OMAN, IL PAESE DOVE TUTTO CORRE VELOCE, ANCHE LA PASSIONE PER IL CICLISMO

REPORTAGE | 17/02/2026 | 08:30
di Giorgia Monguzzi

Fino a 15 anni fa parlare di ciclismo in Oman non solo era difficile, ma era praticamente impossibile. Poi è arrivata A.S.O con la sua corsa a tappe, un’idea folle in un paese in cui quasi nessuno andava in bici; inizialmente gareggiavano tanti campioni, ma il pubblico scarseggiava. Il governo ci ha creduto fin da subito, anzi è stato il primo a farlo, ha investito in strade con mille corsie e vialoni giganteschi, ma soprattutto ha capito come lo sport fosse il veicolo principale per far muovere il turismo. Ogni anno dal 2010 nel mese di febbraio e per una settimana, gli omaniti provano a convivere con lo sport delle due ruote, un tempo erano indifferenti, ma ora se ne stanno affezionando.


L’anno scorso eravamo stati colpiti del rapporto della gente comune con il ciclismo, quasi disinteressata e spesso impaurita. I ciclisti che passavano sulle strade erano delle specie di alieni da vedere di nascosto dietro le mura di casa, le strade erano quasi vuote e se qualcuno era di passaggio si girava dall’altra parte. Il pubblico però c’era, sparso in modo casuale e nei posti più improbabili, spesso si fermavano a bordo strada e assistevano al passaggio restando nella loro macchina oppure vi si arrampicavano per vedere meglio. C’erano uomini e bambini con le loro bandiere sventolanti, le donne erano rare, ma quelle che c’erano osservavano stupite. Le borracce lanciate dai corridori, per noi trofeo preziosissimo, diventavano degli oggetti comuni che quasi non venivano raccolti, i pochi che lo facevano venivano rimproverati dai genitori o ricevevano sguardi straniti. Era un modo particolare di vivere il ciclismo, per certi versi quasi assurdo, eppure avevamo percepito che per qualcuno l’interesse c’era, avevano solo bisogno di trovare il modo per esprimerlo.


Da una stagione all’altra ci sono nuovi corridori, variano le maglie, spesso addirittura le gare, ma in Oman il ciclismo in un solo anno ha letteralmente fatto passi da gigante. E’ il paese del cambiamento dove tutto scorre a doppia o addirittura tripla velocità, anno con anno vengono costruite nuove strade, palazzi, intere cittadine che una manciata di mesi prima non esistevano nemmeno. Tutto cambia, così come il rapporto con lo sport. Al nostro arrivo per questa edizione del Tour of Oman ci siamo resi subito conto che c’era qualcosa di estremamente diverso nell’aria, nelle parole del presidente della federazione ciclistica omanita che esaltava il buon lavoro svolto, nell’emozione dei corridori locali e nella quantità della gente coinvolta. Salvo una tappa, il percorso era il medesimo dell’anno scorso, stesse città, stesse villaggi, ci aspettavamo le solite poche persone lungo le strade e invece il rapporto del pubblico era mutato. Quasi come per magia una corsa in bicicletta stava richiamando spettatori, c’era curiosità, c’era la voglia di scoprire e noi con loro volevamo assolutamente sapere cosa fosse successo in meno di dodici mesi.  Ci è bastato porre qualche domanda agli organizzatori, alle persone presenti nelle zone di partenze e di arrivo per capire. L’anno scorso non era stata un’operazione semplice, spesso si allontanavano quasi impauriti e quando si riusciva ad estrapolare qualche parola la conclusione era che del ciclismo sapevano davvero molto poco, per non dire nulla. A cavallo del 2025 e del 2026 il ministero dello sport, coadiuvato da quello del turismo e della salute, ha investito fortemente nel ciclismo, ha sostenuto le piccole realtà nell’entroterra, lo ha promosso nelle scuole e in televisione. La Nazionale omanita ha iniziato a pensare in grande, è diventata un simbolo di coraggio, quasi un modello da mostrare a tutte le giovani generazioni che ora hanno dei campioni da ammirare. L’organizzazione delle community race in occasione del Tour of Oman è stata l’ultimo tassello di un cambiamento totale che coinvolge tutti.

Ora seguire il ciclismo non è più strano, certo non è comune, ma è qualcosa di assolutamente affascinante. Nelle scuole si inizia a parlare di questo sport così lontano, c’è curiosità, non c’è più imbarazzo. Se fino all’anno scorso nelle zone di partenza e arrivo delle tappe del Tour of Oman c’erano soprattutto turisti, ecco che questa volta abbiamo visto anche persone locali lottare per accaparrarsi un posto in transenna. Alcuni hanno provato ad avvicinarsi al palco, spesso straniti, ci hanno posto domande per sapere cosa succedesse per l’esattezza, ma questa volta non hanno il capo girato dall’altra parte, hanno deciso di rimanere. Abbiamo assistito ai primi selfie con i campioni, dei ragazzi a Sink Hole hanno seguito l’onda di alcuni occidentali e si sono messi in posa con il vincitore Molano, altri più defilati hanno iniziato a scattare fotografie. In televisione viene mostrato davvero poco, spesso il pubblico è concentrato solo all’arrivo, ma in realtà è sulle strade che abbiamo trovato la sorpresa più grande. In quegli stessi vialoni che l’anno scorso erano deserti, questa volta c’erano intere scolaresche che attendevano impazienti il passaggio con le loro bandierine, maschi e femmine, non c’era differenza. Nei villaggi non ci si accontentava più di guardare da lontano, bastava una sola persona in strada in attesa per spronare gli altri a raggiungerla, spesso non sapevano con esattezza cosa dovesse succedere, ma decidevano di aspettare, mossi dalla curiosità. I più anziani con le loro poltroncine avevano allestito delle specie di zone vip sotto grandi alberi mentre bambine e bambini erano già pronti a lottare per avere una borraccia. Quando precedevamo la corsa ci capitava di vedere famiglie intere ad aspettare il passaggio, mano nella mano e con sguardo sognante, oltre mezz’ora in fervida attesa di qualcosa che fino ad una manciata di anni prima nemmeno esisteva.

Da queste giornate in Oman ci portiamo a casa tanti ricordi, tanti immagini che mai avremmo pensato di vedere. Bambini, ragazzi, uomini e donne affascinati da uno sport che stanno incominciando a conoscere e a vivere come facciamo noi. C’è chi ha iniziato a fare raccolte di borracce, altri che sognano di diventare atleti anche se ancora non sanno come fare. Poi c’è chi ha scoperto cosa vuole dire essere tifoso, tenere a qualcosa più di qualsiasi altra, è il caso di un gruppo di ragazzini che al termine della quarta tappa mostravano orgogliosi un cartello alla telecamera con scritto “we love tour of Oman”. Tutto in Oman corre veloce ed è destinato a cambiare, chissà, forse l’anno prossimo insieme a nuovi resort vedremo anche la passione per il ciclismo battere ancora più forte.


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COMMENTI
Soprattutto
17 febbraio 2026 16:49 cimo
Corrono veloci i dollari.....

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