un mese a casa e piano piano sono tornato».

Un periodo durissimo, soprattutto dal punto di vista psicologico. «Non è stato bello vedere i miei compagni di squadra che correvano e io fermo a casa. Però adesso posso dire che mi sto divertendo».

Oggi, però, il sorriso è tornato davvero. E insieme alla gamba, è riemersa anche l’esperienza accumulata negli anni accanto ai grandi campioni. «Nella mia carriera ho sempre corso con corridori molto forti e molto furbi, come Michał Kwiatkowski per esempio. Ho imparato molto dagli altri, so quando devo attaccare e posso dire di essere stato anche furbo».

Nel finale, nonostante la superiorità mostrata in salita, Narváez non si è mai sentito davvero sicuro della vittoria. «Ci sono sempre dei pericoli. Devo fare i complimenti anche a Andreas Leknessund che si è dimostrato molto forte, ma ho capito che avrei vinto solo una volta tagliato il traguardo».

Determinante anche il lavoro della squadra, in particolare quello di Mikkel Bjerg, autentico uomo ombra della giornata e Narváez non ha nascosto la sua gratitudine.

«Mikkel Bjerg è stato eccellente, è un corridore sempre disponibile che non si vede mai in tv. Senza di lui oggi non avrei vinto. Ha spinto a tutta sulla parte pianeggiante, poi abbiamo giocato bene le nostre carte».

L’ecuadoriano ha spiegato anche il dialogo avuto in corsa con il compagno: «Gli ho detto che, visto anche il vento in faccia, avevo bisogno di lui fino alla fine. Ed è grazie a lui che ho vinto, assolutamente».

Anche dall’ammiraglia arrivavano indicazioni continue. «Dalla radio Baldato mi diceva di lottare, mi dava informazioni sugli inseguitori soprattutto. Mi diceva di farlo, di farlo, di farlo. Però allo stesso tempo anch’io sapevo di dover spingere fino alla fine».

La fuga vincente non è nata facilmente. «È stato anche duro entrare in fuga. Vedevamo sempre i corridori della Net Company che cercavano di controllare tutti gli attacchi, di mettere dei corridori forti nella fuga».

Poi è arrivato il momento decisivo: «Quando c’è stata l’occasione siamo partiti sia io che Bjerg e ci ha seguito il solo Leknessund».

E ancora una volta il pensiero finale è stato per il suo compagno che si è speso fino alla fine per portare Narvaez alla vittoria. «Bjerg è eccezionale, un corridore che magari non vediamo sul podio o in tv ma è perfetto. Pensate che gli sportivi in generale si allenano per vincere, lui invece si allena per far vincere gli altri. Per questo gli sono grato, ne siamo grati nel team».

Infine, uno sguardo anche alla storia del ciclismo ecuadoriano. «Non sapevo che anche il mio connazionale Richard Carapaz aveva ottenuto quattro vittorie al Giro d’Italia, però facciamo due carriere diverse. Io sono orgoglioso di ciò che ho fatto in questa settimana e sia io che il team continueremo a provare a vincere delle tappe da qui alla fine Giro».


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COMMENTI
Carapaz
16 maggio 2026 20:44 Forza81
Guai a nominarlo....

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