Un Paese in strada per Il passaggio del Tour du Rwanda, settimana che alterna clamore e atmosfera degna in assoluto di un gran giro europeo. Si dira’ che Il Mondiale ha avuto come premessa irrinunciabile la manifestazione giunta nel 2026 alla sua diciottesima, giovatasi al tempo stesso del traino iridato.
Vero, ma nello shackerare con ricordi ed immagini ne esce un blob equatoriale dove ci trovi, in ordine sparso, piantagioni di the verdissime e canyon rossastri nei quali scorre l’asfalto di gara, e poi, visto che siamo in versione Geo&Geo, pure le scimmie del Parco Nazionale di Nyunwe, patrimonio UNESCO di biodiversità.
Al Tour du Rwanda capita che l’autonomia scolastica generi cromatismi vividi con le divise di questo o quell’istituto, ma ci sono anche gli spettatori appollaiati in terza fila sui balconi dei palazzi di Musanze. Lo speaker che presenta le squadre non lesina enfasi, ci sta, anche se non c’è da andare all’Equatore per trovare soprattutto un’attenzione verso la corsa che esula dalla conoscenza della startlist.
Happening popolare che diventa svago giovanile in una serata di musica afro lungo ol Lago Kivu, chez Amstel. E, tanto per non smentirci, nel panel delle sponsorizzazioni troviamo la compagnia assicurativa e quella telefonica, l’acqua naturale la Banca e pure quelli dei materassi di Rwanda Foam, un po’gemella di Eminflex. Lasciando Il Kigali Convention Center, crocevia del grande ciclismo e teatro dell’ultima tappa, la cupola avveniristica a due passi dai lounge bar è ol contraltare piu’ evidente rispetto ai contesti naturalistici e rurali attraversati. Qui nel Paese delle Mille Colline dove la bici si e’ presa cittadinanza onoraria. To be continued…
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