L'EDITORIALE. QUELLA LEGGE DA FARE, DA APPLICARE, DA INSEGNARE. PER NOI, PER TUTTI

TUTTOBICI | 23/02/2026 | 08:15
di Pier Augusto Stagi

Il casco disincentiva l’uso della bicicletta. Non è una priorità. Per alcuni è anche un’azione di distrazione di massa: imporre l’obbligo del casco per poi non fare più nulla, per non affrontare più il problema. In questi giorni, in queste settimane si è mossa la Lega del ciclismo Professionistico con l’onorevole Roberto Pella che ha presentato un disegno di legge per la riforma del codice della strada, e che va a tutela di chi usa la bicicletta.


Qualche settimana dopo ha risposto la Federciclismo di Cordiano Dagnoni. Tra le tante cose scritte e proposte, che ora dovrà passare al vaglio di Camera e del Senato, c’è l’uso del casco. Per la Lega chiaramente è obbligatorio per tutti quelli che vanno in bicicletta e calzano scarpette a sgancio rapido, in pratica obbligatorio per chi fa ciclismo sportivo-agonistico. Per la Federciclismo l’obbligo del casco è per tutti. Trovo che le due parti, mai come in questo momento, debbano trovare il modo di parlarsi e interloquire, per il bene comune, per il bene di quanti hanno la passione per le due ruote.


Per usare il casco è necessario avere la testa. Occorre usarla, bene, per il nostro bene. Il casco non è assolutamente un disincentivo alla pratica della bicicletta, ma un passo necessario per intraprendere il cammino verso la sicurezza. Non è tutto, sia chiaro, ma è il primo passo. Esattamente come per qualsiasi automobilista. Si entra in macchina, ci si siede e prima ancora di mettere in moto la macchina, ci si allaccia le cinture di sicurezza. Se si hanno poi dei passeggeri a bordo anche loro dovranno fare altrettanto. Non è un capriccio, ma un approccio corretto ed educato verso noi stessi e gli altri.

Quando si decise di rendere obbligatorio il casco sulle piste da sci, anche in quel frangente si gridò allo scandalo. Furono molti a presagire un crollo verticale dei praticanti: non è stato così. È solo una questione di abitudine e di educazione. Chi va in bicicletta con un intento agonistico, ormai, il casco lo indossa sempre. Chi usa la bicicletta come mezzo di trasporto alternativo dovrà farsene una ragione e abituarsi.

Vero è che, una volta introdotto il casco obbligatorio senza limiti di età, si è a metà dell’opera. Dobbiamo fare ancora tanto, dobbiamo fare in modo che la Legge Pella passi e magari sia anche arricchita, migliorata con i suggerimenti che sono stati prodotti dalla Federciclismo, unitamente all’avvocato Federico Balconi, il signor “Zerosbatti”, che in materia è un compendio di esperienze fatte e raccolte negli anni.

Il problema del metro e mezzo resta tale. Da una parte ci sono gli automobilisti che dovrebbero tenere questa distanza di sicurezza in fase di sorpasso del ciclista, ma è altresì vero che questa nuova legge scagiona di fatto l’automobilista, qualora le condizioni della strada non glielo consentano, sollevandolo dall’accertarsi di poterla compiere in totale sicurezza.

I numeri spesso ci aiutano a comprendere meglio: nel 2025 sono stati 225 i ciclisti morti sulla strada, mentre quasi 20 mila sono stati i feriti. Quasi tutte persone solitarie, che viaggiavano sul margine destro della strada. Il 90% di loro indossava il casco. Il legislatore – come mi ha spiegato sempre Federico Balconi - avrebbe dovuto prendere spunto proprio da questi dati, così da poter scrivere un codice più efficace e tutelante per tutti i ciclisti, sportivi e non.

La norma in fase di sorpasso (art. 148 cds) ha mostrato per il momento tutte le sue lacune, al punto da risultare inapplicata. Ad oggi non risulta che alcun automobilista sia mai stato sanzionato o fermato per un sorpasso che non avesse rispettato il metro e mezzo, nemmeno a seguito di incidente. Il disegno di legge presentato in questi giorni dall’onorevole Roberto Pella, con il coinvolgimento di alcuni dei nostri campioni più rappresentativi, come Francesco Moser e Gianni Bugno, Claudio Chiappucci, Maurizio Fondriest e Paolo Bettini, si spera che possa migliorare lo stato dell’arte.

Apprezzabile, in ogni caso, la proposta di legge Pella che dovrebbe consentire ai ciclisti di viaggiare in fila per due, anche fuori dai centri abitati, considerato che l’Italia resta uno degli ultimi paesi europei ad obbligare i ciclisti a pedalare in fila indiana. La doppia fila, come nel resto d’Europa, consentirebbe un sorpasso più sicuro e più rapido poiché l’automobilista avrebbe maggiore percezione del gruppo di ciclisti e sarebbe quindi obbligato a rallentare ed attendere di avere condizioni di spazio ideali prima di effettuare il sorpasso. La proposta di legge Pella introdurrebbe questo testo: “fuori dai centri abitati, se la strada è sufficientemente larga (almeno 1,5 metri di distanza laterale per il sorpasso), i ciclisti possono procedere affiancati fino a due e in gruppi di massimo dieci persone”.

Bene, ma non benissimo. La norma non è chiarissima e imporrebbe al ciclista di calcolare la larghezza della strada, vanificando l’efficacia della norma. Il numero massimo di dieci? Come mi ha spiegato sempre Balconi, sarebbe più opportuno imporre ai ciclisti di non creare intralcio e agevolare il sorpasso in determinate condizioni, così come è stato scritto negli altri paesi europei, come la Spagna. Da loro, la norma è stata scritta così e, francamente, funziona: “non è consentito viaggiare affiancati per i veicoli elencati nelle sezioni precedenti, ad eccezione delle biciclette, che possono circolare in colonna di due mantenendosi il più possibile sul bordo destro della carreggiata, disponendosi in fila indiana quando la visibilità è ridotta o quando la circolazione possa creare problemi ad altri utenti della strada per assembramenti di traffico”. Nessun limite come numero di ciclisti quindi, ma il semplice invito a rispettare la destra e gli altri utenti della strada.

Poi c’è la questione del telaio con il numero di identificazione. Il principio sarebbe non solo giusto, ma sacrosanto, e la domanda sorgerebbe spontanea: come dare attuazione alla norma? Io disfattista? Assolutamente no e mi spiego, appellandomi alla storia recente. A seguito della riforma del Codice della Strada (Legge 177/2024), i monopattini elettrici dovrebbero essere dotati di targa (contrassegno adesivo), assicurazione RC obbligatoria e indicatori di svolta (frecce), mentre l'uso del casco è obbligatorio per tutti i conducenti, indipendentemente dall'età. Queste regole sono in vigore dal 14 dicembre 2024, ma è come se non ci fossero. Spesso si dice: fatta la legge, trovato l’inganno. Qui nessun sotterfugio è stato fatto. È stato sufficiente fare la legge… e poi far finta che non ci sia. C'est plus facile.

Editoriale da tuttoBICI di febbraio


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COMMENTI
Per usare il casco è necessario avere la testa
23 febbraio 2026 09:14 Albertone
Caro Direttore, proprio su queste pagine si è letto di utenti, secondo i quali farsi selfie mentre si pedala, è non solo normale, ma è come usare la borraccia.
Ovvero, possiamo mettere ogni obbligo che vogliamo, ma alla fine conta di più educare certa gente.

Casco
23 febbraio 2026 10:20 siluro1946
Probabilmente i ciclisti uccisi dagli automobilisti avevano quasi tutti il casco. Bisogna educare certi automobilisti che si credono dei Leclerc e vanno negli autodromi ad idolatrare una vettura quando basterebbe mettersi su un cavalcavia autostradale per vedere azioni mirabolanti.

Spagna
23 febbraio 2026 10:31 Giovanni c
Che la regola della doppia fila funzioni in Spagna, ho dei dubbi. Ci sono stato spesso per lavoro, e non ho visto tutto questo rispetto. Anzi. In alcune strade strette, viaggiare affiancati a 2 è molto pericoloso. Per non parlare che poi il 99% dei praticanti non ha disciplina o metodo stile prof. Quindi da 2 si diventa anche 3 e molto larghi. Decisamente poco applicabile. Per non parlare poi dei gruppi da 50/70 che si incrociano su provinciali e statatali con altissima circolazione di auto e moto.

siluro1946
23 febbraio 2026 10:34 Giovanni c
Mentra scrivevo è apparso il tuo commento.
Ti rispondo che questo sabato, tornavo da far spesa e su una nota provinciale emiliana, vi era un gruppo da 70 amatori. Bene, tra chi allungava da destra, chi si allargava di colpo e varie, hanno creato un ingorgo mica da poco. Anche io vado in bici, ma la colpa non è solo degli automobilisti.

Giovanni c
23 febbraio 2026 11:01 Arrivo1991
Giusta analisi. Il rispetto va dato da chiunque circoli per strada.

Tema spinoso
23 febbraio 2026 11:28 Greg1981
Obbligo del casco può dare una mano ad avere meno traumi, ma non credo sia nemmeno la soluzione

Disincentivi al ciclismo
23 febbraio 2026 12:03 Craven
Pensate, nel 2026 il problema per la sicurezza di chi va in bicicletta è il casco. E vedrete come inizieranno a fermare anche le biciclette per fare controlli, perché state certi che sulle biciclette i controlli li faranno eccome. Menomale che ci sono gli ex campioni però.

tutto giusto
23 febbraio 2026 15:11 lufranco64
aggiungo che bisognerebbe spiegare nelle scuole guida e con campagne di sensibilizzazione in tv cosa succede a chi guida in maniera irresponsabile e senza rispettare il cds. Basta osservare cosa succede nei paesi davanti alle scuole , nessuno si ferma per fare attraversare i ragazzi sulle strisce. Guidiamo male. punto.

lufranco64
23 febbraio 2026 16:52 Angliru
La colpa è di entrambe le parti. Stasera rincasando ho trovato 3 ciclisti affiancati dietro una curva a 90 gradi.
Pedalo, poco a dir il vero, anche io, ma trovi spesso in giro dei grandi fenomeni.

Testa e casco
23 febbraio 2026 17:23 andy48
Ormai le varie norme regolano anche il respiro, almeno teoricamente. A me sembra assurdo imporre una nuova norma che imponga di indossare il casco: se non si ha il cervello per capire che puo' salvare la vita non c'e' norma che tenga.

Un metro e mezzo
23 febbraio 2026 17:25 Manlio
Non è stato ancora sanzionato nessuno per il metro e mezzo. Che cosa c'è da aggiungere...

Dubbi
23 febbraio 2026 18:20 lupin3
Il rischio è che le parti di facile verifica siano effettivamente applicate (obbligo del casco) mentre quelle dubbie resteranno lettera morta e succoso materiale per avvocati nelle cause (metro e mezzo, doppia fila)

Manlio
23 febbraio 2026 19:43 Angliru
E come la misurano. Si mette una pattuglia con metro e proiettore ? Che poi una corsia ordinaria è tra 2,80 e 4 mt. Quindi, se mi allargo di 1.50 mt, dove finisco in auto ? Questa norma è inapplicabile

Se lo faccio io...
23 febbraio 2026 21:05 Manlio
Io ogni volta che sono in macchina, quando devo superare un ciclista, mi sposto anche più di un metro e mezzo e se incrocio macchine nel senso opposto rallento e aspetto di poter passare in sicurezza. Se lo faccio io lo possono fare tutti.

Rispetto
23 febbraio 2026 22:34 PACORIDER
È alla base di ciò che manca all'Italia. Punto. Nessun rispetto per i bambini, per gli anziani, per i disabili e pretendiamo il rispetto per i ciclisti e le loro regole? Ma dai per favore! Partiamo con insegnare il rispetto nelle scuole a tutti e per tutto e poi possiamo pretenderlo per le leggi ciclistiche.

Casco si......casco no........
23 febbraio 2026 23:05 nsilvioant
Salve a tutti, ciclisti come me, praticanti della domenica e non, compresi detrattori della bici che non mancano neanche qui…. ma per me’ ogni occasione è buona per ricordare che ormai sulle nostre strade, è “ anarchia assoluta e totale”….dove il codice della strada è disatteso da tanti, troppi “barbari” al volante che si sentono padroni assoluti, a discapito di altri utenti deboli, ciclisti e pedoni che restano vittime come in nessun altro paese europeo, un triste primato a carico del Bel Paese che solo ieri sera ha saputo farsi notare ed apprezzare per il grande successo ottenuto per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali, ma che è “fanalino di coda” in materia di sicurezza e viabilità stradale!!!! Non ci sarà nuova legge che cambierà questa terribile ed inarrestabile scia di sangue sulle nostre strade, ormai il “malcostume “è troppo radicato in buona parte di generazione di utenti della strada………..compresi i ciclisti che non rispettano semafori e regole basilari, e che comunque rischiano per colpa loro di diventare “vittime”, ma non saranno mai “carnefici” come i tanti prepotenti al volante, ignoranti, intolleranti, arroganti e quant’altro….. Ah e concordo pienamente con Manlio, quando vedo uno più “debole e disarmato” in quanto pedala su una bici…..tolgo il piede dall’acceleratore, per qualche secondo, non mi costa e frega nulla, anche se di fretta, perché la vita è SACRA di chiunque ,e va SEMPRE rispettata, come quella dei propri cari. Per cui, egregi Presidenti, di Lega e Federciclismo, casco o no, che a mio avviso, come ho già scritto in passato, è inutile “chiudere la stalla quando i buoi ormai sono scappati e pure lontani”………..mettetevi pure voi alla prova sull’asfalto come faccio io 4/5 volte a settimana, sempre da solo e sulla “riga bianca” rischiando la vita oramai a 60 anni, per la tanta ed immensa passione da quando ero adolescente e poi mi saprete dire……
Con cordialità
Nigro Silvio Antonio

Ho vissuto qualche anno in Germania e in Olanda
24 febbraio 2026 01:44 VanDerPogi
In Olanda? "Nuvole" di bambini dai 6 anni in su, alle 8 del mattino, da soli, non accompagnati, che in tutta disciplina e sicurezza vanno a scuola. Con pioggia, neve, ghiaccio... Caschetto, luci, fascia catarifrangente... l traffico li rispetta. Loro rispettano il traffico.
In Italia? I genitori accompagnano in macchina i 16enni all'entrata della scuola.
Questione di cultura ed educazione che parte dalla base.
Le piste ciclabili però lì ci sono, continue, non interrotte, senza barriere architettoniche, senza interruzioni ogni 200 metri, segnaletica negli incroci, strisce bianche visibili, semafori dedicati ai ciclisti, sequenze delle luci dei semafori studiate per massimizzare la fluidità del traffico per auto/bici/pedoni...
Per carità, finalmente arriva anche in Italia la discussione sui caschi, ma prima di questo ci sarebbero anni e anni di infrastrutture ed educazione stradale da recuperare...
A partire da chi legge e scrive qui. Quanti di noi conoscono al 100% il codice della strada che riguarda i ciclisti, le piste ciclabili, le relative norme nazionali e ordinanze locali?

insomma...
24 febbraio 2026 22:26 Maldigambe
Il mio parere e' che sia una questione educativa e una questione di strutture stradali. Ogni volta che giro nella trafficatissima Brianza riscontro guidatori di tir che si fanno annunciare , rallentando e tenendo ampio spazio laterale e tir invece che non decelerano minimamente , in barba al fato.. Servono inoltre percorsi ciclabili strutturali , staccati e paralleli alle piu' grandi vie di traffico a mezzi pesanti , siamo in molti e ognuno vuole il proprio spazio , quindi in questo caso sono pienamente scelte politiche di allocazione di risorse . Il casco? Con certezza posso dire che nessun amatore inforcherebbe la bici senza averlo addosso, la percezione del pericolo e' elevata , quindi ben venga l'obbligo per tutti . Anche se Pella e' un po' come il prezzemolo...

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