60 ANNI FA LA PRIMA SANREMO DI MERCKX, NE SEGUIRONO ALTRE SEI...

STORIA | 20/03/2026 | 08:47
di Francesca Monzone

La grandezza di Eddy Merckx, figura unica nella storia del ciclismo, è passata anche per la Milano-Sanremo e quelle sette vittorie che lo hanno reso leggenda. Il belga è diventato professionista nel 1965, non ha nemmeno vent’anni e sulle spalle ha la maglia da campione del mondo dei dilettanti. Si chiama Edouard Louis Joseph Merckx, detto Eddy. Inizia con il calcio e il pugilato, poi sceglie il ciclismo: il suo idolo è il connazionale Stan Ockers, il belga che compare nella foto più famosa del ciclismo, quella dello scambio della borraccia tra Coppi e Bartali al Tour de France 1952.


1966


Nel 1966 Merckx va a correre in Francia con la Peugeot e il 20 marzo 1966 (giusto 60 anni oggi) si presenta al via della Milano-Sanremo, la Classicissima di Primavera, la corsa che vale una carriera. La maglia bianca a scacchi neri, il numero di gara 131. E’ il più giovane in gara, 20 anni, e non ha mai disputato una corsa così lunga. Lo aspettano 288 chilometri con il Poggio nel finale ma senza la Cipressa che verrà inserita nel tracciato nel 1982. In via Roma con una volata lunga alla sua maniera batte Adriano Durante e Herman Van Springel. Disse Merckx: “Si dice che mi manca l’esperienza, ma io corro sempre per vincere. Le gambe buone le ho”. E anni dopo, ricordando quel giorno, spiegò: “Me la ricordo perfettamente quella Sanremo, vincerla a vent’anni è stato bellissimo. Il contrattacco con Poulidor su Capo Berta, la caccia ai quindici fuggitivi e poi la battaglia sul Poggio e la discesa rapidissima verso il mare. Eravamo rimasti in undici. Qualche giorno prima, alla Parigi-Nizza, sul traguardo di Auxerre ero stato battuto da Durante e Dancelli, ed ora erano lì con me alla Sanremo, sapevo che erano pericolosi. Quando è partito Van Springel ho saputo aspettare, è toccato a Durante chiudere su di lui, poi sono partito deciso. Io avevo scelto il lato sinistro della strada, Durante e Dancelli erano sulla destra. La volata alla Sanremo è sempre difficile, ma ho vinto”.

Da quel giorno, Merckx correrà altre nove volte la Sanremo: sette trionfi su 10 partecipazioni, dal 1966 al 1977. Supera Costante Girardengo, 6 successi, e segna il record dei record del ciclismo, perché nessuno ha mai più vinto un numero così alto di una sola classica Monumento. La Sanremo gli resta sempre nel cuore, perché “è la prima delle grandi classiche, ha una tradizione straordinaria. È un rito, un traguardo ambito e tutti sognano di conquistarlo. E’ la corsa che ha segnato la mia vita, mi ha fatto capire che il ciclismo sarebbe potuto diventare la mia vita, e mi ha fatto conoscere in Italia, la mia seconda casa, sono diventato popolare da voi. Quella del 1966 è stato il mio primo, grande successo. Un qualcosa di eccezionale, in rapporto alla mia età, avevo finito il servizio militare da un mese. Ricordo che c’era tantissimo pubblico, lungo la strada e all’arrivo”.

1967

Il bis a Sanremo arriva subito l’anno dopo, ancora in maglia Peugeot: è il 18 marzo e stavolta Merckx si impone su tre italiani: Gianni Motta, Franco Bitossi e Felice Gimondi. Fa anche segnare la nuova media record: 44,805 km/h. “Battere i migliori italiani di allora rende più bella la mia vittoria”. Questo è l’anno in cui Merckx conquista sul Blockhaus la sua prima tappa del Giro d’Italia, la corsa rosa che vincerà cinque volte: come soltanto Binda e Coppi.

1969

Il 19 marzo Merckx centra il tris, ed è la prima Sanremo in cui alza le braccia in via Roma tutto solo, e non in volata. È già “italiano” di maglia, corre per la Faema. A 12” il connazionale Roger De Vlaeminck batte Marino Basso per il secondo posto. Disse Eddy: “E’ stata la corsa più facile della mia vita. Ho fatto lo spettatore in testa al gruppo fino al Poggio”.

1971

Il 19 marzo c’è il poker alla Sanremo, in maglia Molteni, così come sarà anche per le successive tre vittorie nella Classicissima. Con quattro trionfi, Merckx raggiunge Gino Bartali, è il primo passo per entrare nella leggenda. Arriva in Via Roma ancora una volta da solo: Felice Gimondi è secondo a 30”, terzo lo svedese Gosta Pettersson, che tre mesi dopo vincerà il Giro d’Italia guidato in ammiraglia da Alfredo Martini. Così Merckx: “Mi aspettavo sul Poggio l’attacco di Gimondi. L’ho lasciato sfogare, l’ho saltato facile”.

1972

Il 18 marzo Merckx si presenta al via della Sanremo con la maglia da campione del mondo dopo il trionfo a Mendrisio nel duello epocale con Gimondi. Centra la quinta vittoria a Sanremo, arriva in via Roma con la mano destra aperta a indicare il “5”, ma questo è il successo della paura. Va via sul Poggio e trionfa ancora una volta da solo con 9” su Gianni Motta e Marino Basso. Racconta Eddy: “Ero caduto alla Parigi-Nizza, ho sofferto molto. Ho attaccato perché avevo paura”.

1975

La Sanremo di quest’anno inaugura il duello tra giganti: Merckx, ancora in maglia iridata dopo la vittoria al Mondiale di Montreal 1974, contro un giovane rampante, Francesco Moser. È il 19 marzo. Il trentino spaventa Merckx con una picchiata giù dal Poggio alla sua maniera, che mette alle corde il fiammingo, e poi perde in volata da Eddy in via Roma: terzo il francese Sibille. Con il sesto trionfo, Merckx raggiunge Costante Girardengo, l’unico a sei vittorie nella Classicissima. Così il Cannibale: “Grande attacco di Moser in discesa, e io sono rientrato in extremis. Poi in volata non ho avuto nessun problema”. Ma a luglio, a Charleroi, quell’italiano infligge a Merckx una clamorosa e inattesa sconfitta nella cronometro di apertura del Tour de France proprio in Belgio, a Charleroi, e gli sfila la prima maglia gialla che era stata già preparata con lo sponsor di Eddy. Quella sconfitta da Moser, ancora oggi, Merckx la ricorda come la più amara della sua carriera.

1976

È il 20 marzo quando Eddy Merckx, che ha 30 anni, entra nella leggenda della Sanremo. Sette trionfi, come nessuno mai. Sempre in maglia Molteni, batte nella volata a due il belga Jean Luc Vandenbroucke (che poi verrà declassato perché positivo), terzo Miro Panizza a 28”. Sul traguardo, Eddy agita il pugno destro: “E’ stata la mia risposta alle critiche. Tutti dicevano che Merckx è finito, Merckx non c’è più. E io ho dimostrato che non ero ancora sportivamente morto, anche se avevo avuto problemi fisici dopo l’incidente e le fratture al Tour 1975. Cercai di fare l’impossibile per staccare De Vlaeminck, Maertens, Sercu… perché in volata avrei rischiato di essere sconfitto. E sono stato sicuro di vincere solo quando ho alzato il braccio in Via Roma”.


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