GATTI & MISFATTI. REQUIEM PER L'OUTSIDER

TUTTOBICI | 30/04/2026 | 08:45
di Cristiano Gatti

È da un po’ di tempo che nella mia posizione d’osservatore osservo un fenomeno strano, venuto su negli ultimi anni, ma or­mai consolidato come una re­gola ferrea: il vero effetto collaterale del nuovo ciclismo è la sparizione di quello che nei secoli dei secoli abbiamo chiamato outsider.


Già pronunciarlo o scriverlo, questo in­glesismo mette tenerezza. Anche un po’ di nostalgia. Sembra uscito da un tem­po e da un mondo remoto, così lontano dall’oggi e dall’adesso da sembrare un fossile. Ci sarà sicuramente qualche ragazzino che giustamente si chiederà: outsider, e cosa ca­volo è, di chi cavolo parla il Gat­ti. Mai e poi mai crederebbe che una volta il termine era sulla bocca di tutti, ce lo palleggiavamo prima e dopo ogni corsa, prima in sede di pronostico (sì, sembra un os­simoro, pronosticare uno fuo­ri dai pronostici), lasciando cioè sempre uno spazio aperto tra i nomi più attesi, ma an­che dopo, quando magari tutti quanti ci si ritrovava a titolare sui giornali o a dire semplicemente al bar ma tu guarda, ha vinto un outsider. Era la variabile impazzita, l’unica davvero imprevedibile, in quei tempi antichi sempre possibile e sempre in agguato.


Basta una semplice ricerca nel web per trovare una scarna definizione: “Atleta, cavallo o squadra che vince o si distingue inaspettatamente, pur non essendo tra i favoriti alla vigilia”. Outsider viene chiaramente dall’inglese outside, cioè fuori, esterno. Ap­punto: è la figura che prima di una gara, ragionevolmente parlando, sta fuori dai pronostici, certo non tra i più probabili signori della competizione. Ma che poi magari salta fuori da chissà dove, chissà come, e vince proprio mandando all’aria tutte le più sensate previsioni.

Ecco, partendo dalla definizione, chiedo: qualcuno sa dirmi che fine abbia fatto l’outsider nel grande ciclismo di oggi? Qualcuno l’ha visto in giro? Certo possiamo dire che ogni tanto un outsider vince ancora: mi pare proprio che Yates all’ultimo Giro possa rientrare nella categoria, sbucando alla fine, nel modo più esaltante e imprevedibile, dalla bega Del Toro-Carapaz. Ma il fatto è che oggigiorno l’outsider vince solo quando non ci sono loro, Pogacar e i suoi simili, cioè a dire quando nessuno può più essere considerato outsider, oppure quando sono tutti outsider.

Ripassiamo alla mo­vio­­la le ultime annate: nelle grandi gare, diciamo giri e monumenti, è sparita la sorpresa. Il giorno prima prevedi quei nomi e a corsa fatta quei nomi si spartiscono la torta, tre quarti Ted­dy e un quarto i Van Der Poel, gli Evenepoel, i Vin­ge­gaard, i Van Aert, presto i Sei­xas. L’arte del pronostico, in cui io sono totalmente ne­gato, ma che affascina sempre tutti quanti, è ormai diventata un esercizio impiegatizio: anche il più scimunito ormai ci prende, se non proprio centrando un nome solo, comunque nella ristretta cerchia di due o tre.

Ci sarà una bella correntona di gente che considera anche questa noia. Troppa prevedibilità, persino nei pronostici, che invece sono il campo aperto della fantasia e dell’ipotesi. Proviamo per un attimo a metterci nei panni di Angelo Costa, che su tuttobiciweb deve trovare per contratto dieci facce prima di ogni gara: lui per primo sa che che se c’è Teddy ne basterebbe una, ma come un martire si immola all’ondata degli insulti dei sapientoni che gli spiegano come dieci nomi siano troppi, perchè ne basta uno...

Per una volta non vo­glio schierarmi. Non per vigliaccheria, ma perché proprio non so dire con certezza se la sparizione dell’outsider sia un bene o un male. Comprendo benissimo quelli che lo piangono come vedove, perché coltivano l’estetica dell’equilibrio e dell’imprevedibilità. Ma voglio anche dire che negli ultimi an­ni io ho visto con i miei occhi pienoni di folle tipo Al­pe d’Huez anche qui in Italia solo quando davanti passava il più scontato dei nomi, Po­gacar (abbiamo presente alle Strade Bianche, sulle salite del suo Giro in rosa, al Lom­bardia?).

Restiamo però all’osservazione empirica: nei fatti, la possibilità che la vittoria vada a un signor Nessuno, o comunque a un esterno del cerchio magico, è praticamente ridotta allo zero assoluto. Piaccia o no, di sicuro è un merito enorme, che va riconosciuto da tutti, proprio di Teddy e dei suoi simili, come dimostrazione di grande generosità e di grande rispetto nei confronti delle sfide più nobili. Noi li pronostichiamo, magari ormai con una certa noia, ma loro sono sempre puntualmente là dove li abbiamo pronosticati, da­vanti, e non mi pare un fenomeno da poco. Quando il cam­pione c’è e si spende, il pubblico non può che sentirsi gratificato. Poi certo: so già che alla prossima gara monumento sarò miseramente smentito, col trionfo di un outsider, proprio la figura di cui sto celebrando le esequie. Ma devo anche avvertire subito: da come s’è messa la storia, in quel caso non parleremmo nemmeno più di outsider, dovremmo parlare di miracolo.

da tuttoBICI di aprile


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COMMENTI
Congiuntura astrale
30 aprile 2026 09:34 Vacario
Il ciclismo vive una congiuntura astrale favorevole, la generazione dei Pogacar, Vingegaard, Van der Poel, Van Aert, Evenepoel e ormai Seixas è destinata a
lasciare un segno indelebile. Siano corse a tappe o gare in linea i favoriti d’obbligo sono loro. Aggiungo che oggi si corre di meno di una volta e si corre forte sin dal primo chilometro, quindi i campioni si presentano in condizioni ottimali per vincere e i tifosi si appassionano. Difficilmente vedremo un nuovo Marc Gomez sul traguardo di Sanremo.
Già in passato c’erano state situazioni analoghe, nella prima metà degli anni ‘70 c’erano i Merckx, i Gimondi, i De Vlaeminck i Maertens e si affacciavano i Moser e gli Hinault. Non che per gli altri ci fosse molto spazio.

io ne ho viste cose...
30 aprile 2026 09:38 Eli2001
tralasciando anni e anni di ciclismo falcidiato dalle squalifiche per doping. Ricordo giri d'Italia o Tour decisi negli ultimi due tre chilometri delle tappe regina. Con i commentatori che per due ore si arrabattavano a dire... tra poco succede qualcosa... ora è il momento... questa potrebbe essere la salita giusta per un attacco da lontano. Succedeva una volta ogni tanto, qualche anno mai. Ma anche corse vinte da (bravissimi) signori nessuno. L'eroe di giornata, la fuga bidone. Sinceramente non ricordo un ciclismo dei campioni come quello odierno. Con pochissimi superman che vincono tutto. Sembra una cosa banale? Sembra una cosa noiosa? Io mi tengo ad occhi chiusi questi anni irripetibili. Opinioni, ovviamente. Gusti personali. Ma di classiche che esplodono a 100 km dall'arrivo ne ricordo poche. Qui ogni gara in cui ci sono i big sembra un film Marvel (che a me non piacciano ma penso renda l'idea).

ELI2001
30 aprile 2026 10:13 Frank46
Nelle classiche monumento, in particolare quelle belghe, ma anche il Lombardia, c'è sempre stato spettacolo, e spesso la corsa è esplosa lontana dal traguardo... Non è che Sagan, Cancellara o Boonen aspettassero all'ultimo momento. Anche Nibali non se lo faceva ripetere più volte di attaccare anche da lontano in classiche come il Lombardia.

Vogliamo parlare di cosa faceva Contador nei GT.
Per me l'unica vera differenza tra quest'epoca e tante altre è la presenza di uno che può dominare su tutti i tipi di percorsi o comunque giocarsela sempre per la vittoria.
Vanderpoel e Van Aert non valgono di più di Cancellara, Boonen e sagan. Vingegard non vale più di Froome e Contador, e anche il modo di correre di questi campioni non è diverso da quelli del recente passato.

ELI2001 correzione sulla Liegi
30 aprile 2026 10:16 Frank46
L'unica monumento che ha avuto un canovaccio non proprio spettacolare per molti anni in effetti fu la Liegi.. Con classiche belghe spettacolari mi riferivo più che altro a Fiandre e Roubaix. Alla Liegi spesso Valverde aspettava gli ultimissimi km e nessuno cercava di anticiparlo. Non sempre ma spesso andava così.

Frank46
30 aprile 2026 10:23 Eli2001
Si ma qui parliamo di ogni singola gara da qualche anno a questa parte. Poi si, la differenza la fa Pogacar che quando è in corsa determina da solo l'andamento delle gare. Sempre

Risultato
30 aprile 2026 10:56 Craven
Infatti nelle corse di secondo piano, dove questi campioni non si presentano, non va più nessuno a vedere le corse. Fine della passione sportiva, quella vera, solo più tifo da stadio in quelle 2 o 3 corse l'anno, però dobbiamo ringraziare di godere di cotanto spettacolo, questo è il ritornello che leggiamo e sentiamo da anni, un po' come se fosse una pubblicità, mai termine fu più azzeccato.

Craven
30 aprile 2026 11:27 Frank46
Basta solo non sputtanare le corse in cui non sono presenti i due fenomeni di turno e dare il giusto merito anche ai migliori umani che meritano di giocarsi anche loro delle corse importanti senza che nessuno li sminuisca perchè non sono presenti i due fenomeni.

Come vedi e come previsto ci avviciniamo al Giro e già sono partite le infamie sui partecipanti.

Craven
30 aprile 2026 11:35 Eli2001
in che senso tifo da stadio? Mai vista la stessa violenza, gli insulti e altre amenità che caratterizzano gli stadi. Cosa intendi per "tifo da stadio in quelle due tre corse l'anno"?

@ frank46
30 aprile 2026 11:43 Arrivo1991
https://www.tuttobiciweb.it/article/2025/12/01/1764609248/ciclismo-giro-d-italia-percorso-2025

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