La Voce del Padrone è quella di Jonas Vingegaard, un dominatore gentile che tende a schermrsi quando lo si paragona a Merckx chiamando in causa la vittoria del Cannibale, quassù, nel 1967. Anche con atteggiamenti da antidivo, è pur sempre un tiranno, ciclisticamente parlando il danese, che ha trasformato la Majella in uno speciale fiordo spazzato dal vento.
Quell’avamposto di comando, il Blockhaus, diventa anche premessa forte per i giorni a venire. Lo dice la Gazzetta (“Jonas ha scelto un posto iconico per inaugurare quella che lui spera sia una serie di successi”), lo ribadisce Repubblica, descrivendo la prova di forza di Vingegaard e citando come la rosea il messaggio inviato dal Giro a Tadej Pogacar, l’arcirivale del capitano in giallonero.
Coraggio o avventatezza da 22enne quella di Giulio Pellizzari nel tentare di francobollare Vingo? Il marchigiano, annota Marco Bonarrigo, “ha avuto un solo secondo per scegliere tra cuore e ragione, decidere se incollarsi alla ruota di Jonas Vingegaard o (provare a) recuperarlo in progressione. A 22 anni le ragioni del cuore hanno prevalso”. Romantico e spietato, cose tipiche del ciclismo.
Tornando al buon Jonas, “sarà anche stato un pescatore, ma non ricorre alla rete. Per il momento getta un amo e si prende il minimo necessario per stare in pace con se stesso” - così Pier Augusto Stagi su Il Giornale. In tutto questo fiorire di articoli, La Stampa non dedica che una stringata news ad una tappa di questa portata: spiace, urge paginata riparatoria? L’Equipe, bontà sua, pur essendo un quotidiano sportivo per eccellenza è ormai piacevolmente specializzata negli incipit che descrivono il luogo del delitto. Per imbattersi nel cognome Vingegaard, peraltro cubitale nel titolo con associata una bella foto da bordo strada, occorre inoltrarsi di parecchie righe nella lettura dell’articolo di Julien Chesnais. Inviato suggestionato dai verdi pascoli del Blockhaus…e dal fumo degli arrosticini sulla griglia.
GAZZETTA DELLO SPORT
LA VOCE DEL PADRONE
Quando si finisce per tirare in ballo Eddy Merckx, che proprio sul Blockhaus nel 1967 vinse la prima tappa al Giro d’Italia della carriera, Jonas Vingegaard è quasi imbarazzato: «Che paragone... Diciamo che so quanto sia importante questa montagna, il senso che ha, ed essere riuscito a conquistarla è speciale, per me e per la squadra». Più volte, addirittura Tadej Pogacar ha definito il danese il miglior scalatore del mondo: al debutto nella corsa della Gazzetta, ieri Jonas ha scelto un posto iconico per inaugurare quella che lui spera sia una serie di successi. (Ciro Scognamiglio)
CORRiERE DELLA SERA
L'ERRORE DI PELLIZZARI, VINGEGAARD LO SEMINA
A 5.200 metri dal primo traguardo in salita del Giro d’italia, Giulio Pellizzari ha avuto un solo secondo per scegliere tra cuore e ragione, decidere se incollarsi alla ruota di Jonas Vingegaard o (provare a) recuperarlo in progressione. A 22 anni le ragioni del cuore frequentemente prevalgono e Giulio si è subito francobollato al sedere di Vingo che gli è scattato in faccia tre volte senza scrollarselo di dosso. Il testa a testa ci ha esaltato per 600 metri: al quarto scatto Pellizzari ha spalancato la bocca a caccia di ossigeno e scalato due denti al rapporto mentre il danese scompariva all’orizzonte. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
VINGEGAARD, PROVA DI FORZA SUL BLOCKHAUS NON HA RIVALI
V per vittoria, non certo per vendetta, anche se il messaggio che Vingegaard ha inviato dalla Majella sarà arrivato dalle parti dell’arcirivale in giallo Tadej Pogacar. Jonas c’è, la scampagnata di avvicinamento chiamata Giro d’Italia sta andando per ora benone. Dopo aver conquistato il Blockhaus, ha avuto il tempo di baciare l’adesivo sul manubrio con la moglie e Trine ed i due figlioletti, poi come sempre ha chiamato casa, come si fa all’uscita dall’ufficio. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
SUL BLOCKìHAUS VINGEGAARD INSEGNA E PELLIZZARI IMPARA
Alla fine va anche ringraziato, perché si va a prendere la scena, senza prendersi il Giro. Si porta a casa il primo arrivo in quota di questo Giro, ma non si prende la corsa. Jonas Vingegaard, sarà anche stato un pescatore, ma non ricorre alla rete. Per il momento getta un amo e si prende il minimo necessario per stare in pace con se stesso. Per inserire nel suo personalissimo palmares (due Tour e una Vuelta), anche la prima tappa nella corsa rosa: statene pur certi, non sarà l’unica, non sarà l’ultima. (Pier Augusto Stagi)
L'EQUIPE
VINGEGAARD LA PREMIERE FLECHE
Tra due gelidi acquazzoni, il fumo che fuoriesce dalle griglie su cui si preparano i famosi arrosticini si innalza orizzontalmente qui, vicino al traguardo. Il servizio meteorologico italiano ha ora posto l'Abruzzo in stato di allerta moderata, ma i crepitii sono attutiti dal tepore lassù sulle pendici del Monte Blockhaus (2143 m), punteggiate da verdi pascoli, ghiaioni grigi e impianti di risalita fermi, ancora ricoperti da uno spesso strato di neve. I ciclisti di testa hanno trovato rifugio all'Albergo Mamma Rosa, situato sul traguardo a quota 1665 metri. (Julien Chesnais)
TUTTOSPORT
VINGEGAARD, SCATTO DA MERCKX
Il danese Jonas Vingegaard emula Eddy Merckx. Il grandissimo belga ottenne la sua prima vittoria in una tappa del Giro d’Italia il 31 maggio 1967 al Blockhaus. Vingegaard 59 anni dopo l’ha imitato sulla popolare montagna d’Abruzzo dando un segnale importante alla corsa e mandando fuori dalla lotta per il podio fi nale Egan Bernal, Enric Mas, Jan Christen e altri quotati passisti scalatori. (Alessandro Brambilla)
CORRIERE DELLO SPORT
JONAS 10 E LODE
Più veloce del vento. Nonostante le tremende raffi che che quasi strappavano dalle aste le bandiere italiane e quelle che omaggiavano il pirata Pantani, la sagoma giallonera di Jonas Vingegaard ha fatto capolino in cima al Blockhaus per cominciare il suo assalto al Giro d’Italia. (Alberto Dolfin)
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