Sfogliando la rosa dei nomi scelti dall’XDS Astana per prendere parte al Giro di Turchia, manifestazione 2.Pro, è saltato subito all’occhio come due di questi appartenessero alla propria formazione di sviluppo. Anche ad Hainan, per una corsa a tappe della medesima categoria, la compagine kazaka aveva opzionato due ragazzi della squadra Devo ribadendo sostanzialmente, con la medesima scelta, la fiducia nelle qualità e nella competitività diffuse del proprio comparto giovanile, uno dei migliori di questa stagione.
Già perché, numeri alla mano, quella della squadra di Alexandr Vinokourov è la rappresentativa Devo ad avere totalizzato più punti UCI quest’anno e quella a vantare attualmente anche il miglior piazzamento nel ranking a squadre, risultati questi frutto sia delle vittorie (3) che dei continui piazzamenti ottenuti (4 secondi posti) da gennaio a oggi dai propri esponenti che, in maniera quasi inevitabile, hanno fruttato loro chiamate e chance a ripetizione da parte del team World Tour.
Di fronte a questo frequente ricorso ai ragazzi della Devo anche in appuntamento di alto livello (pratica per nulla scontata fra le squadre della massima categoria), abbiamo voluto capire meglio quale sia la gestione interna dei ragazzi in maglia celeste e, approfittando della presenza di Dario Cataldo sull’ammiraglia XDS Astana al Giro di Turchia, ci siamo rivolti a lui per approfondire quest’argomento e non solo.
In XDS Astana fate tanto affidamento sui ragazzi della Devo: qual è il rapporto tra questa che, numeri alla mano è la miglior formazione di sviluppo per punti UCI di questa stagione, e la formazione World Tour? Come gestite i ragazzi?
“Il fatto che la nostra sia la miglior Devo in termini di punti UCI penso sia la conseguenza del buon lavoro e della buona selezione che abbiamo effettuato, ma in ogni caso questo non è il dato che ci interessa maggiormente. Ciò sui cui più ci concentriamo è poter visionare bene i ragazzi durante la preparazione, in corsa e soprattutto valutare come si integrano con la formazione World Tour in gare come questa, ad esempio. Qui riusciamo a capire meglio se qualcuno di questi giovani ha eventualmente il potenziale per essere un leader e fare certi risultati, ma anche chi, in assenza di quello spunto vincente, può diventare comunque un ottimo corridore. Sappiamo bene, infatti, che questo sport non è fatto solo di corridori che vincono e, in questo ciclismo così estremizzato, questo è un aspetto molto difficile da notare se non si osservano i ragazzi da vicino. L’utilità di avere una propria squadra Devo sta proprio in questo”.
Fra i corridori del Team Devo dell'XDS Astana che hai avuto modo di osservare da vicino, chi ti ha sorpreso maggiormente in questi mesi?
“Scalco, presente qui con noi in Turchia, abbiamo già visto in altre corse che è davvero un ottimo corridore, non solo per i risultati che mostrano di che motore sia dotato ma, appunto, per come si muove in corsa e come lavora con i compagni. È stata una bella sorpresa trovarsi per le mani un ragazzo così maturo da questo punto di vista per cui credo rappresenti una bella speranza per il futuro”.
Lui, come anche gli altri ragazzi della Devo, cosa ti chiede? E tu cosa cerchi di trasmettere loro?
“Per quanto mi riguarda cerco di trasmettere l'esperienza che ho acquisito nei miei anni da corridore soprattutto relativamente agli aspetti che sono meno scontati. I ragazzi al giorno d'oggi, grazie anche ad internet e alla tecnologia, sono molto informati e sanno già tantissimo, molto di più di quanto sapevamo noi alla loro età. Ciò a cui non riescono ad accedere con gli strumenti che oggi hanno a disposizione è quello che si può apprendere e avere attraverso l'esperienza in gara ed è proprio questo, ad esempio, che cerco di dargli. A volte, capita che in questo scambio ingenuamente qualcuno di loro, quando cerchi di spiegare qualcosa, ti risponda di primo impatto “lo so” ma questo può accadere quando la visione più matura di una persona si scontra con quella di una più giovane: mettendosi però a fondo e con calma a illustrargli come e perché succedano determinate cose e quindi ponendoli però di fronte a certe realtà in gara, la loro risposta rispetto a ciò che dici trovo che sia positiva e noto che li porti a evolversi. Questo è qualcosa che dà molta soddisfazione”.
Mi sembra di capire che comunque ci sia bisogno di abbastanza pazienza con ragazzi di questa età.
“Quella serve sempre. Penso che ognuno di noi almeno una volta abbia pensato “se da adolescente o teenager avessi avuto al fianco una persona con esperienza in un determinato campo pronta a spiegarmi meglio una cosa, forse avrei evitato di fare certi errori”. Per questo cerco sempre di mettermi nei loro panni e, anche quando non me lo chiedono, provo a dare quell'input che penso che possa rivelarsi loro utile”.
Per conoscere cosa ci ha detto Dario Cataldo nella restante parte dell’intervista che ha concesso ai nostri microfoni vi diamo appuntamento alla puntata del nostro podcast BlaBlaBike in uscita lunedì 11 maggio.
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