Si è spento martedì 21 aprile Paolo Mazzer, 80 anni, indimenticato ciclistica dei tempi d’oro. Residente a San Fior (Treviso), lascia la moglie Mirella, il figlio Emilio, ex ciclista pure lui, la nuora Cinzia e i fratelli Luciano, Bruno e Angelo. L’addio verrà celebrato questoggi alle ore 15,30 nella Chiesa Arcipretale di San Fior.
Paolo Mazzer ha iniziato il lavoro come gelataio e per 20 anni ha lavorato come impiegato nell’azienda di suo fratello Luciano Mazzer, la prestigiosa Tegola Canadese.
Ma da ciclista ha vinto molto. Protagonista sul finire degli anni '60 del ciclismo con la Cs Pianzano. Vinse il Gran Premio di Castrocaro Terme che si aggiudicò per distacco con la società Piccinato di Brugnera. Era uno scalatore, ma aveva un buono sprint e andava forte a cronometro. Tra le corse che ha vinto spicca la Coppa Adriana a cronometro, la Bologna Raticosa classica in salita e Malga Ciapela dove furono protagonisti tutti i grandi campioni: epica l’impresa di Marco Pantani. “Andava bene anche nelle corse a tappe - ricorda il figlio Emilio - con un buon secondo posto al Giro del Friuli dei dilettanti solo per due secondi. Coincidenza vuole che anch’io arrivai seconda al Giro del Friuli per due secondi”.
“Io invece sono stato un passista scalatore - ricorda Emilio - le mie vittorie più belle sono state nella corse in salita. Feltre-Croce D’Aune, Vittorio Cansiglio, Trofeo Tricolore sulla cima del Gaiardin, Udine-Ravascletto. Da dilettante ho vinto tante internazionali tra cui tappa e classifica finale del Giro dell’Umbria, Gran Premio Scomigo Sanson, tappa e secondo posto giro del Friuli e una frazione del Giro 5 Giorni del Sole”.
Emilio ha corso nel Pool Ciclistico diretto dal compianto Vendramino Bariviera, Zalf Euromobil Désirée Fior e infine De Nardi, di San Fior. Emilio è un project manager nell’azienda di materiale edile, Tema srl.
Con questa lettera lo vuole ricordare Alessandro, figlio di Luciano, uno dei titolari della Tegola Canadese. “Ci ha lasciato un’anima buona - rievoca Alessandro - con un messaggio, quello di cercare di emularlo nel portare avanti, con dedizione, quel messaggio di vita che lo ha contraddistinto donando aiuto per i meno fortunati, gli ammalati, i bisognosi senza distinzione dispensando sorrisi come lui sapeva donare. Tu sei stato: determinato, caparbio ed ambizioso ma soprattutto, buono. Non amavi le polemiche, usavi le parole per dialogare e spiegare...”.
“Paolo avevi questo fascino - ricorda il nipote Alessandro - accompagnato da una intelligenza sempre perspicace, che sapevi dove andare, cosa guardare, cosa suggerire e soprattutto chi ascoltare... Zio Paolo sei stato una delle poche anime, le cui cicatrici le hai vestite di autoritaria consapevolezza, e la tua bellezza era semplicemente la carrozza con la quale hai accompagnato il tuo andare. Il nostro grande "Papà Paolo" scalatore in bici e scalatore nella vita che ha portato nutrimento a tutti noi”.
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