GIRO D'ITALIA. BLOCKHAUS, IL PRIMO MOMENTO DELLA VERITÀ

GIRO D'ITALIA | 15/05/2026 | 08:06

E il settino giorno arrivò... il primo momento della verità. In un colpo, tappa più lunga del Giro, tappa più dura affrontata fino ad oggi in questa edizione e primo arrivo in salita: la Formia-Blockhaus non ci fa mancare proprio nulla.


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Il tappone appenninico propone ben 244 chilometri per una giornata che si avvicinerà alle sette ore di corsa. Prima parte lungo la costa del Basso Lazio attraverso Sperlonga e Gaeta prima di toccare nuovaemnte Formia e dirigersi verso nord. Dopo Venafro - traguardo volante al km 112,4 -  si percorre la strada a scorrimento che porta a Rionero Sannitico e Castel di Sangro.

Il primo GPM è posto a Roccaraso dopo una salita di 6,9 km al 6,4% di pendenza media, quindi si arriva allo scollinamento del Passo di San Leonardo prima della lunga discesa che porta a Roccamorice dove inizia la salita finale di 13,6 km all'8,4% di pendenza media. L'ascesa finale si sviluppa su strada stretta con numerosi tornanti. Per quasi 10 km la pendenza si mantiene sopra il 9% con punte fino al 14%. Brevissima contropendenza ai 500 m dall’arrivo e rettilineo finale in salita attorno all’8%.

LE STRADE DEL GIRO. Per raggiungere la prima grande salita del Giro si parte dal mare. Formia, però, è molto più di una pur apprezzata stazione balneare. Per la sua posizione lungo l’antica Via Appia, infatti, la sua storia è strettamente legata alla sua storia romana. Tra le testimonianze più rilevanti di quell’epoca si trova il Cisternone Romano di Castellone, grande struttura ipogea del I secolo a.C. articolata in navate e pilastri, la Villa di Mamurra, un complesso sul promontorio di Gianola articolato su più livelli con ambienti termali, e il Mausoleo di Cicerone. Di interesse archeologico è anche l’area di Caposele, con resti di una domus e spazi destinati oggi ad attività culturali, mentre nel quartiere di Castellone si trovano i resti dell’anfiteatro romano noto come “Il Cancello”.  

Appena dopo la partenza, un ampio giro nell’entroterra porta nei territori dove moderni caseifici producono la rinomata mozzarella di bufala tipica di queste terre. Quindi si ritrova il mare a Sperlonga, dove tra spiagge magnifiche e importanti monumenti romani - prima tra tutte la Villa di Tiberio - le ragioni per una sosta non mancano. Oltrepassata Gaeta si saluta la cosiddetta “Riviera di Ulisse” e si punta con decisione verso i rilievi appenninici.  

Il breve tratto molisano del tracciato di gara consente di scoprire, la città Romana famosa per le 33 chiese e il Castello Pandone di origine longobarda.  

Castel di Sangro conserva buona parte dell’antico assetto medievale periodo di cui sono mirabili esempi la Basilica di Santa Maria Assunta e la frazione gioiello di Roccacinquemiglia arroccata su uno sperone roccioso. Sempre in equilibrio tra passato e presente, questa località oggi nota anche per essere un importante polo produttivo  nel settore dell’automotive, è anche  culla del Montepulciano d’Abruzzo, ovvero il vino rosso simbolo della produzione vinicola dell’Abruzzo.  

Quindi è la volta di Roccaraso (dotata di un attrezzato bike park, ideale per qualche ora di divertimento sulle due ruote) e Rivisondoli, oggi affermate stazioni turistiche in quota. Si respira invece un’atmosfera d’altri tempi a Sant’Eufemia a Maiella, dove si passeggia lungo un percorso artistico a cielo aperto in cui murales e altre forme di pittura valorizzano l’ambiente, i mestieri e le usanze del posto e del Parco Nazionale della Maiella. Da vedere, tra l’altro,  la chiesa madre di San Bartolomeo e la Chiesa della Madonna delle Grazie. Caramanico Terme e Roccamorice invitano a ulteriori soste, ma subito dopo inizia la salite finale.

Sul Block Haus, nel Parco Nazionale della Majella, è nata la leggenda di Eddy Merckx che in occasione del Giro d’Italia del 1967 sbaragliò tutti i rivali conquistando la sua prima vittoria su una grande montagna. Lassù, su quell’altopiano caratterizzato da ampi spazi aperti e da un ambiente naturale aspro e privo di insediamenti stabili si respira la storia del ciclismo. E si gode dell’alta quota senza mediazioni.


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