JASCH, DALLO SPEED SKATING ALLA VITTORIA AL TOTA IN 3 ANNI: «CHISSÀ COSA MI RISERVA IL FUTURO»

PROFESSIONISTI | 23/04/2026 | 16:54
di Carlo Malvestio

L’arrivo di Trento al Tour of the Alps 2026 ci consegna un bel corridore e un bel personaggio. Il tedesco Lennart Jasch è un classe 2000, ma nel ciclismo è relativamente giovane, perché fino al 2023 era un pattinatore su ghiaccio e la bicicletta l’ha presa in mano da poco più di due anni. 


«Mi sono infortunato, ho cominciato ad usare la bici e ci siamo accorti che avevo degli ottimi numeri - racconta Lennart, che ha una sorella, Maira, che invece continua a pattinare ed è stata ottava alle Olimpiadi di Milano-Cortina -. Da lì a pensare di essere qui oggi, vincitore di una tappa del Tour of the Alps, però, è davvero incredibile, impensabile».


Lennart ha bruciato le tappe, perché l’anno scorso era già nella squadra satellite della Red Bull-Bora-hansgrohe, con la quale ha vinto il Giro della Regione Friuli Venezia Giulia, e quest’anno in quella della Tudor, la cui scelta di portarlo a correre tra i professionisti si è rivelata giusta e saggia. Oggi ha vinto una tappa da quasi 4 mila metri di dislivello e non può essere un caso.

«Ero venuto qui per supportare Storer, festeggiare una vittoria personale mi fa sentire quasi in colpa - ammette il 25enne -. Ho realizzato di aver vinto solo dopo il traguardo, faccio fatica a credere di averlo fatto nella tappa regina».

E a questo punto viene da chiedersi, quanti margini di miglioramento può avere un corridore come lui? «In Germania abbiamo un detto che dice “anche le mucche vecchie possono ancora imparare”. Quindi avrò sempre modo di migliorare. Però, certo, i miei margini dovrebbero essere più ampi di un corridore che fa questo da tutta la vita. Non ho la minima idea di quello che mi riservi il futuro, nel giro di un anno potrei non combinare nulla, o magari ritrovarmi di nuovo qua al Tour of the Alps, vincitore di un’altra tappa».

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