Guillermo Thomas Silva ha scritto una pagina di storia per il Giro d'Italia e per il suo Uruguay: nessun corridore del suo Paese, infatti, aveva mai vinto una tappa della corsa rosa né tantomeno indossato la maglia simbolo del primato.
«Sapevamo di essere in buone condizioni noi della XdS Astana ma al tempo stesso sappiamo sempre che è molto difficile vincere in un Grande Giro. La verità è che vincere ora, nei primi giorni, dà molta tranquillità. Il finale di oggi? Era una salita molto dura, quella che abbiamo affrontato a ritmo fortissimo, ma avevo tutta la squadra accanto a me e soprattutto un grande Scaroni, è stato molto attivo e mi ha aiutato tanto nel finale. Da parte mia, ho dovuto imparare a rimanere calmo, aspettare a 200 metri dal traguardo e lanciare lo sprint per ottenere la vittoria più importante della mia carriera».
E ancora: «Sapevamo che i tre davanti erano molto vicini, ma è stato importante aspettare il momento giusto. Scaroni ha imposto un ritmo forsennato, ha recuperato terreno e poi è riuscito a lanciarmi. Questa vittoria appartiene a tutta la squadra e credo sia il massimo a cui potessi aspirare per il mio Paese. Tutti erano già felicissimi che io fossi il primo uruguaiano a partecipare al Giro e sono felice di aver potuto regalare loro una vittoria. Credo sia il risultato più grande che potessi raggiungere».
Quella di oggi è una giornata destinata a entrare nei libri che raccontano la storia del ciclismo uruguaiano e non solo, perché al termine di una lunghissima seconda tappa del Giro d’Italia, partita da Burgas, dopo 221 chilometri, Guillermo Thomas Silva ha conquistato la vittoria più importante della sua carriera, indossando anche la maglia rosa davanti agli occhi emozionati della sua famiglia.
Il corridore uruguaiano, visibilmente commosso in conferenza stampa, ha raccontato cosa rappresenta per lui questo successo: «Tutta la mia famiglia è qui e mi ha appoggiato fin da quando ero piccolo nella mia scelta di diventare uno sportivo. Essere qua al Giro e regalare una vittoria è speciale per me, sono felicissimo e immagino che anche per loro sarà lo stesso».
Un traguardo che assume un significato ancora più profondo pensando a quanto questa corsa abbia accompagnato la sua infanzia.
«Da piccolo guardavo il Giro d’Italia in Uruguay. In realtà questo è il primo Giro d’Italia che non guardo dalla tv, quindi per me è meraviglioso essere qui adesso. Lo seguivo ogni mattina perché in Uruguay con il fuso orario il Giro veniva trasmesso di mattina. Questa volta non lo giardo in televisione perché lo sto vivendo di persona ed è fantastico».
Parole queste, che raccontano il legame autentico tra il ventiquattrenne del team XDS Astana e la corsa rosa, vissuta per anni da spettatore e oggi conquistata da protagonista assoluto.
«È una corsa che dà tantissime opzioni e racconta tante storie. Oggi racconta la mia storia, quella del giorno in cui ho indossato la maglia rosa».
La vittoria è arrivata al termine di una tappa durissima, interpretata con grande intelligenza tattica dalla sua squadra. Silva ha voluto dedicare ampio spazio ai compagni che lo hanno sostenuto nel finale decisivo: «I miei compagni mi sono stati vicino in questi giorni e anche oggi sia Bettiol che che Ulissi ci hanno portato nella migliore posizione possibile nel finale. Io ho aiutato Scaroni all’inizio della salita e poi lui ha deciso di sacrificarsi e aiutare me».
Una strategia perfetta, come spiegato dallo stesso uruguaiano: «È stata una tattica che ha funzionato ed è stato tutto veramente perfetto».
Nel finale verso Veliko Tarnovo, Silva ha saputo resistere agli attacchi e trovare lo spunto decisivo, coronando una giornata indimenticabile. Adesso sulle sue spalle c’è la maglia rosa, simbolo del primato al Giro d’Italia.
«La maglia rosa è fantastica e vedremo per quanti giorni sarò capace di tenerla, vedremo giorno per giorno come andrò. Ma so che cercherò di tenerla il più possibile».
Comunque vada nelle prossime tappe, il nome di Guillermo Thomas Silva è già entrato nella storia dello sport uruguaiano. E forse proprio questo rende questo successo qualcosa di speciale: non solo una vittoria sportiva, ma il sogno di un bambino che guardava il Giro in televisione dall’altra parte del mondo e che oggi, finalmente, ne è diventato uno dei protagonisti più emozionanti.