CARTAGIRO. LA RASSEGNA STAMPA DELLA CORSA ROSA

GIRO D'ITALIA | 16/05/2026 | 09:29
di Aldo Peinetti

La Voce del Padrone è quella di Jonas Vingegaard, un dominatore gentile che tende a schermrsi quando lo si paragona a Merckx chiamando in causa la vittoria del Cannibale, quassù, nel 1967. Anche con atteggiamenti da antidivo, è pur sempre un tiranno, ciclisticamente parlando il danese, che ha trasformato la Majella in uno speciale fiordo spazzato dal vento.


Quell’avamposto di comando, il Blockhaus, diventa anche premessa forte per i giorni a venire. Lo dice la Gazzetta (“Jonas ha scelto un posto iconico per inaugurare quella che lui spera sia una serie di successi”), lo ribadisce Repubblica, descrivendo la prova di forza di Vingegaard e citando come la rosea il messaggio inviato dal Giro a Tadej Pogacar, l’arcirivale del capitano in giallonero.


Coraggio o avventatezza da 22enne quella di Giulio Pellizzari nel tentare di francobollare Vingo? Il marchigiano, annota Marco Bonarrigo,  “ha avuto un solo secondo per sce­gliere tra cuore e ragione, deci­dere se incol­larsi alla ruota di Jonas Vin­ge­gaard o (pro­vare a) recu­pe­rarlo in pro­gres­sione. A 22 anni le ragioni del cuore hanno prevalso”. Romantico e spietato, cose tipiche del ciclismo.

Tornando al buon Jonas, “sarà anche stato un pesca­tore, ma non ricorre alla rete. Per il momento getta un amo e si prende il minimo neces­sa­rio per stare in pace con se stesso” - così Pier Augusto Stagi su Il Giornale. In tutto questo fiorire di articoli, La Stampa non dedica che una stringata news ad una tappa di questa portata: spiace, urge paginata riparatoria? L’Equipe, bontà sua, pur essendo un quotidiano sportivo per eccellenza è ormai piacevolmente specializzata negli incipit che descrivono il luogo del delitto. Per imbattersi nel cognome Vingegaard, peraltro cubitale nel titolo con associata una bella foto da bordo strada, occorre inoltrarsi di parecchie righe nella lettura dell’articolo di Julien Chesnais. Inviato suggestionato dai verdi pascoli del Blockhaus…e dal fumo degli  arrosticini sulla griglia.

GAZZETTA DELLO SPORT
LA VOCE DEL PADRONE
Quando si fini­sce per tirare in ballo Eddy Merckx, che pro­prio sul Bloc­khaus nel 1967 vinse la prima tappa al Giro d’Ita­lia della car­riera, Jonas Vin­ge­gaard è quasi imba­raz­zato: «Che para­gone... Diciamo che so quanto sia impor­tante que­sta mon­ta­gna, il senso che ha, ed essere riu­scito a con­qui­starla è spe­ciale, per me e per la squa­dra». Più volte, addi­rit­tura Tadej Poga­car ha defi­nito il danese il miglior sca­la­tore del mondo: al debutto nella corsa della Gaz­zetta, ieri Jonas ha scelto un posto ico­nico per inau­gu­rare quella che lui spera sia una serie di suc­cessi. (Ciro Scognamiglio)

CORRiERE DELLA SERA
L'ERRORE DI PELLIZZARI, VINGEGAARD LO SEMINA
A 5.200 metri dal primo tra­guardo in salita del Giro d’ita­lia, Giu­lio Pel­liz­zari ha avuto un solo secondo per sce­gliere tra cuore e ragione, deci­dere se incol­larsi alla ruota di Jonas Vin­ge­gaard o (pro­vare a) recu­pe­rarlo in pro­gres­sione. A 22 anni le ragioni del cuore fre­quen­te­mente pre­val­gono e Giu­lio si è subito fran­co­bol­lato al sedere di Vingo che gli è scat­tato in fac­cia tre volte senza scrol­lar­selo di dosso. Il testa a testa ci ha esal­tato per 600 metri: al quarto scatto Pel­liz­zari ha spa­lan­cato la bocca a cac­cia di ossi­geno e sca­lato due denti al rap­porto men­tre il danese scom­pa­riva all’oriz­zonte. (Marco Bonarrigo)

REPUBBLICA
VINGEGAARD, PROVA DI FORZA SUL BLOCKHAUS NON HA RIVALI
V per vittoria, non certo per vendetta, anche se il messaggio che Vingegaard  ha inviato dalla Majella sarà arrivato dalle parti dell’arcirivale in giallo Tadej Pogacar. Jonas c’è, la scampagnata di avvicinamento chiamata Giro d’Italia sta andando per ora benone. Dopo aver conquistato il Blockhaus, ha avuto il tempo di baciare l’adesivo sul manubrio con la moglie e Trine ed i due figlioletti, poi come sempre ha chiamato casa, come si fa all’uscita dall’ufficio. (Cosimo Cito)

IL GIORNALE 
SUL BLOCKìHAUS VINGEGAARD INSEGNA E PELLIZZARI IMPARA
Alla fine va anche rin­gra­ziato, per­ché si va a pren­dere la scena, senza pren­dersi il Giro. Si porta a casa il primo arrivo in quota di que­sto Giro, ma non si prende la corsa. Jonas Vin­ge­gaard, sarà anche stato un pesca­tore, ma non ricorre alla rete. Per il momento getta un amo e si prende il minimo neces­sa­rio per stare in pace con se stesso. Per inse­rire nel suo per­so­na­lis­simo pal­ma­res (due Tour e una Vuelta), anche la prima tappa nella corsa rosa: sta­tene pur certi, non sarà l’unica, non sarà l’ultima. (Pier Augusto Stagi)

L'EQUIPE
VINGEGAARD LA PREMIERE FLECHE
Tra due gelidi acquazzoni, il fumo che fuoriesce dalle griglie su cui si preparano i famosi arrosticini si innalza orizzontalmente qui, vicino al traguardo. Il servizio meteorologico italiano ha ora posto l'Abruzzo in stato di allerta moderata, ma i crepitii sono attutiti dal tepore lassù sulle pendici del Monte Blockhaus (2143 m), punteggiate da verdi pascoli, ghiaioni grigi e impianti di risalita fermi, ancora ricoperti da uno spesso strato di neve. I ciclisti di testa hanno trovato rifugio all'Albergo Mamma Rosa, situato sul traguardo a quota 1665 metri. (Julien Chesnais)

TUTTOSPORT
VINGEGAARD, SCATTO DA MERCKX
Il danese Jonas Vingegaard emula Eddy Merckx. Il grandissimo belga ottenne la sua prima vittoria in una tappa del Giro d’Italia il 31 maggio 1967 al Blockhaus. Vingegaard 59 anni dopo l’ha imitato sulla popolare montagna d’Abruzzo dando un segnale importante alla corsa e mandando fuori dalla lotta per il podio fi nale Egan Bernal, Enric Mas, Jan Christen e altri quotati passisti scalatori. (Alessandro Brambilla)

CORRIERE DELLO SPORT
JONAS 10 E LODE
Più veloce del vento. Nonostante le tremende raffi che che quasi strappavano dalle aste le bandiere italiane e quelle che omaggiavano il pirata Pantani, la sagoma giallonera di Jonas Vingegaard ha fatto capolino in cima al Blockhaus per cominciare il suo assalto al Giro d’Italia. (Alberto Dolfin)
  


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